Joe Biden fa sul serio: moratoria sulle fossili e un summit sul clima in arrivo

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden impone una moratoria sulle nuove trivellazioni, promette un summit sul clima ad aprile e una ripresa sostenibile.

“Gli Stati Uniti devono guidare la risposta mondiale alla crisi climatica”. Mercoledì 27 gennaio il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha diffuso un breve discorso prima di firmare alcuni nuovi decreti in materia di lotta al riscaldamento globale e di tutela dell’ambiente. Ponendo la questione climatica al pari, in termini di importanza, di quella sanitaria.

Il 22 aprile un summit internazionale negli Stati Uniti

“Esattamente come abbiamo bisogno di una risposta nazionale di fronte al coronavirus, necessitiamo disperatamente di una risposta nazionale alla crisi climatica. Perché sì, esiste una crisi climatica”, ha spiegato il successore di Donald Trump. Che ha confermato la volontà di dare, fin dall’inizio del mandato, una direzione netta alle proprie politiche.

Manifestazione clima
Una manifestazione per il clima © Carsten Koall/Getty Images

I nuovi decreti prevedono, in particolare, una moratoria sulle autorizzazioni concesse a nuove trivellazioni alla ricerca di idrocarburi. Ciò su tutte le terre e acque federali. È stato inoltre annunciato un summit internazionale, che si terrà il prossimo 22 aprile, organizzato proprio dagli Stati Uniti.

Per Biden il clima guiderà le scelte diplomatiche e di sicurezza

La data non è stata scelta a caso: si tratta del quinto anniversario della firma dell’Accordo di Parigi da parte di Washington. Lo stesso Accordo dal quale era voluto uscire Donald Trump e nel quale, nelle prossime settimane, gli Stati Uniti torneranno.

Biden ha inoltre annunciato che le necessità legate alla lotta ai cambiamenti climatici diventeranno un elemento essenziale della diplomazia e della politica di sicurezza americane. A tal fine, verrà costituito un consiglio scientifico, composto da esperti della materia, che avrà il compito di contribuire all’indirizzo politico dell’amministrazione di Washington.

Il tutto nell’ottica di consentire agli Stati Uniti di rilanciare la propria economia. Secondo il nuovo presidente democratico, infatti, la transizione ecologica non comporterà un aggravio per i sistemi produttivi e per il lavoro. Al contrario, potrà rappresentare un volano capace di generare nuovi impieghi e ricchezza. Anche per questo, il presidente ordinerà alle agenzie federali di investire in particolare nelle zone ad oggi dipendenti economicamente dalle energie fossili.

La lobby delle energie fossili: così importeremo più petrolio

Si tratta dei primi passi che dovrebbero portare, entro il 2035, il settore dell’energia americano a raggiungere la cosiddetta carbon neutrality, ovvero l’azzeramento delle emissioni nette di CO2. Obiettivo che sarà allargato all’insieme dell’economia entro il 2050.

L’industria delle energie fossili ha reagito duramente alle decisioni di Biden: “limitare lo sfruttamento di tali fonti non farà altro che portarci a importare maggiori quantità di petrolio”, ha dichiarato Mike Sommers, presidente della più grande federazione dell’industria petrolifera e del gas degli Stati Uniti. Al contrario, l’organizzazione non governativa Oceana ha chiesto invece a Biden di spingersi oltre, trasformando la moratoria in un divieto permanente.

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