Arrestati i mandanti dell’omicidio di Marielle Franco, attivista e politica brasiliana

Con l’arresto di due politici e un ex capo di polizia i giudici brasiliani muovono i primi passi per fare chiarezza sulla vicenda di Marielle Franco, accogliendo la richiesta di giustizia della società civile.

La polizia federale brasiliana ha arrestato tre persone sospettate di essere i mandanti dell’omicidio di Marielle Franco, consigliera comunale di Rio de Janeiro e attivista, assassinata a 38 anni nella notte tra il 14 e il 15 marzo 2018 insieme al suo autista Anderson Gomes. Marielle Franco si era distinta per un fervido attivismo in difesa dei diritti civili, attirando svariati segmenti della società civile brasiliana, soprattutto quella delle favelas dai cui proveniva. Per questa ragione la sua morte aveva generato un’ondata di dolore e rabbia, poi tramutatesi in richieste di giustizia. La notizia degli arresti sembra tracciare la strada verso questo obiettivo, nonostante restino alcuni nodi irrisolti sulla vicenda.

Le indagini sui presunti mandanti dell’omicidio 

Domenica 24 febbraio due politici e un ex ufficiale di polizia sono stati arrestati dagli agenti federali. Si tratta del deputato federale Chiquinho Brazão e suo fratello Domingos Brazão, il consigliere della Corte dei conti dello Stato di Rio. Insieme a loro è stato fermato anche l’ex capo della polizia civile della metropoli brasiliana Rivaldo Barbosa. Secondo quanto riportato dai media brasiliani, gli investigatori sono arrivati a fratelli Chiquinho grazie alle dichiarazioni dell’ex agente di polizia Ronnie Lessa, sospettato di essere l’esecutore materiale del crimine. Lessa avrebbe ammesso che l’attivismo politico di Franco era entrato in conflitto con attività criminali collegate ai fratelli Brazão, che riguardano l’accaparramento illegale di terre e i presunti rapporti con i gruppi armati clandestini del paese.

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L’attivista e consigliera municipale brasiliana Marielle Franco, uccisa a Rio de Janeiro il 14 marzo 2018. Foto tratta da Twitter

In veste di consigliera comunale, Franco si era fatta portavoce di un disegno di legge che avrebbe reso il processo per la regolarizzazione dei diritti di proprietà e utilizzo dei terreni di Rio meno permeabile alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Secondo la polizia federale, le tre persone arrestate hanno pianificato l’assassinio di Franco “perché considerata un ostacolo agli interessi” di Chiquinho e Domingos Brazão. Secondo quanto riportato da quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo, l’avvocato dell’ex capo della polizia Barbosa ha negato qualsiasi coinvolgimento del suo assistito nel delitto, mentre la difesa di Chiquinho Brazão non si è ancora espressa.

Chi era Marielle Franco

Marielle Franco era diventata un punto di riferimento nella lotta per i diritti civili e il desiderio di legalità a Rio de Janeiro, la città brasiliana con il più alto tasso di criminalità e la settima a livello globale. Franco proveniva dalla favela di Maré, una delle più estese nell’area metropolitana della città. L’area ospita in poco più di quattro chilometri quadrati quasi 130mila persone, che rendono Marè un ricettacolo di diversità.

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Rio de Janeiro © Agustin Diaz Gargiulo/Unsplash

Franco si avvicina a idee di sinistra radicale, entrando in politica con il Partito socialismo e libertà con cui viene eletta consigliera comunale di Rio de Janeiro nel 2016. Da subito diventa il baluardo delle battaglie in difesa dei diritti civili e raccoglie consenso popolare all’interno della comunità lgbt, soprattutto fra le giovani donne nere delle favelas. Viene nominata presidente della Commissione per la difesa delle donne e lavora all’interno di una commissione incaricata di controllare l’azione della polizia federale della città, per evitare il rischio di una militarizzazione della città.

Dopo il suo assassinio e quello dell’autista Anderson Pedro Gomes, in molti hanno iniziato a chiedere a gran voce giustizia, compresa la ong Amnesty International. Da subito si sono diffuse teorie secondo cui l’attività politica di Franco era entrata in conflitto con la struttura di potere della polizia federale, ma le indagini sui mandanti sono proseguite lente e farraginose. Sin dai primi mesi di indagini però sono emersi sospetti che sembrano condurre alle forze dell’ordine, a partire dai proiettili calibro 9 usati dagli assassini e appartenuti a un lotto venduto alla polizia brasiliana.

 

 

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