Diritti umani

Parla come sei. Il 21 febbraio è la Giornata internazionale della lingua madre

È addirittura l’Unesco a riconoscere e celebrare oggi l’importanza di ricordare, preservare e tramandare la propria lingua natìa.

Certo, parlare inglese è fondamentale. Certo, i mass media hanno contribuito a standardizzare le lingue, a piallare i dialetti. Certo, si va verso la globalizzazione. Ma è proprio per questi motivi che l’Unesco celebra ogni anno la Giornata mondiale della lingua madre.

La progressiva sparizione della lingua madre

La perdita dei linguaggi originari, autoctoni, ha cifre nel mondo moderno vicine alla perdita delle specie animali e vegetali. Come le monoculture sono terribili in agricoltura, così lo sono nella cultura.

Secondo uno studio pubblicato dall’Unesco sulle lingue a rischio di estinzione, se le cose dovessero continuare così, nel giro di 50 anni la metà delle lingue parlate ora nel mondo, scompariranno. Circa tre o quattro anni fa il Segretario Generale dell’Onu ha parlato della perdita di una lingua ogni due settimane.

Nel mondo si parlano circa 7.000 lingue, ma non sono distribuite in modo equo tra la popolazione: il cinese mandarino, l’inglese, l’hindi-urdu, lo spagnolo e l’arabo si prendono da sole quasi la metà della popolazione mondiale. L’80% degli abitanti del pianeta parla una delle 83 lingue considerate dominanti (tra le quali ovviamente l’italiano), mentre il restante 20% si divide le oltre 6.900 lingue minori rimaste.

Di queste, una buona metà, dicono i linguisti, è a rischio di estinzione: le lingue minori muoiono a un ritmo di 25 all’anno e, con esse, muore anche la cultura – spesso orale – che le ha partorite. Di questo passo entro il 2100 il mondo avrà perso 3500 degli idiomi che attualmente si parlano: una lingua muore quando viene assorbita da quella di una cultura più potente o quando scompare l’ultimo uomo che la parla.

Più di 1.000 lingue sono classificate come in grave o in serio pericolo: in pratica, sono sull’orlo dell’oblio. Per esempio, nell’ultimo censimento, in Brasile, su 304 popolazioni indigene che vivono in Brasile, 200 avevano meno di 50 persone che parlavano la loro lingua nativa. Dei 250 linguaggi una volta parlati in Australia ne rimangono 40, dei quali solo 18 sono tuttora insegnati ai bambini. Nella regione andina ci sono oltre un centinaio di lingue – come il quechua – che stanno svanendo, inglobate dallo spagnolo e dal portoghese, che sono le lingue ufficiali degli Stati: quelle che si parlano a scuola, in cui sono scritti i giornali e i cartelli stradali. Sono sempre più frequenti, poi, i casi di linguaggi i cui parlanti sono pochissimi, addirittura un solo essere umano vivente.

Ci sono nel mondo 5 zone considerate più a rischio di altre: l’Australia settentrionale, il Sudamerica centrale, la zona costiera nordamericana del Pacifico settentrionale, la Siberia orientale, la parte sud-occidentale degli Stati Uniti.

L’Unesco riconosce la lingua madre come un potente strumento di cultura e di equità

In linea con il Sustainable Development Goal 4 sull’educazione dell’agenda 2030 Agenda, il tema scelto dall’Unesco quest’anno è sull’importanza di garantire a ogni bambino il miglior linguaggio per la sua istruzione, che usualmente è la sua lingua madre. Specialmente nei primi anni dell’apprendimento, facilita l’accesso all’educazione, promuove equità sociale, incoraggia la protezione come un tutt’uno dei gruppi che parlano lingue minori e indigene, soprattutto donne e bambine perché spesso le lingue autoctonoe sono quelle parlate in famiglia, in casa. La Giornata internazionale della lingua madre è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’Unesco nel novembre 1999 (30C/62).

Le lingue sono tra i più potenti strumenti per preservare e sviluppare il nostro patrimonio materiale e immateriale. Ogni iniziativa volta a promuovere la diffusione della lingua madre servirà non solo per incoraggiare la diversità linguistica e l’educazione multilingue, ma anche per sviluppare più piena consapevolezza delle tradizioni linguistiche e culturali di ogni enclave e di ogni popolo in tutto il mondo, per ispirare la solidarietà basata sulla comprensione, la tolleranza e il dialogo.

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