Platone difende i diritti delle donne

“Giusto che anche le donne governino la città”, scriveva Platone nella sua opera più celebre, la “Repubblica”.

La portata rivoluzionaria della filosofia
platonica
è stata tale da mettere in
discussione anche la misoginia che ha ampiamente caratterizzato la
cultura greca; si pensi, tra gli altri, ad Esiodo o al celebre
“manifesto” antifemminista di Semonide di Amorgo, dove si afferma a
chiare lettere che le donne costituiscono “il più pestifero
dei mali”.

Insomma, la donna greca era figura essenzialmente domestica,
tenuta lontana dalle attività ginniche e belliche, culturali
e politico-istituzionali.
Platone, di
contro, arriva ad affermare che non solo le donne debbano essere
educate al pari degli uomini nelle pratiche ginniche e musicali,
ma, nel caso ne abbiano le qualità, anche
nell’attività di governo.

Ecco lo splendido passo concernente le donne-Governanti, un
autentico inno all’uguaglianza uomo-donna:

  • ” – Giunti ai cinquant’anni, coloro che si siano mantenuti
    integri e abbiano dato eccellenti prove di sé sia nella loro
    vita pratica che nelle scienze, vanno considerati finalmente al
    traguardo della loro formazione, ossia vanno costretti a volgere
    l’occhio dell’anima a quella realtà che dà luce ad
    ogni cosa. A tal punto, dopo che abbiano contemplato il Bene in
    , servendosi di esso come di un modello,
    dovranno, per quanto rimane loro da vivere, dare ordinamento allo
    Stato
    , ai cittadini e a se stessi, ciascuno per la
    parte che gli compete, impegnandosi prevalentemente nello studio
    della filosofia […].- Certo, caro Socrate, ci hai plasmato, come uno scultore, dei bei
    Governanti.- Ma, caro Glaucone, se è per questo, anche delle donne
    Governanti: infatti, non devi credere che tutto ciò che ho
    detto lo riferissi più agli uomini che alle donne, almeno
    per quelle che siano, per loro
    natura
    , all’altezza di quei compiti.

    – Ed è giusto, ammise Glaucone, se è vero, come
    abbiamo sostenuto, che le donne devono avere gli stessi diritti e
    doveri degli uomini”.

(“Repubblica”, VII, 540 a-d)

 

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