Terre des Hommes

Quanto vale una goccia d’acqua. In Myanmar la speranza nasce nell’orto

Come le famiglie di una delle aree più aride del Myanmar coltivano gli ortaggi utilizzando sistemi che usano l’acqua in modo efficiente, risparmiandola. Tra questi c’è anche un progetto di Terres des Hommes Italia.

di Thin Lei Win, Thomson Reuters Foundation

Myo Myint ricorda con nostalgia quando il suo piccolo appezzamento di terreno era solito produrre anche 100 ceste di riso. Negli anni, col diradarsi delle precipitazioni, Myo Myint si è dovuto dedicare alla coltivazione delle foglie di betel, una coltura che richiede minor dispendio di acqua e, quindi, di denaro. Per la prossima estate, l’agricoltore cinquantenne sta addirittura valutando di lasciare incolto il suo appezzamento di terreno situato nella dry zone – l’area centrale del Myanmar (Birmania) – poiché, quando nel mese di marzo il canale dietro casa si prosciuga per il caldo, il costo dell’irrigazione supera di gran lunga il guadagno che si ricava dal raccolto.

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“L’acqua sta divenendo ogni anno più scarsa in Myanmar. Vorrei continuare a coltivare, ma non ci sono molte alternative se l’acqua scarseggia”, racconta l’agricoltore Myo Myint

A peggiorare la situazione c’è il fatto che la sua piccola produzione agricola sta ancora risentendo delle forti piogge seguite alla siccità del 2016. “L’acqua sta divenendo ogni anno più scarsa. Vorrei continuare a coltivare, ma non ci sono molte alternative se l’acqua scarseggia“, ha raccontato Myo Myint seduto all’interno della sua palafitta. Il suo villaggio, Myay Ni Twin, sito nella municipalità di Pakokku, dista circa due ore di viaggio da Bagan, la principale meta turistica del Myanmar nota per i suoi antichi templi buddisti. “Quando ero giovane il canale non si prosciugava mai. Ora piove sempre di meno ed è veramente difficile coltivare qualsiasi cosa”, ha detto.

La Birmania è recentemente uscita da decenni di dittatura militare, ma si trova ad affrontare problemi ancor più grandi. Secondo i dati forniti dal Global climate risk index di Germanwatch, si stima che il Myanmar – con 50 milioni di abitanti – sia il secondo Paese al mondo più vulnerabile ai cambiamenti climatici. Studi analoghi hanno dimostrato che il fenomeno dei monsoni è divenuto sempre più variabile, aumentando il rischio di siccità.

La dry zone – che comprende le 58 municipalità delle regioni di Mandalay, Magwe e Sagaing – è un’area particolarmente secca che soffre da anni di carenza d’acqua. In questa zona vivono circa dieci milioni di individui, la cui sussistenza si è sempre fondata sull’agricoltura tradizionale, basata sulle precipitazioni stagionali.

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Nella dry zone, in Myanmar, vivono circa dieci milioni di individui, la cui sussistenza si è sempre fondata sull’agricoltura tradizionale, basata sulle precipitazioni stagionali

Una stima elaborata di recente dalla Myanmar climate change alliance (Mcca, iniziativa finanziata dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite) indica un incremento della temperatura di 3 gradi centigradi e la diminuzione della durata dei monsoni nella regione di Magway entro il 2050. I contadini come Myo Myint che già lottano contro questi cambiamenti climatici dovranno sopportarne gli impatti futuri, che si prevede saranno ancora più forti. “Il villaggio è dotato di un pozzo, ma pompare l’acqua costa troppo”, racconta Myo Myint. Proprio per questo motivo è molto interessato ai dispositivi ancora in prototipo in grado di registrare l’umidità del terreno, ideati da Tayzar Lin, product designer di Proximity Designs, un’impresa sociale con sede in Myanmar che realizza prodotti a buon mercato per i coltivatori locali.

“Mi sono incuriosito perché avevo intravisto qualcosa di simile su Facebook”, ha raccontato l’agricoltore, che ricorda di aver visto Tayzar Lin mentre affondava nel terreno un apparecchio quadrato dotato nella parte superiore di un quadrante e di un lungo sensore in ottone nell’estremità inferiore. La lancetta si sposta verso l’area verde del quadrante quando il terreno trattiene ancora acqua. Il rosso indica che la terra è secca, mentre il blu indica che c’è troppa acqua. Myo Myint sogna di poter irrigare il proprio terreno solo quando è strettamente necessario, non ogni due giorni come sta facendo attualmente, così da risparmiare acqua, una risorsa davvero preziosa.

Acqua sprecata

L’agricoltura – insieme all’allevamento, alla pesca e alla silvicoltura – contribuisce a quasi il 40 per cento del prodotto interno lordo (Pil) del Myanmar e occupa circa la metà della forza lavoro nazionale. Andrew Kirkwood, direttore del Livelihoods and food security trust fund (Lift), un organismo che mira a ridurre la povertà ed è sostenuto di 12 governi di tutto il mondo, dice: “L’agricoltura è estremamente importante per l’economia e la crescita futura del Myanmar”.

