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Dopo l’impeachment a Vizcarra e le dimissioni del suo successore Merino a causa delle proteste della popolazione, il presidente è ora il centrista Sagasti.
Prima era Martín Vizcarra, poi Manuel Merino, oggi Francisco Sagasti. Tre presidenti in sette giorni, raramente si era visto qualcosa di simile, segno dell’instabilità politica e sociale in cui versa il Perù. Dopo il contestato impeachment a Vizcarra, è durata solo tre giorni l’avventura da presidente di Merino: troppo forti le contestazioni nei suoi confronti, con migliaia di persone in piazza, due morti e un centinaio di feriti. Dopo 24 ore di vuoto di potere, con i diversi partiti politici che faticavano a trovare un accordo, a spuntarla alla fine è stato Francisco Sagasti, del Partido morado. L’unico a votare contro all’impeachment del popolarissimo Vizcarra, dunque un esponente politico ben visto dai manifestanti.
Martín Vizcarra si è dimesso il 10 novembre, dopo che il Congresso ha votato l’impeachment nei suoi confronti. Secondo alcune testimonianze, durante il suo vecchio incarico di governatore regionale del Moquega avrebbe ricevuto tangenti per un ospedale e un progetto di irrigazione. Vizcarra era un simbolo della lotta alla corruzione, essendosi battuto contro l’immunità parlamentare e avendo tolto la possibilità del doppio mandato per i deputati, così da garantire un continuo ricambio anti-corruttivo. Misure che lo hanno messo in cattiva luce nei corridoi delle istituzioni politiche peruviane, tanto che la sua destituzione è stata vista come una vendetta delle opposizioni, dal momento che non esistono prove concrete del giro di tangenti in cui era coinvolto.
A sostituirlo come presidente è stato Manuel Merino, uno dei maggiori oppositori alle sue leggi e, paradossalmente, anche lui indagato per corruzione in passato. Migliaia di persone sono scese in piazza contro questo avvicendamento, in un paese dove l’ex presidente Vizcarra gode di altissima popolarità e dove la crisi sanitaria ed economica si fa sentire in modo particolarmente forte, accrescendo così il malcontento verso una politica più focalizzata sui giochi di potere e sulle derive corruttive che non sulla tutela dei suoi cittadini. Con il passare delle ore la polizia ha usato sempre più il pugno di ferro contro la gente in strada e ci sono stati violenti scontri. Due persone sono morte, i feriti sono stati un centinaio, mentre si contano 42 desaparecidos, civili scomparsi dal nulla. La procura nazionale ha aperto un’indagine per omicidio aggravato e Merino è stato denunciato per violazione dei diritti umani.
La situazione esplosiva che si è venuta a creare in pochi giorni in Perù ha costretto, di fatto, alle dimissioni l’ormai ex presidente Manuel Merino. Non solo le migliaia di persone in piazza, i bollettini tragici e le denunce nei suoi confronti di violazione dei diritti umani, ma anche le dimissioni di 13 ministri da lui nominati hanno aperto una crisi governativa prima ancora che l’esecutivo potesse cominciare a lavorare. A prevalere è stata così la volontà del popolo peruviano, che secondo un sondaggio della scorsa settimana era contrario per l’80 per cento all’avvicendamento tra Merino e Vizcarra.
Per oltre 24 ore, il Perù ha assunto un profilo politico acefalo, senza di fatto una guida. Un vuoto di potere dovuto alle difficoltà dei vari partiti ad accordarsi su chi dovesse ricoprire la carica di terzo presidente in una settimana. Il centrosinistra ha presentato il nome di Rocío Silva Santisteban, del Frente amplio, che però non ha ottenuto i voti. Anche il centrodestra ha faticato ad accordarsi su un nome. Alla fine a prevalere è stato Francisco Sagasti, una figura moderata, appartenente al centrista Partido morado. Un esponente rispettato da tutti gli schieramenti politici, ex funzionario della Banca mondiale negli anni Novanta. Ma soprattutto, l’unico con il suo partito ad avere votato contro l’impeachment all’ormai ex presidente Vizcarra, un elemento che sicuramente piacerà al popolo peruviano e che dovrebbe dunque rendere più solido il suo incarico. Sagasti sarà presidente fino ad aprile 2021, quando si concluderà la legislatura e saranno indette nuove elezioni.
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