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Gli esperti indicano come probabile un ritorno del fenomeno El Niño, che comporta un riscaldamento straordinario degli oceani. Il 2019 sarà rovente?
Se gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati sulla superficie delle terre emerse e degli oceani, il 2019 potrebbe essere perfino peggiore. E non soltanto per via dei cambiamenti climatici, che impongono una crescita costante della temperatura media globale. A contribuire a spingere ulteriormente in alto la colonnina di mercurio potrebbe infatti essere il ritorno di un fenomeno meteorologico noto e temuto: El Niño.
Quest’ultimo consiste in un riscaldamento straordinario delle acque superficiali degli oceani, in grado di condizionare il clima globale. “La temperatura registrata nel Pacifico tropicale orientale nel corso del mese di ottobre del 2018 sembra indicare che El Niño si stia ripresentando”, ha spiegato l’Organizzazione meteorologica mondiale http://www.wmo.int/pages/prog/wcp/wcasp/enso_update_latest.html. Che ha ammonito: “Qualora il fenomeno dovesse concretizzarsi, è sicuro che il 2019 sarà più caldo del 2018”.
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Anche uno studio dell’Agenzia americana per l’osservazione oceanica e atmosferica (Noaa) conferma il rischio: secondo l’istituto statunitense al 75-80 per cento El Niño si presenterà, e al 55-60 per cento, rimarrà attivo fino alla prossima primavera. Qualora ciò non accadesse, significa che il fenomeno ritarderà e si presenterà nel 2020.
“Non possiamo dire con certezza che il 2019 sarà certamente il più caldo di sempre, ma è molto probabile che sarà classificato tra i primi tre, indipendentemente dalla potenza di El Niño”, ha aggiunto il meteorologo Brett Anderson parlando a AccuWeather.
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L’ultimo episodio di è concluso alla fine del 2016. Ed ha contribuito fortemente allo sbiancamento dei coralli, che rappresenta una delle più terribili conseguenze dei cambiamenti climatici. E che si è già manifestato non solo nella Grande Barriera Corallina in Australia, ma anche alle Hawaii e in varie aree dei Caraibi.
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