Investimenti sostenibili

Salone Sri. Sostenibilità significa competitività. E gli italiani lo sanno

Gli italiani sono assetati di sostenibilità, anche nella gestione del denaro, e chiedono di avere strumenti e informazioni. Le interviste al Salone Sri.

Continuano le nostre testimonianze dal Salone Sri di Milano, l’appuntamento che ha riunito più di trecento persone per parlare delle nuove prospettive della finanza sostenibile. Ne emerge un quadro positivo, in cui gli italiani sono sempre più sensibili, attenti e interessati. E, proprio per questo, sono assetati di consigli su come impiegare il proprio denaro in modo responsabile.

Cosa pensano gli italiani della finanza sostenibile

Tra le altre cose, il Salone Sri è stato anche un’occasione per presentare la ricerca sui risparmiatori responsabili in Italia, promossa del Forum per la finanza sostenibile insieme a Doxa. Una ricerca che, rispetto alla prima edizione del 2013, mette in luce alcuni dati molto interessanti. “Le persone hanno finalmente acquisito la consapevolezza del fatto che sostenibilità non significhi necessariamente beneficenza: nel mondo delle imprese, la sostenibilità è un pilastro di competitività“, spiega a LifeGate Simone Pizzoglio, che per Doxa coordina le ricerche per il settore bancario e assicurativo.

“Solo quattro anni fa, le persone sarebbero anche state disposte a investire in un fondo sostenibile, ma solo per un moto personale e valoriale. Ora finalmente hanno capito che la sostenibilità tutela la reputazione ed evita incidenti e scandali. Non è una cosa da poco! È un salto di consapevolezza che fa sì che i prodotti sostenibili siano destinati a tutti, non solo a una nicchia di persone con una forte sensibilità. Com’è accaduto questo? In parte è merito della comunicazione che è andata in questa direzione; in parte è merito delle persone, che a volte sono più smart di quello che le aziende credono”.

Simone Pizzoglio Doxa
Simone Pizzoglio (Doxa) era tra i relatori del Salone Sri.

Il Salone Sri chiama all’appello i consulenti

Dalla ricerca e dai dibattiti del Salone Sri, però, emerge anche un aspetto problematico. È vero che i risparmiatori sono sempre più attenti ai temi ambientali, sociali e di governance, ma è anche vero che non sempre quest’interesse si traduce in decisioni di investimento. “I risparmiatori lamentano il fatto che questi prodotti non vengano comunicati in modo attivo da reti commerciali, banche, gestori, promotori finanziari – continua Pizzoglio -. Bisogna ricordare che gli italiani mediamente hanno un’educazione finanziaria limitata e delegano le decisioni in materia di risparmio alla loro banca o al loro consulente. Per questo, è davvero importante che questi ultimi inizino a parlare di sostenibilità”.

Gian Franco Giannini Guazzugli di Anasf, che rappresenta proprio i consulenti finanziari, raccoglie la sfida. “Le scelte consapevoli del risparmiatore sono quelle che fa quando si affida a un consulente preparato. Qui il tema è da un lato quello di fare formazione agli operatori e, dall’altro lato, quello di ricevere dalle società finanziarie degli strumenti che possiamo presentare al risparmiatore. Per far decollare gli investimenti sostenibili dobbiamo innescare questo circolo virtuoso“.

“Sono molto contento di questo Salone Sri – continua – perché sta emergendo in maniera forte la consapevolezza. Fino a poco tempo fa c’era molta confusione, ora è evidente che la finanza sostenibile sia una realtà importante, con numeri enormi nel mondo, anche grazie ad alcune normative (come quella che obbliga le grandi aziende a stendere un report di sostenibilità). Questo mondo non può essere trasmesso al pubblico se non diviene bagaglio dei professionisti, anche col supporto dei mezzi di informazione. Noi siamo fiduciosi, anche perché difficilmente il risparmiatore, di fronte a un investimento sostenibile, dice no di default: sono temi vicini alla nostra natura, alla nostra cultura, alla nostra sensibilità”.

E questi, conclude Pizzoglio, sono aspetti che contano eccome, anche in contesti apparentemente freddi e razionali come quello della gestione del denaro. “Da Shakespeare all’economia comportamentale, in molti hanno dimostrato che la gestione dei soldi coinvolge molto da vicino le emozioni e il ciclo di vita delle persone. Spesso le banche si limitano ai requisiti tecnici, senza parlare alla pancia dei loro clienti”. Insomma, affrontare temi che sono sempre più cari agli italiani (l’ambiente, le energie pulite, lo sviluppo sostenibile…) può essere la chiave giusta per convincerli a far fruttare i propri risparmi in modo consapevole e positivo. Per le loro tasche, e per il mondo che li circonda.

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