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Il comune di Dresda ha dichiarato, con 39 voti a favore e 29 contrari, l’emergenza nazismo. “Siamo di fronte ad una seria minaccia, l’estrema destra sta diventando sempre più potente”.
Il comune di Dresda, in Germania, ha dichiarato l’emergenza “nazismo”. Il consiglio comunale ha infatti approvato, con 39 voti a favore e 29 contrari, la mozione proposta da Max Aschenbach, leader del partito di sinistra Die Partei, in base alla quale “gli atti e gli atteggiamenti antidemocratici, antipluralisti, misantropici e dell’estrema destra, inclusi episodi violenti, si stanno verificando a Dresda con una frequenza sempre maggiore”.
In effetti, nel 2018 l’associazione Raa Sachsen ha registrato nella capitale della Sassonia 60 manifestazioni di violenza da parte dell’estrema destra, in aumento rispetto alle 52 dell’anno prima. È proprio lì che, nel 2014, è stato fondato Pegida, movimento populista e xenofobo degli “Europei patrioti contro l’islamizzazione dell’Occidente”. Inoltre, alle ultime elezioni statali tenutesi nel mese di settembre, il partito nazionalista Alternativa per la Germania è arrivato secondo a pochi punti percentuali dalla Cdu, l’Unione cristiano democratica della cancelliera Angela Merkel. Tendenze che si nutrono del “mito delle vittime” dei bombardamenti del 1945 secondo l’inviata di Repubblica, Tonia Mastrobuoni.
A #Dresda che si ribella al nazismo: “Infesta la città, è ora di dire basta” – Mio reportage sul giornale e su Rep https://t.co/BeRSYnuPwC @repubblica
— tonia mastrobuoni (@mastrobradipo) November 4, 2019
“Il termine Nazinotstand (emergenza nazismo, ndr) indica che, come nel caso dell’emergenza climatica, ci troviamo di fronte ad un problema serio”, spiega Aschenbach, promotore della dichiarazione. “La minaccia dell’estrema destra incombe sul mondo democratico, aperto e pluralista. È ora che la politica si schieri apertamente contro questo fenomeno”. Con la mozione il comune s’impegna – e chiede lo stesso contributo da parte delle organizzazioni della società civile – a rafforzare la cultura democratica della città, a tutelare i diritti umani, a proteggere le minoranze e le vittime di quest’ondata di violenza.
La risoluzione, tuttavia, non è stata suffragata dagli esponenti della Cdu, che l’hanno ritenuta puramente simbolica, oltre che priva di un linguaggio adeguato. “Non solo danneggia la nostra reputazione – ha dichiarato Jan Donhauser, presidente del partito nel consiglio di Dresda –, ma non rende giustizia agli abitanti: la maggior parte di loro non è affatto estremista né antidemocratica”.
Non spetta a noi stabilire chi abbia ragione, ma questa tensione non può far altro che destare preoccupazione a livello internazionale.
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