Uno studio del 2013 finanziato da Lift ha dichiarato che la dry zone è la regione birmana maggiormente sottoposta allo stress idrico e quindi dove maggiore è il rischio di carestie e malnutrizione. Sul mercato birmano sono già disponibili dei sensori idrici non troppo costosi prodotti all’estero, ma le istruzioni d’uso sono in inglese. Di conseguenza questi dispositivi rimangono spesso inutilizzati, anche perché non correttamente calibrati per la tipologia di terreno presente in Myanmar. Il sensore fornito da Proximity Designs, invece, è in grado di registrare il livello di umidità della terra argillosa e, per un suo utilizzo ottimale, l’impresa ha previsto specifiche attività di formazione da parte dello staff aziendale.

Siccità in Myanmar
La dry zone è l’area del Myanmar più sottoposta a stress idrico

Louisa-Jane Richards, responsabile della ricerca a Proximity, precisa che il dispositivo costa circa 30mila kyat (22 dollari) ed è attualmente in fase di collaudo presso tre municipalità della dry zone. Inoltre, grazie a un’indagine condotta presso i coltivatori di fiori, ortaggi e betel (una pianta le cui foglie, se masticate, producono una leggera ebbrezza), è stato dimostrato che molti agricoltori sono soliti irrigare eccessivamente i propri terreni, anche del 30 per cento. Se un simile dispendio d’acqua venisse ridotto al 15 per cento, per ogni mezzo acro di terreno sarebbe possibile risparmiare quasi 765 litri d’acqua per ogni stagione.

Orti domestici

Nella stessa dry zone un progetto di Terre des Hommes Italia sta permettendo a centinaia di famiglie di potersi nutrire adeguatamente grazie all’utilizzo di sistemi d’irrigazione goccia a goccia e tecniche di coltivazione idroponiche molto semplici. Finanziato con il fondo Lift il progetto copre 45 villaggi a forte rischio siccità.

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Il sistema idroponico irriga gli ortaggi a foglia coltivati in bottiglie di plastica e consente di ottimizzare l’impiego d’acqua

Shwe Bon Thar, un villaggio polveroso nella municipalità di Myingyan, condivide un laghetto con altri cinque villaggi limitrofi. Tuttavia, quando nella stagione secca l’acqua del bacino si prosciuga, i locali devono ricorrere all’acqua acidula del pozzo e, di conseguenza, gli ortaggi freschi diventano più costosi. Maung Maung, 46 anni, guadagna mille kyat al giorno vendendo la menta che coltiva nell’orto idroponico situato dietro la sua abitazione. Esso consiste di un lotto verde di 3×2 metri circondato da terreno sabbioso. Il sistema idroponico, funzionante grazie alla forza di gravità, irriga gli ortaggi a foglia coltivati in bottiglie di plastica e consente di ottimizzare l’impiego d’acqua che, se eccessiva, viene raccolta nella parte inferiore dell’impianto e riutilizzata. Maung Maung, che impiega quasi 19 litri di acqua al giorno, coltiva anche senape, morning glory (una pianta simile agli spinaci e alla bieta) e lattuga per il consumo domestico. “Un tempo mangiavamo verdura solo quando potevamo permettercelo, circa tre volte a settimana. Oggi, invece, mangiamo tutti i giorni verdura fresca e non contaminata da pesticidi“, racconta l’agricoltore.

Il guadagno che si ricava dalla vendita dei prodotti in eccedenza, infine, è d’aiuto per vivere durante la stagione secca. Come molti altri abitanti del villaggio, anche Maung Maung coltiva principalmente pigeon peas (una varietà di fagioli la cui pianta appartiene alla famiglia delle Fabacee), il cui prezzo di mercato è drasticamente diminuito quest’anno.

Un cambiamento a livello di sistema

Oltre ai bisogni immediati di cibo e acqua, la dry zone sta sperimentando altri cambiamenti drammatici. Presso molti villaggi, gli uomini dediti all’agricoltura hanno oggi un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. I più giovani, infatti, hanno abbandonato questo settore di impiego, come hanno fatto i tre figli adulti di Maung Maung, impiegati come operai nelle industrie di Mandalay, la seconda più grande città del Myanmar.

Pasquale Capizzi, il principale consulente tecnico di Mcca, ritiene che il Myanmar debba affrontare e contrastare nell’immediato sia i disastri naturali cui è esposto, sia gli impatti dovuti al graduale cambiamento climatico. “Tutta la società del Myanmar dovrebbe essere coinvolta: i governi locali e nazionale, gli imprenditori, le comunità e la società civile. Ci si deve adattare ai cambiamenti dedicandosi a raccolti differenti e all’impiego di tecniche agricole differenti, facendo più ricorso alla meccanizzazione, per  migliorare la produttività. Nelle aree in cui ciò non è d’aiuto, invece, ci si deve impegnare di più e imparare persino nuovi mestieri”. Secondo Capizzi, inoltre, nel lungo andare, i cambiamenti climatici intensificheranno il rischio di cicloni, alluvioni e siccità e, al contempo, provocheranno effetti silenziosi sulla salinità del terreno, la salute e i raccolti. Per contrastare tutto ciò, gli sforzi e la capacità di adattamento della gente birmana devono essere sostenuti, così da rafforzare “la loro forza innata di non lasciarsi sopraffare dal destino, ma di riprendersi, reagire e migliorarsi”.

Traduzione di Silvia Castellani

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