Cos’è lo squilibrio energetico della Terra che allarma i climatologi

Un indicatore sempre più citato negli studi di climatologia è lo squilibrio energetico della Terra, cruciale per capire i cambiamenti climatici.

Il riscaldamento dell’atmosfera terrestre è legato in maniera diretta alla concentrazione di gas ad effetto serra che vi sono presenti. Più biossido di carbonio e più metano avvolgono il Pianeta, più l’effetto radiativo (l’assorbimento della radiazione solare) si intensifica. C’è però un altro indicatore, meno conosciuto, che negli ultimi mesi è stato citato a più riprese, anche dall’Organizzazione meteorologica mondiale, e che sta inquietando particolarmente i climatologi: lo “squilibrio energetico”.

Noto con la sigla Eei, Earth’s Energy Imbalance, permette una migliore comprensione dello stato complessivo del sistema climatico, misurando la differenza tra il quantitativo di energia che entra nell’atmosfera terrestre e quello che invece ne esce. Il secondo valore è essenzialmente dato dalla capacità del Pianeta di riflettere parte dei raggi solari e dalla radiazione infrarossa emessa.

Lo squilibrio energetico della Terra è maggiore rispetto a quanto atteso

Il concetto, alla base, è semplice: se il primo dato è superiore al secondo, via via, la quota di energia ricevuta si trasforma in calore e contribuisce ad aumentare la temperatura media globale. I dati sono raccolti attraverso osservazioni satellitari e misurati in watt per metro quadrato. E indicano che lo squilibrio è più marcato rispetto a ciò che gli stessi scienziati si attendevano.

Un termometro segna 38 gradi centigradi a Roma durante l'ondata di caldo di fine maggio 2026
Un termometro segna 38 gradi centigradi a Roma durante l’ondata di caldo di fine maggio 2026 © Claudia Chieppa/Anadolu via Getty Images

Già uno studio pubblicato nel 2025 – al quale hanno partecipato, tra gli altri, istituti di ricerca e università svedesi, statunitensi, britannici, francesi, giapponesi, svizzere e tedeschi – ha spiegato che negli ultimi vent’anni si è passati da 0,6 a 1,3 watt per metro quadrato. In altre parole, il quantitativo di calore assorbito è due volte maggiore rispetto alla fine del secolo scorso. Un valore che – è questa la ragione dell’inquietudine – dovrebbe portare a un riscaldamento globale più marcato anche rispetto a quanto previsto.

Riscaldamento globale a 1,37 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali

D’altra parte, l’umanità continua imperterrita a disperdere gas ad effetto serra nell’atmosfera: l’11 giugno scorso, un’altra analisi che ha coinvolto un consorzio internazionale di 73 scienziati, ha confermato che il ritmo di accumulo è “senza precedenti”. “Per il quarto anno consecutivo – hanno scritto gli autori – sono stati aggiornati i dati su scala planetaria, e i risultati indicano che il livello di riscaldamento planetario dovuto alle attività umane è ormai di 1,37 gradi centigradi rispetto al periodo pre-industriale”. Al contempo, nonostante promesse, conferenze mondiali e accordi, le emissioni mondiali di cassa d’effetto serra hanno raggiunto un altro livello record: 56,8 miliardi di tonnellate disperse soltanto in un anno, il 2024. Di cui ben tre quarti direttamente dovute alla combustione di fonti fossili.

Lo stesso studio sottolinea che “lo squilibrio energetico della Terra è un indicatore fondamentale per comprendere il ritmo dei cambiamenti climatici”. E i dati indicano che “aumenta dagli anni Settanta” del secolo scorso: “Questo accumulo di calore – prosegue l’analisi – è il motore del riscaldamento globale e colpisce ogni ambito del sistema climatico: fa crescere la temperatura media dell’aria sulla superficie delle terre emerse e degli oceani (in superficie e in profondità), provoca la fusione delle calotte glaciali e dei ghiacciai alpini”. Il che causa a sua volta l’innalzamento del livello dei mari, la sommersione di zone costiere, perdite economiche e migrazioni di massa.

Squilibrio energetico tra il 1960 e il 2020 a 0,8 watt per metro quadrato

Un altro paper scientifico internazionale pubblicato nel 2023, ha analizzato l’andamento tra il 1960 e il 2020, concludendo che lo squilibrio è effettivo e crescente: nel bilancio energetico, l’energia che è entrata nel periodo analizzato attraverso l’irraggiamento solare è di circa 340 watt per metro quadrato; quella che è uscita è stata di 339,7 watt. Lo squilibrio energetico è stato dunque di circa 0,8 watt.

Gran parte di tale energia in eccesso è assorbita dagli oceani (circa l’89 per cento), il resto dalle superfici terrestri, dal disgelo della criosfera e dalla stessa atmosfera. Il risultato è la crisi climatica che stiamo vivendo.

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