A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
La metropoli Grand Paris ha approvato la creazione di una zona a basse emissioni. Per vietare l’accesso entro il 2030 a tutte le auto a benzina e diesel.
Non sarà soltanto la città di Parigi a mettere al bando le auto maggiormente responsabili dell’inquinamento atmosferico a livello locale. Il 12 novembre, infatti, anche il consiglio della metropoli Grand Paris – organismo che raccoglie anche tutti i comuni situati attorno alla capitale – ha approvato l’introduzione di una “zona a basse emissioni” (“zone à faibles émissions”). Si tratta di un’area delimitata dall’autostrada circolare A86, all’interno della quale sono presenti 79 municipalità.
Essa sarà attiva a partire dal mese di luglio del 2019 e verrà applicata a tutti i veicoli classificati al livello 5 nella scala Crit’Air https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/parigi-vignette-diesel. Ovvero tutti i diesel immatricolati prima del 2001, che – sul modello già in vigore a Parigi – non potranno circolare nei giorni lavorativi, dalle 8 alle 20. Quindi, a partire dal 2021, si passerà ai veicoli Crit’Air 4. E così via fino al 2024, quando sarà vietato l’accesso a tutte le auto a gasolio. Il progetto terminerà quindi nel 2030, quando l’ipotesi è di mettere al bando anche tutte le auto a benzina.
“Si tratta di una misura storica – ha commentato il presidente della metropoli, Patrick Ollier -. L’inquinamento dell’aria causa ogni anno tra cinquemila e seimila morti nella zona”. Una scelta che, tra l’altro, benché non raccolga consensi unanimi ha fatto breccia anche a destra: lo stesso Ollier, ad esempio, appartiene al partito conservatore Les Républicains. Così come numerosi sindaci dei 79 comuni coinvolti.
?? La métropole du Grand Paris vient de voter la mise en place de la vignette Crit’Air, en juillet 2019 #pollution pic.twitter.com/V84MAd5ZU7
— Lucas Biosca (@LucasBiosca) 12 novembre 2018
C’è tuttavia chi – come il primo cittadino di Asnières-sur-Seine – ha spiegato che “il rischio è che alcuni di noi siano costretti a non firmare le delibere, se lo stato e la regione non avranno aiutato concretamente la popolazione a cambiare auto o ad utilizzare mezzi di trasporto alternativi”. Di contro, da parte degli ecologisti, le misure potrebbero essere invece addirittura insufficienti. I veicoli Crit’Air 5 rappresentano infatti solo una piccola quota del parco circolante e la speranza era che già a luglio 2019 si potesse estendere la misura anche alle auto Crit’Air 4.
Pour une ville moins polluée, le conseil métropolitain a prévu de mettre en place une Zone à Faible Emission (ZFE), sur un territoire situé au sein du périmètre de l’A86. Les véhicules les plus polluants ne seront plus les bienvenus!#Paris @Anne_Hidalgo https://t.co/qbjHlTdhLx
— Votre PariS (@VotreParis) 14 novembre 2018
Secondo i dati dell’organismo di vigilanza Airparif, citati dal quotidiano Le Monde, in effetti sono 1,3 milioni i cittadini della regione Ile de France che sono esposti a livelli di diossido di azoto superiori ai tetti massimi fissati dall’Unione europea.
È anche per questo che il sindaco socialista di Parigi, Anne Hidalgo, sta riflettendo ad un progetto ancora più ambizioso. Secondo quanto riportato dalla stampa transalpina, infatti, dovesse essere eletta per un nuovo mandato, la prima cittadina punta a pedonalizzare un’immensa area del centro storico. Tutti i primi quattro arrondissements, ovvero le circoscrizioni che racchiudono il cuore della città e comprendono siti turistici come Notre Dame, il centro Pompidou, l’Ile Saint Louis, il Louvre, l’Hotel de Ville o ancora i quartieri Marais e Les Halles. Per una superficie totale di oltre 560 ettari circa. Quasi quanto l’intero Parco Nord di Milano.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
A Strasburgo approvata una risoluzione che adeguerebbe la definizione di violenza sessuale a quella della Convenzione di Istanbul. L’Italia a che punto è?
Il Pnr è stato posto in consultazione pubblica dai ministeri di Ambiente e Agricoltura e dall’Ispra. Si tratta di un documento atteso da decenni.
Energy2act è il progetto che crea un modello di transizione energetica, a partire dalle comunità di quartiere.
Dal 24 al 29 aprile, la Colombia ospita la prima Conferenza internazionale della società civile per l’abbandono dei combustibili fossili: l’Italia c’è.
Situazione in miglioramento, con criticità persistenti in pianura padana, Valle del Sacco, Campania. Ma le nuove direttive obbligano a fare ancora meglio.
Il fenomeno che ha coinvolto il Molise, con forti ripercussioni anche in Puglia, era noto da tempo. Secondo i geologi si sarebbe potuto intervenire.
L’esposizione alle microplastiche ridurrebbe la fertilità. Anche se, ora, un documentario e un’esperta dimostrano che è un processo reversibile.
Dal 28 marzo c’è allarme in Abruzzo, si rischia un nuovo caso Niscemi: gli esperti parlano di “paleofrana”. Sullo sfondo lacune non locali ma nazionali.
Con il decreto Bollette slitta la dismissione definitiva, che doveva arrivare già a fine 2025: ecco come si è arrivati alla situazione di oggi.
