L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha decretato un’emergenza sanitaria internazionale. Già 90 i morti e centinaia i casi sospetti.
Il procuratore Khan chiede di arrestare il comandante delle forze armate del Myanmar, Min Aung Hlaing, per crimini contro la minoranza rohingya.
La Corte penale internazionale (Cpi) ha compiuto un passo storico nell’indagine sui crimini contro l’umanità perpetrati contro la popolazione rohingya in Myanmar. A distanza di quattro anni dall’avvio delle investigazioni, il procuratore Karim A.A. Khan (lo stesso che ha spiccato l’ordine di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant per i crimini in corso contro il popolo palestinese) ha richiesto l’emissione di un mandato di arresto contro il primo ministro e comandante in capo delle forze armate del Myanmar Min Aung Hlaing. Questa azione rappresenta la prima accusa formale contro un alto ufficiale del governo birmano per il coinvolgimento nelle violenze che hanno costretto oltre un milione di rohingya a fuggire in Bangladesh.
L’indagine ha rivelato che tra il 25 agosto e il 31 dicembre 2017, le forze armate del Myanmar, supportate dalla polizia nazionale, dalla polizia di frontiera e da civili non rohingya, hanno commesso crimini di deportazione e persecuzione contro la minoranza musulmana dei rohingya. L’operazione militare ha avuto conseguenze devastanti: villaggi rasi al suolo, stupri sistematici, uccisioni di massa e una fuga forzata in Bangladesh.
Secondo il procuratore della Cpi, questi crimini trovano fondamento in un vasto corpus di prove, tra cui testimonianze dirette, documenti, materiali fotografici e video verificati, oltre a dati scientifici. Il supporto di Stati, organizzazioni della società civile e istituzioni internazionali, come l’Independent investigative mechanism for Myanmar (Iimm) –istituito dal consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2018 – ha svolto un ruolo cruciale nel raccogliere tali evidenze.
Nel suo comunicato stampa, il procuratore ha espresso profonda gratitudine alla comunità rohingya, che, nonostante l’immane sofferenza, ha collaborato attivamente con le indagini. “Le testimonianze delle donne, dei giovani attivisti e degli anziani incontrati nei campi rifugiati di Kutupalong, a Cox’s Bazar, parlano di una determinazione comune: ottenere giustizia e accountability per ciò che hanno subito”, ha dichiarato il Karim Khan.
Questi incontri hanno rafforzato l’impegno della Cpi nel garantire che i rohingya non siano dimenticati e che il diritto internazionale protegga anche le popolazioni più vulnerabili. La richiesta di mandato di arresto sarà ora valutata dai giudici indipendenti della Cpi, che decideranno se emettere l’ordine contro Min Aung Hlaing. In caso di approvazione, la Corte collaborerà con i propri partner per assicurare l’arresto e la consegna dell’imputato.
L’ufficio del procuratore Khan ha ribadito la propria determinazione a portare avanti ulteriori richieste di arresto nei confronti di altri responsabili delle violenze. Questo momento segna una svolta importante per le indagini e per la lotta contro l’impunità, dimostrando che nessuno è al di sopra della legge.
L’azione della Cpi rappresenta non solo un tentativo di riparare le ingiustizie subite dai rohingya, ma anche un segnale forte alla comunità internazionale: la giustizia può e deve prevalere, anche nei contesti più difficili.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha decretato un’emergenza sanitaria internazionale. Già 90 i morti e centinaia i casi sospetti.
L’Oim ha pubblicato il nuovo rapporto sulle rotte migratorie. Dal 2014 sono morte 82mila persone e se in Europa i numeri sono in diminuzione altrove la strage si fa più grave.
Non solo petrolio: la guerra in Medio Oriente blocca anche il mercato dei fertilizzanti, con gravi rischi per agricoltura e alimentazione.
Dopo 16 anni di governo è arrivata una pesante sconfitta per Viktor Orbán alle elezioni legislative in Ungheria. Ora il paese tornerà a cooperare con l’Unione europea.
I raid israeliani sul Libano sono i più pesanti da diverse settimane e hanno colpito tanto la capitale Beirut quanto il sud del paese. L’Iran minaccia ripercussioni.
La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
I bombardamenti israeliani sul Libano hanno già causato oltre 900 morti e un milione di sfollati. Israele vuole replicare quanto fatto nella Striscia di Gaza?
Impianti di desalinizzazione, vulnerabilità ambientale, intrecci finanziari: cosa c’entra l’acqua con la guerra in Medio Oriente.
Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione economica su Cuba. La situazione è una crisi umanitaria drammatica.
