Acqua

Radici liquide, un viaggio alla scoperta dello stato di salute dei torrenti italiani

Dalla Liguria al Friuli-Venezia Giulia, la scrittrice Elisa Cozzarini ha esplorato a piedi il corso di 50 torrenti alpini. Descrivendo nel libro Radici liquide il loro stato di salute.

“Quanti chilometri ho percorso? Tanti, confesso di non aver tenuto il conto. Però posso inviarti la mappa di Google dove ho segnato tutte le tappe”. Elisa Cozzarini sorride quando spiega i motivi che l’hanno spinta nell’ultimo anno a esplorare una cinquantina di torrenti disseminati lungo tutto l’arco alpino. “La mappa mi è servita per tenere traccia dei luoghi visitati, delle persone che ho incontrato e delle loro storie. Ma non il numero di passi. Non sono loro i protagonisti del viaggio”. Il libro Radici Liquide, pubblicato dalla scrittrice friulana per Nuova dimensione, è infatti un vero e proprio viaggio-inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini. Partendo dal Lys in Valle d’Aosta fino a raggiungere l’Alberone nella Slavia friulana, e quindi di nuovo indietro fino al rio Carne e al rio Gordale in Liguria.

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Radici liquide, un viaggio alla scoperta dello stato di salute dei torrenti italiani
Elisa Cozzarini ha esplorato nell’ultimo anno una cinquantina di torrenti lungo tutto l’arco alpino. Dal suo viaggio è nato il libro Radici liquide.

Un viaggio alla scoperta dei corsi d’acqua, diventato inchiesta, poi protesta

“Il mio interesse per i torrenti risale al 2011, quando nel bellunese entrai in contatto con il movimento Acqua bene comune” ricorda Cozzarini. “Qui, la tragedia del Vajont è fortemente impressa nella memoria collettiva. Perciò, già da allora, il loro impegno andava oltre il referendum, estendendosi alla tutela dei corsi d’acqua del territorio”. Un anno più tardi la scrittrice marcia con il comitato per protestare contro la costruzione di un impianto mini-idroelettrico sul Mis, uno degli ultimi torrenti ancora naturali del Veneto.

L’episodio è determinante per la genesi del libro. Lontano dai riflettori delle mete turistiche come Cortina o Falcade, da decenni le montagne italiane si spopolano. “Sono rimasta colpita: il destino di un torrente aveva richiamato in una valle sperduta delle Dolomiti oltre duemila persone, unite nel chiedere il rispetto della direttiva Acque”, prosegue Cozzarini. L’assalto del mini-idroelettrico agli ultimi torrenti naturali non è confinato al Veneto. Interessa l’intero arco alpino, buona parte degli Appennini e persino Puglia, Sicilia e Sardegna. Alla fine del 2016 le cosiddette centraline, cioè gli impianti sotto un megawatt di potenza nominale installata, erano ben 2.743 e quasi due mila erano in fase d’istruttoria. La loro produzione rappresenta circa il 6 per cento del totale da fonte idraulica, pari a qualche millesimo del fabbisogno energetico nazionale. In compenso, questa produzione elettrica trascurabile porta in luoghi di straordinario pregio naturalistico chilometri di condutture, miriadi di sbarramenti, nuove strade e manufatti di calcestruzzo. Ma è resa redditizia da incentivi sproporzionati che hanno innescato una vera e propria corsa all’oro blu. Le richieste di autorizzazione delle centraline si spingono sempre a maggiore altitudine, alla ricerca dei più piccoli rivoli d’acqua da ingabbiare.

Radici liquide, un viaggio alla scoperta dello stato di salute dei torrenti italiani
Il rio Gordale in Liguria © Elisa Cozzarini

E poi arriva la consapevolezza

“I corpi d’acqua ritenuti interessanti ai fini idroelettrici sono già stati derivati nel secolo scorso. Oggi sono rimasti solo i torrenti di alta quota, di valore ecologico elevatissimo e portata così modesta e irregolare da lasciare inattivi, o comunque poco produttivi, gli eventuali nuovi impianti per lunghi periodi”, riflette Cozzarini. Negli ultimi anni la consapevolezza si è diffusa lungo tutto l’arco alpino accompagnata dalla nascita di un numero crescente di associazioni e comitati territoriali, all’interno dei quali s’intrecciano le esperienze e i racconti di persone di ogni età e provenienza. “La montagna è l’ultimo luogo rimasto in cui il contatto con l’acqua è diretto. Molto spesso i primi a mobilitarsi sono gli abitanti della pianura che durante l’estate o nel weekend scappano dalle città per immergersi nella natura”, spiega la scrittrice.

Radici liquide, un viaggio alla scoperta dello stato di salute dei torrenti italiani
Il torrente Loana in Piemonte © Elisa Cozzarini

Verdi speranze

Emblematica è la storia dell’allora quattordicenne Aran Cosentino, studente in un liceo artistico, che per primo ha denunciato l’esistenza di un progetto di centralina, sul torrente Alberone. Cresciuto nel piccolo comune di Savogna, a ridosso del confine con la Slovenia, dove i genitori si erano trasferiti per sfuggire all’urbanizzazione di Udine, nel 2016 Aran ha scoperto il progetto navigando su internet. Il gruppo su Facebook da lui creato per difendere il torrente è cresciuto rapidamente, tanto che i giornali, prima locali e poi nazionali, hanno iniziato a occuparsi della vicenda. Con passione e determinazione il ragazzo ha avviato una raccolta firme, chiusa simbolicamente a 390, quanti gli abitanti di Savogna. Nel maggio del 2017 la società ha ritirato la domanda e due mesi più tardi Aran ha ricevuto da Legambiente la bandiera verde della Carovana delle Alpi diventando il più giovane ambientalista a ricevere questo riconoscimento. La battaglia non è però conclusa: alcuni mesi fa la stessa ditta ha ripresentato domanda, sebbene con qualche piccola variazione.

Di torrente in torrente, il libro non ha le pretese d’essere un’indagine sociologica delle persone affette da quel “folle attaccamento alla montagna e al suo elemento liquido” che Cozzarini chiama idrofilia. Tutt’altro: è un diario di viaggio in cui gli incontri con le persone si mischiano alle tradizioni e alle leggende dei luoghi attraversati. Guidandoci per mano alla scoperta di luoghi ed eventi che raramente escono dalla cronaca locale eppure risultano eccezionalmente familiari nella loro quotidianità.

“Da questa esperienza ho capito che il legame con l’acqua è universale, capace di superare barriere come l’orientamento politico e la religione. Ma allo stesso tempo ha una dimensione intima che ognuno vive a modo proprio. Lo dimostrano le leggende che riguardano i torrenti: simili tra loro eppure diverse”, conclude Cozzarini. In un’epoca dominata dall’urbanizzazione selvaggia e dalla banalizzazione dei paesaggi, la tutela degli ultimi torrenti vergini assume una connotazione profonda che sa di tradizione, dialetti e saggezza popolare. Conducendoci alla riscoperta delle nostre radici. Liquide, per l’appunto.

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