Previsioni meteo da un futuro non troppo lontano

Un video mostra quali potrebbero essere le previsioni meteo nel 2050 per accendere l’attenzione sul summit sul clima di New York del 23 settembre.

L’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha diffuso attraverso un video pubblicato su Youtube le previsioni meteo dal futuro, dal 2050. Inondazioni, tempeste, uragani e ondate di calore, dallo Zambia agli Stati Uniti passando per la Cina. Tra 40 anni il cambiamento climatico potrebbe aver cambiato le cartine geografiche di mezzo mondo.

 

Il prossimo summit sul clima 

Le previsioni sono finte e il video è solo un trailer per accendere l’attenzione sul summit sul cambiamento climatico (Climate summit 2014) che si tiene il 23 settembre a New York, negli Stati Uniti. Un appuntamento a cui parteciperanno centinaia di rappresentanti di governi e della società civile per cercare di stimolare i negoziati in vista delle prossime conferenze. Lo scopo è stendere un testo di un nuovo accordo sul clima entro il 2015.

 

Ma la realtà potrebbe non essere troppo diversa se i governi non faranno qualcosa al più presto per invertire il trend di aumento delle temperature delineato dagli scienziati e causato dall’utilizzo senza limiti dei combustibili fossili, come petrolio e carbone.

 

Uno scenario (e un video) immaginario, ma realistico nel quale un meteorologo zambiano annuncia un’ondata di calore mentre un americano parla dell’ennesima siccità che ha colpito l’Arizona. In Europa, il presentatore di un telegiornale bulgaro mostra una mappa in cui appaiono le temperature record registrate nel paese, vicine ai 50 gradi centigradi.

 

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La nuova posizione degli Stati Uniti

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha fortemente voluto l’appuntamento del 23 settembre perché i cambiamenti del clima sono già in atto e gli ultimi rapporti pubblicati dal gruppo di scienziati in forza all’Onu sono la conferma che bisogna accelerare i tempi: “Il cambiamento climatico sta interessando ogni parte del mondo. Causa più eventi estremi, stravolge i modelli esistenti. Questo significa più disastri e più incertezza”.

 

Intanto in un articolo del New York Times pubblicato il 26 agosto, viene presentata una possibile strategia che il presidente americano Barack Obama potrebbe seguire per raggiungere un’intesa internazionale a cui anche gli Stati Uniti possano sottostare: un accordo politico invece di un trattato che costringa i paesi a obblighi nei confronti della comunità internazionale.

 

Uno dei problemi principali, infatti, è che ogni nuovo trattato legalmente vincolante ha bisogno dell’approvazione dei due terzi dei senatori americani. Un ostacolo quasi impossibile da superare visto che attualmente e per il prossimo futuro, il senato degli Stati Uniti sarà guidato dai repubblicani, da sempre scettici nei confronti del riscaldamento globale e contrari all’adozione di qualsiasi politica di contrasto. Lo stesso problema che portò gli Stati Uniti a rimanere fuori dal Protocollo di Kyoto nel 2001.

 

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Un accordo al ribasso, dunque, che non soddisferebbe i paesi più a rischio come quelli in via di sviluppo in Africa e in Asia e gli stati insulari. Ma forse anche una delle poche possibilità di includere le grandi potenze, tra le maggiori responsabili dell’aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera e che quindi non possono assolutamente permettersi di restare fuori da una lotta che riguarda il futuro e la sicurezza di tutti.

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