Cooperazione internazionale

Raggiunta l’intesa con Ankara. I profughi siriani saranno rispediti in Turchia

L’Ue ha raggiunto un’intesa con il governo di Ankara che prevede il rinvio dei profughi siriani sul territorio turco. In cambio di 3 miliardi di euro.

Aggiornamento 18 marzo, ore 16:55.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, l’Unione europea e la Turchia hanno raggiunto un’intesa che prevede l’avvio dei rimpatri dei migranti a partire dal 20 marzo. Al contempo, i primi 3 miliardi di euro dovrebbero arrivare nelle casse di Ankara prima del previsto. La nazione euro-asiatica avrebbe inoltre ottenuto l’apertura del capitolo negoziale 33 (quello che riguarda il budget) per l’adesione all’Ue.


 

 

Imbarcare tutti i migranti in arrivo sulle coste della Grecia verso la Turchia, e delegare quest’ultima ad effettuare una prima “scrematura” dei richiedenti asilo al fine di individuare coloro che hanno più probabilità di riuscire ad ottenere lo status di rifugiati. È l’idea – appoggiata con convinzione dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal premier olandese Mark Rutte – che l’Unione europea ha proposto al primo ministro di Ankara Ahmet Davutoglu.

 

Si tratterebbe di un cambiamento epocale nelle politiche comunitarie in materia di immigrazione, ma che apparentemente pone numerosi problemi, di ordine pratico ma anche etico.

 

La Turchia chiede in cambio 3 miliardi di euro

Partiamo dal possibile funzionamento del piano. La Turchia verrebbe incaricata di incrementare i controlli al largo delle proprie coste, con l’obiettivo di diminuire i flussi di migranti attraverso il mar Egeo. Al contempo, la nazione euro-asiatica accelererebbe le procedure di riammissione sul proprio territorio di tutti coloro che riusciranno a raggiungere le isole greche, eludendo la marina militare.

 

In pratica, Ankara accetterebbe di riprendere ciascun migrante sfuggito ai pattugliamenti, compresi i profughi che fuggono dalla guerra in Siria, e si incaricherebbe di effettuare tutti i controlli necessari per “selezionare” i richiedenti asilo, lasciando partire per l’Europa solo coloro che hanno le carte in regola per domandare asilo.

 

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Il presidente turco Erdogan chiede all’Ue 3 miliardi per “selezionare” i richiedenti asilo ©Gokhan Tan/Getty Images

 

Il tutto sulla base di questo ragionamento: per ogni siriano riammesso in Turchia, un altro siriano sarà autorizzato a partire per l’Ue. Un meccanismo che secondo alcuni governi potrebbe risultare particolarmente difficile da attuare. In cambio, il governo di Davutoglu otterrebbe un finanziamento pari a 3 miliardi di euro, da pagare entro il 2018, che si andrebbe a sommare ad altri 3 miliardi già promessi da Bruxelles per favorire l’accoglienza e l’integrazione di 2,7 milioni di profughi siriani.

 

Angela Merkel ha spiegato che si tratterebbe “di un netto miglioramento”, sottolineando che “è il primo ministro turco che lo ha proposto”. Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Les Echos, tuttavia, uno dei partecipanti alla riunione ha assicurato il contrario: “L’idea di rinviare i profughi siriani in Turchia è della Germania”.

 

L’Ue può rifiutarsi di esaminare una domanda d’asilo?

Ciò che è certo, e che se il piano dovesse essere approvato (la decisione arriverà probabilmente nel corso di un summit previsto per il 17 e il 18 marzo), si tratterebbe di un giro di vite storico sui flussi migratori da parte dell’Ue. Non a caso, l’idea non sembra convincere tutti i paesi membri: alcuni capi di governo, a cominciare dal premier lussemburghese Xavier Bettel, pongono dubbi sulla legalità dei rinvii sistematici verso la Turchia.

 

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Secondo il piano Ue la Turchia si incaricherebbe di verificare quali profughi hanno diritto allo status di rifugiato, prima di farli arrivare in Europa ©Chris McGrath/Getty Images

 

In altre parole, l’Ue può, vista anche la Convenzione di Ginevra, rifiutarsi di esaminare la domanda di un richiedente asilo, delegando una nazione terza a farlo? Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker si è affrettato a rispondere: “Sì, perché i profughi sarebbero inviati verso un paese considerato sicuro”.

 

Ankara e i diritti umani

Inoltre, secondo il presidente francese François Hollande, i siriani rimarrebbero così “più vicini a casa, e potrebbero tornare più facilmente non appena ristabilita la pace”.

 

Argomentazioni che si scontrano con quelle di chi si chiede se sia davvero il caso di affidare un compito così delicato come la gestione dei profughi ad una nazione che, secondo la stessa Ue, “presenta gravi carenze in termini di tutela dei diritti umani”. E che solamente pochi giorni fa, ha ordinato alla polizia di fare irruzione in un giornale che ha la colpa di opporsi alla linea del presidente Recep Tayyip Erdogan.

 

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