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Come ha rilevato un’indagine tedesca, la presenza di Pfas o meno nelle padelle antiaderenti non è sempre chiara. Il teflon è sicuro, ma occorre fare attenzione all’usura e al surriscaldamento.
Come si fa a sapere se una padella antiaderente contiene Pfas? Un’analisi di mercato tedesca del Centro Consumatori del Nord Reno-Vestfalia ha esaminato 31 padelle in vendita online, per le quali non era immediatamente chiaro come fosse ottenuto l’effetto antiaderente.
Per 13 padelle, è stato possibile determinare la presenza di Pfas consultando i siti web, utilizzando i chatbot messi a disposizione o leggendo i manuali d’uso. Per 18 padelle, non essendoci alcuna indicazione, nei negozi online, circa la presenza o meno di Pfas nel rivestimento, sono stati contattati i produttori o i rivenditori. In definitiva, in cinque padelle sul totale la tipologia di rivestimento è rimasta incerta; nove delle 31 padelle sono risultate prive di Pfas, mentre 17 presentavano un rivestimento a base di Pfas.
Per le padelle antiaderenti quando si parla di Pfas, “sostanze chimiche eterne” che non sono biodegradabili, si parla principalmente di rivestimenti in Ptfe (o Teflon™, il nome del marchio commerciale). Le criticità di questa sostanza non risiedono tanto nel suo utilizzo come rivestimento antiaderente, quanto piuttosto nei processi di produzione e smaltimento. Durante la fabbricazione del Ptfe, l’industria impiega additivi fluorurati che, in prossimità dei siti produttivi, possono causare la contaminazione di acqua, suolo e persone. Anche lo smaltimento del materiale può essere problematico: se il Ptfe viene bruciato a temperature inferiori a circa 1000 °C, si verifica il rilascio di Pfas.
Come riporta l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (Bfr), l’uso quotidiano di padelle in Ptfe è sicuro, a patto che vengano impiegate correttamente. Occorre, infatti, fare attenzione a due aspetti. Il primo, se una padella in Ptfe viene riscaldata sul fornello quando è vuota, la temperatura può rapidamente superare i 360 °C. Il rivestimento si decompone e rilascia gas tossici che, nell’uomo, possono provocare sintomi simili a quelli influenzali. Secondo, il rivestimento in Ptfe è sensibile ai graffi e, durante l’utilizzo della padella, possono liberarsi particelle di Ptfe. Gli effetti sull’organismo delle particelle di dimensioni infinitesimali – microplastiche e nanoplastiche di Ptfe – non sono ancora stati studiati.
Tornando alla domanda iniziale, come si può sapere se i rivestimenti antiaderenti di una padella contengono Ptfe quando non è specificata la presenza o l’assenza? Per prima cosa occorre verificare se ci sono diciture come “100% privo di Ptfe” o “senza Pfas” o se ci sono altre informazioni disponibili dal produttore. Se non ci sono queste indicazioni e le istruzioni indicano che la padella non deve essere riscaldata oltre i 230 °C o 260 °C, molto probabilmente è presente Ptfe. Anche indicazioni come “utilizzare solo utensili in silicone o legno” oppure “non usare spatole in metallo” segnalano con molta probabilità la presenza di uno strato in Ptfe.
Può capitare di leggere sull’etichetta “senza Pfoa”. Il Pfoa è una sostanza particolarmente tossica che veniva impiegata dall’industria nella produzione del Ptfe e che oggi è vietata nell’Unione europea. Quindi, l’indicazione “senza Pfoa” significa, di norma, che il Pfoa è stato sostituito da altri composti fluorurati, come ad esempio il GenX. Per l’ambiente e la salute, l’impatto di queste sostanze sostitutive – anch’esse fluorurate – rimane altrettanto critico. Le padelle che non contengono affatto Pfas vengono invece pubblicizzate come “prive di Pfas” o “senza fluoro”.
In alternativa alla padella antiaderente, ci sono le padelle definite in ceramica: potrebbero contenere Ptfe miscelato con particelle ceramiche, dunque, anche in questo caso, se non è così, dovrebbero esserci diciture come “100% privo di Ptfe o “senza Pfas”.
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