Da decenni la comunità scientifica lancia allarmi sul declino degli uccelli, vittime al contempo dell’agricoltura intensiva e, oggi, anche dei cambiamenti climatici. Il ricorso ai pesticidi – che nel tempo è cresciuto esponenzialmente da parte delle aziende, per mantenere competitività a livello internazionale – ha portato a quella che uno studio dell’università di Montpellier, in Francia, ha definito “un’ecatombe”.
Persi in Europa 800 milioni di esemplari di uccelli dal 1980
L’analisi, pubblicata nel 2024, è stata effettuata in 28 nazioni europee, e ha coperto un periodo che va dal 1980 al 2016. Ciò “ha permesso di valutare 170 diverse specie, con popolazioni in condizioni di libertà e che hanno subito direttamente l’inquinamento, i cambiamenti climatici, la caccia”. Il risultato è senza appello: il declino complessivo degli uccelli è stato di circa un quarto in Europa nei 36 anni oggetto dell’analisi. Il che equivale a circa 800 milioni di esemplari in meno: una perdita di 20 milioni all’anno.
Nello specifico, si è perso il 18 per cento degli uccelli che vivono in aree forestali, il 25 per cento di quelli presenti nei centri urbani, ma soprattutto il 57 per cento di quelli che normalmente abitano zone agricole. A conferma proprio dell’incidenza nefasta dei pesticidi. E con dati crescenti nel corso del tempo, di pari passo con la trasformazione del settore agricolo: oggi soltanto il 17 per cento delle terre europee non risulta contaminato da tali prodotti, con una presenza sempre più importante delle grandi industrie. Senza dimenticare la cementificazione, che dal 2009 ha colpito 300mila ettari di terre teoricamente coltivabili.
A pesare sul declino degli uccelli sono clima, agricoltura intensiva e artificializzazione dei suoli
D’altra parte, già nel 2024 un altro studio aveva evidenziato come siano scomparse solo negli ultimi dieci anni 144 specie di uccelli. E anche il riscaldamento globale esercita una grande pressione. Le specie che vivono alle latitudini settentrionali, abituate a climi piuttosto freddi, stanno migrando sempre più verso Nord, nel tentativo di sfuggire a temperature per loro troppo elevate. Un processo che incide sulla loro riproduzione, che risulta sempre più difficile: nel caso ad esempio della cincia bigia alpestre, piccolo uccello passeriforme, lo studio dell’università di Montpellier parla della perdita del 79 per cento degli esemplari.
Per altre specie, poi, è l’artificializzazione dei suoli a pesare, poiché si tratta di una tipologia di fauna che non riesce ad adattarsi in habitat inquinati e completamente trasformati. Il rondone comune ha per questa ragione perso il 17 per cento della propria popolazione. Vincent Devictor, ecologo e co-autore dello studio, che è stato pubblicato sulla rivista Pnas nel 2023, ha spiegato che la scienza “da 70 anni lancia l’allarme”.
Il maluro superbo destinato a scomparire nei prossimi 30 anni per colpa del clima
Un altro studio, curato da ricercatori australiani e cinesi, si è concentrato sull’impatto del riscaldamento globale sul maluro superbo, noto anche come scricciolo azzurro australiano. Per questa specie, il rischio è di arrivare all’estinzione di qui ai prossimi 33 anni. La loro analisi, pubblicata sulla rivista Nature Communications, ha indicato che tale drammatico epilogo è il risultato di numerosi effetti dei cambiamenti climatici accumulati negli anni e che hanno colpito il loro habitat naturale.
An iconic bird is on the verge of extinction due to many small climate change impacts to its habitat
A new study has found that a familiar Australian backyard bird, superb fairy-wrens, could disappear from a long-watched population within 30 to 40 years https://t.co/xMv7lkJkc0
L’analisi di un’area di quasi 60 ettari nei pressi di Canberra, in Australia, si è concentrata sui tassi di riproduzione, sui decessi e sugli arrivi di nuovi esemplari, permettendo di realizzare proiezioni fino al 2100. Lo studio spiega che le primavere con sempre meno precipitazioni riducono il tasso di fertilità, mentre gli inverni troppo caldi perturbano invece il calendario della presenza di elementi nutritivi.
“Vari effetti dei cambiamenti climatici, cumulati tra loro, sono catastrofici”
“Abbiamo constatato che, anche se i singoli effetti dei cambiamenti climatici sugli uccelli sono deboli o moderati, se presi uno ad uno, il loro effetto combinato diventa catastrofico”, ha spiegato Andrew Cockburn, uno degli autori della ricerca. La sola soluzione è limitare il più possibile l’aumento della temperatura media globale. Come la comunità internazionale si è formalmente impegnata a fare, pur senza ottenere i risultati sperati.
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