Diritti animali

Una nave con oltre 14mila pecore a bordo è affondata al largo della Romania

L’imbarcazione, probabilmente sovraccarica, si è capovolta. Salvi i membri dell’equipaggio mentre quasi tutti gli ovini sono affogati.

Avrebbero dovuto essere macellate in Arabia Saudita, probabilmente secondo il rituale islamico halal, che prevede lo sgozzamento senza previo stordimento. Invece sono morte annegate nelle acque gelide del mar Nero, al largo della costa rumena. Questo il destino di circa 14.600 pecore, vittime del naufragio del cargo Queen Hind, copovoltosi lo scorso 24 novembre poco dopo aver lasciato il porto di Midia, in Romania.

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Le cause del naufragio

Gli uomini dell’equipaggio, composto da 21 persone, sono stati tratti in salvo, ma dei quasi 15mila ovini presenti a bordo solo 33 sarebbero sopravvissuti. Le cause del ribaltamento della nave sono ancora in fase di accertamento, sembra tuttavia che l’imbarcazione, non progettata per il trasporto di animali vivi, fosse eccessivamente carica.

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I viaggi della morte

L’incidente ha fatto tornare di attualità la questione relativa ai trasporti a lunga distanza di animali. Epiloghi di questo tipo sono infrequenti, sono invece garantite le sofferenze che gli animali subiscono durante questi interminabili viaggi verso la morte, stipati in spazi angusti, soffocati dal caldo o esposti alle intemperie.

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Il dominio che esercitiamo sulle altre specie tramite la violenza è noto, e ancora largamente tollerato, è tuttavia inaccettabile che gli animali vengano ancora trattati alla stregua di merce animata. Anche in virtù dell’articolo 13 del trattato di Lisbona, secondo il quale “Nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.

Il cargo che trasportava le pecore ribaltato e semi-affondato
Gli animali trasportati sulle navi viaggiano spesso in terribili condizioni © Animals International

Vietare i trasporti a lunga distanza

Dopo questa tragedia gli attivisti per i diritti degli animali di numerose organizzazioni, tra cui Animals International, hanno chiesto, ancora una volta, di vietare l’esportazione di animali vivi dall’Europa verso paesi extra-Ue. Le associazioni sottolineano, in particolare, che in questo genere di esportazioni è impossibile verificare se i requisiti imposti dall’Ue in materia di trasporto e macellazione siano effettivamente rispettati. Eppure, nonostante l’interesse dell’opinione pubblica verso il benessere animale sia in crescita, le esportazioni fuori del Vecchio continente continuano ad aumentare: tra il 2000 e il 2018 il valore delle esportazioni è più che triplicato.

Pecore sulla nave che affonda
Il filmato pubblicato da Animals International mostra numerose pecore ammassate contro il lato pendente della nave mentre affondava © Animals International

Il ruolo della Romania

La Romania è il terzo allevatore di ovini dell’Ue, dopo Gran Bretagna e Spagna, ed esporta principalmente verso i paesi del Medio Oriente. Il benessere dei suoi animali non sembrerebbe in cima alle priorità del Paese, che lo scorso luglio, ad esempio, ha ignorato la richiesta del commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, di non inviare un carico di 70mila ovini in Kuwait per le temperature eccessivamente elevate.

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La morte delle quattordicimilaseicento pecore annegate nel mar Nero ci ricorda che gli animali da allevamento sono gli ultimi tra gli ultimi, cui non viene neppure concessa una fine che implichi la minor sofferenza possibile, e che non possiamo più permetterci di ignorare la condizione degli animali sfruttati per il nostro beneficio.

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