Il Porto Rico insorge contro omofobia e misoginia, e il governatore si dimette

Lo scandalo dei messaggi privati omofobi e sessisti tra i funzionari al governo ha fatto insorgere il popolo del Porto Rico che ha chiesto, e ottenuto, le dimissioni del governatore Ricardo Rosselló. E ora dice basta a violenza e corruzione.

Sono state alcune delle proteste più grandi che l’isola di Porto Rico abbia mai visto. Centinaia di migliaia di persone hanno riempito le strade, i vicoli e le piazze della capitale dell’isola, San Juan, animandole di urla, canti, balli, per chiedere al governatore Ricardo Rosselló di dimettersi. Rosselló, in carica dal 2016, è infatti stato travolto da uno scandalo riguardante alcune chat personali in cui scambiava messaggi e commenti omofobi, misogini e volgari con alcuni dei suoi più stretti collaboratori.

Le proteste a Porto Rico contro Ricardo Rosselló
I manifestanti hanno riempito e occupato le vie del centro storico della capitale San Juan, chiedendo le dimissioni del governatore Ricardo Rosselló dopo lo scandalo delle chat private © Joe Raedle/Getty Images

Solo qualche giorno prima della pubblicazione delle chat, inoltre, due ex funzionari al governo erano stati arrestati per corruzione, per aver usato soldi – milioni di dollari – stanziati dopo l’uragano Maria del 2017. Poi, le chat compromettenti: 900 pagine di documenti fatte trapelare il 13 luglio dal Centre for investigative journalism (Cpi), un’organizzazione non-profit che si occupa di giornalismo investigativo, che già nel 2018 aveva denunciato casi di corruzione all’interno del governo. È quindi questa ultima maglia di una datata, fitta e intrigata trama di corruzione e parole d’odio che ha fatto scatenare la popolazione nelle proteste di massa durate più di dieci giorni, per dire “basta” e chiedere le dimissioni del governatore.

Le parole nelle chat sono arrivate direttamente al cuore della gente. E le persone hanno sentito che alla fine questo era troppo.Carla Mine, direttrice Cpi

I messaggi dello scandalo #RickyLeaks

Nei messaggi sono stati trovati diversi commenti omofobi, sessisti, volgari e in generale violenti. Ad esempio, l’ex funzionario finanziario Christian Sobrino ha “scherzato” sulla voglia di sparare alla sindaca di San Juan, Carmen Yulín Cruz, ricevendo approvazione (“mi faresti un favore”) da parte di Rosselló. Commenti simili sono spettati a diverse persone omosessuali (“mamabicho”), incluso il cantante Ricky Martin a cui è stato dedicato il nome delle proteste #RickyLeaks, e a molte donne, come ad esempio alla ex presidente del consiglio comunale di New York Melissa Mark-Viverito che secondo il gruppo di uomini dovrebbe essere picchiata e chiamandola una poco di buono (“caerle encima a esta puta”). Non sono state risparmiate neanche prese in giro sulle vittime dell’uragano Maria (“cadaveri”) – il più grave disastro del paese che secondo le dichiarazioni causò meno di 3.000 vittime, ma poi stimate intorno a 4.600 secondo uno studio recente di Harvard.

Non appena abbiamo letto i documenti delle chat, sapevamo che dovevamo pubblicarle. Carla Minet, direttrice Cpi
Le proteste a Porto Rico contro Ricardo Rosselló
San Juan, Porto Rico, 16 luglio. Maria Linoshka indossa un adesivo sulla sua bocca con scritto “dimettiti” durante le proteste contro il governatore Rosselló © Joe Raedle/Getty Images

Le proteste più grandi di Porto Rico

Dopo la pubblicazione di questi messaggi sono iniziate subito le proteste della popolazione portoricana, tra i tentativi di sedarle da parte dell’esercito anche con l’uso di gas lacrimogeni e le scuse insufficienti di Rosselló. La popolazione ha quindi proseguito a manifestare per quasi due settimane, occupando piazze, strade e persino autostrade, finché non è arrivata, la sera del 24 luglio, la comunicazione della decisione del governatore di dimettersi.

Il nostro lavoro ha collegato le sofferenze della gente all’amministrazione. Era come una pentola che bolliva da tempo, e alla fine ha traboccato.Carla Mine, direttrice Cpi

Nel suo discorso, trasmesso attraverso la tv nazionale, Rosselló ha comunicato che il suo mandato, che sarebbe dovuto durare fino al 2020, anno in cui il governatore pensava tra l’altro di ricandidarsi, termina invece ufficialmente il 2 agosto. “Ho ascoltato le richieste del popolo. Continuare significherebbe mettere a rischio i successi che abbiamo raggiunto fino ad ora”, ha detto, mentre la gente a casa, nei bar, per le strade, ha esultato in boati di gioia e vittoria. “Spero che questa decisione serva a tutti i cittadini come riconciliazione”.

Le proteste a Porto Rico contro Ricardo Rosselló
Le proteste contro il governatore Ricardo Rosselló sono continuate per più di 10 giorni, finché non ha dichiarato le sue dimissioni © Joe Raedle/Getty Images

Incertezza sul futuro

Secondo la costituzione territoriale statunitense (Porto Rico è infatti un territorio non incorporato degli Stati Uniti), nella linea di successione di Rosselló – il primo governatore a dimettersi nella storia moderna dell’arcipelago – la prima persona sarebbe l’ormai ex segretario di stato Luis Rivera Marin, che è però uno dei funzionari che si sono dimessi dopo la pubblicazione delle chat. Dopo di lui nella linea, quindi, c’è la segretaria alla giustizia Wanda Vazquez, fortemente criticata dalla popolazione per aver coperto la corruzione al governo, che ha però annunciato di non essere interessata alla posizione. A questo punto, bisogna aspettare che Rosselló faccia un nuovo nome e che la Camera e il Senato approvino la sua scelta.

È follia. Non abbiamo idea di cosa accadrà neanche domani. La società non può vivere con questo tipo di incertezza. Mario Negrón Portillo, analista politico
Le proteste a Porto Rico
“Quando quelli che stanno sotto si muovono, quelli sopra cadono”, recita un cartello durante le proteste a Porto Rico © Angel Valentin/Getty Images

Il valore del giornalismo investigativo e il potere del popolo

Sullo sfondo di uno scenario politico e sociale intriso di corruzione radicata su diversi livelli ormai da anni, i toni violenti e omofobi di un gruppo di uomini al potere sono stati il campanello, l’ultima goccia, per risvegliare un popolo intero, per riaffermare che quel tipo di quotidianità non doveva, e non deve, diventare la nuova normalità. Ed è forse significativo che la fiamma di questa lotta sia stata accesa dal centro di giornalismo investigativo, una piccola non-profit, con dieci dipendenti. Una storia, l’ennesimo Davide contro Golia, che ricorda che contro l’ingiustizia non esistono classi sociali, giochi di potere o prevaricazioni. Perché “quando quelli che stanno sotto si muovono, quelli sopra cadono”.

Non possono negarlo. Il potere è nelle piazze. Carmen Yulin Cruz, sindaca di San Juan

 

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