Casa ecologica

Oberholz mountain hut, il nuovo rifugio sostenibile a 2mila metri sulle Dolomiti

L’edificio, situato all’inizio della pista Oberholz nelle Dolomiti, è realizzato con materiali ecosostenibili e si integra in perfetta armonia nella natura circostante.

Il rifugio Oberholz nella località sciistica di Obereggen, in provincia di Bolzano, è uno fra i più recenti e riusciti esempi di architettura in alta quota realizzati in Italia. Il progetto, firmato da Peter Pichler architecture in collaborazione con Pavol Mikolajcak, è frutto di un concorso di progettazione bandito da Obereggen Ag, società attiva nella gestione di diverse strutture turistiche e impianti di risalita in Alto Adige, fra le quali la seggiovia adiacente al nuovo rifugio.

Tre i temi portanti del progetto: il dialogo fra le forme della natura e quelle dell’architettura, l’ampia e generosa veduta sul paesaggio e l’atmosfera calda e accogliente dell’ambiente interno. Il rifugio, dall’aspetto inconfondibile caratterizzato da un design moderno nel rispetto della natura, è perfettamente inserito nel contesto ambientale all’ombra del massiccio del Latemar, decretato nel 2009 dall’Unesco patrimonio naturale dell’umanità.

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Il rifugio Oberholz mountain hut progettato dall’architetto Peter Pichler, un piccolo capolavoro di design a oltre 2mila metri di altitudine © Peter Pichler 2017

Un capolavoro di design a oltre 2mila metri di altitudine

L’idea all’origine della struttura è quella di un albero steso a terra dal cui tronco si protendono tre grossi “rami” a sbalzo sul paesaggio. Ognuno di questi accoglie un ambiente che termina con un’ampia superficie vetrata dal profilo simile alla sagoma archetipa della casa, ciascuna delle quali si rivolge verso le tre montagne più importanti della zona: il Mendel, il Corno Nero e il Corno Bianco. Su questi bracci curvilinei si sviluppa la tipica forma del tetto a due spioventi generando tre piccole nicchie cosiddette “pocket” che articolano le vedute riportandone l’atmosfera intima all’interno.

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In questo spazio sono distribuiti i tavoli del ristorante circondati da una grande facciata di vetro che permette di inquadrare le montagne circostanti. Sul retro invece si trova un piccolo bar rivolto verso l’esterno, per far godere il servizio ai clienti sulla terrazza panoramica, aperta tutto l’anno. Questo piccolo spazio raccolto vuole rivisitare il classico bar dello chalet di montagna in chiave moderna di cui la cifra stilistica sono la natura e il paesaggio. Nel seminterrato sono allocati i servizi igienici, i magazzini e un’area dedicata al personale.

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La struttura interna suddivisa armonicamente nei tre “rami” che terminano nelle ampie vetrate affacciate sul paesaggio circostante © Peter Pichler 2017

La struttura e l’utilizzo di materiali ecosostenibili

L’intera struttura è costituita da travature lignee in abete rosso non trattato poste in continuità con lo scopo di donare alla geometria curvilinea un impatto spaziale ancor più deciso. Gli spazi interni sono volutamente concepiti come un ambiente unico e fluido nel quale le diverse aree sono in comunicazione fisica e visiva fra loro. La loro distanza è variabile in dimensione e distanza mentre lo spazio tra un elemento e l’altro è riempito da pannelli di legno d’abete a vista che seguono un andamento dinamico a spina di pesce protendendosi verso l’esterno, in un rapporto naturale in cui si annullano i confini con il paesaggio circostante.

La facciata esterna è costituita da travi giustapposte in larice grigio, con riferimento alle antiche costruzioni delle stalle locali. A esaltare il dialogo con il paesaggio montano interviene la copertura che con il suo profilo organico richiama l’andamento delle creste alpine. Una struttura realizzata all’insegna dell’architettura sostenibile realizzata con legni locali, in grado di unire il fascino delle linee contemporanee a quello delle tradizionali baite delle Dolomiti. Il rifugio è raggiungibile direttamente tramite la seggiovia adiacente, tramite un ascensore o seguendo la strada della pista da sci che lo costeggi e che direttamente alla terrazza panoramica, nonché ingresso.

I rifugi ecosostenibili e innovativi ad alta quota in Italia

Contemporanei ma sempre legati alla tradizione da tempo rifugi e bivacchi sollecitano l’ingegno e la creatività dei progettisti, attratti dalle condizioni impervie dell’alta quota. Soprattutto in Italia, sono molti i rifugi innovativi che popolano il nostro arco alpino, luoghi destinati alla sosta e al riparo che si esprimono attraverso un linguaggio contemporaneo, capace di rinnovare l’immaginario collettivo dei tradizionali rifugi di montagna.

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Il nuovo bivacco Gervasutti progettato da LeapFactory è realizzato con una scocca modulare in sandwich composito ed è organizzato internamente in quattro ambienti (ingresso, locale per il pranzo, due camerate con 12 posti letto) per un totale di trenta metri quadri © Bivacco Gervasutti.

Alcuni in particolare, grazie al loro approccio ecosostenibile si inseriscono perfettamente nell’ambiente circostante rispettando i luoghi dove si trovano: dal rifugio Ponte di Ghiaccio progettato dallo studio MoDus architects di Sandy Attia e Matteo Scagnol, perfettamente mimetizzato nel paesaggio, al rifugio Piz Boè – Alpine lounge costruito con materiali semplici e naturali come il legno e la pietra dolomitica, per arrivare poi a strutture meno recenti ma non per questo meno avveniristiche come il bivacco Giusto Gervasutti di LeapFactory situato su uno sperone roccioso a 2.835 metri di altezza sotto le spettacolari pareti delle Grandes e Petites Jorasses, (sul massiccio del Monte Bianco), dotato di pannelli solari e quindi energeticamente autosufficiente.

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