Dalle Langhe alla Calabria, dal Delta del Po alle colline toscane: le esperienze premiate da Cia creano comunità e opportunità nelle aree rurali.
L’engagement in Italia sta migliorando, cresce la partecipazione in assemblea, ma nei giorni scorsi è accaduto un fatto che rischia di far fare dieci passi indietro alla corporate governance, abbassa il benchmark e crea un precedente pericoloso. Il 6 marzo Sofil, la società della famiglia Besnier che controlla con quasi l’85 per cento Parmalat, ha
L’engagement in Italia sta migliorando, cresce la partecipazione in assemblea, ma nei giorni scorsi è accaduto un fatto che rischia di far fare dieci passi indietro alla corporate governance, abbassa il benchmark e crea un precedente pericoloso. Il 6 marzo Sofil, la società della famiglia Besnier che controlla con quasi l’85 per cento Parmalat, ha chiesto la convocazione di un’assemblea straordinaria per approvare una serie di modifiche allo statuto in tema di governance.
Tra le altre cose, le modifiche potrebbero portare alla riduzione dei consiglieri indipendenti e di quelli espressione delle minoranze, i quali potrebbero ritrovarsi con un unico rappresentante in consiglio di amministrazione e vedersi così precludere la possibilità di chiedere autonomamente la convocazione di un consiglio. L’attuale statuto di Parmalat voluto da Bondi è il più all’avanguardia in Italia e negli ultimi dieci anni siamo sempre andati verso una maggiore trasparenza.
Le proposte avanzate dall’azionista di maggioranza di Parmalat rischiano di avviare un ritorno verso opacità e annullamento del dissenso. È il parere di Arturo Albano, managing partner e fondatore di Talete, società indipendente, specializzata nell’assistenza e nella consulenza in materia di corporate governance agli investitori istituzionali, azionisti di società quotate.
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