Sharm el-Sheikh premiata per il turismo responsabile

Scuba Tourism for Environment si aggiudica il premio per il Turismo Responsabile Italiano grazie ad un progetto di educazione ambientale nel Mar Rosso.

Il tour operator Settemari insieme con il Marine Science Group del
Dipartimento di Biologia Evoluzionistica dell’Università di
Bologna, hanno vinto il premio Turismo Responsabile Italiano
dedicato ai viaggi sui siti Unesco in Italia e nel mondo. Il premio
mira a riconoscere tutte quelle strutture ricreative, operatori,
regioni e paesi che organizzano viaggi e soggiorni nel rispetto
dell’ambiente e della cultura locale in tutto il mondo.

Il vincitore di quest’anno è STE “Scuba Tourism for the Environment“,
progetto che mira a coinvolgere i turisti subacquei nel monitorare
e raccogliere informazioni utili allo studio delle barriere
coralline del Mar Rosso. In pratica i turisti volontari, in
particolare subacquei e snorkeler, sviluppano durante il loro
soggiorno progetti di monitoraggio ambientale dell’ambiente marino
e di turismo sostenibile.

STE (Scuba Tourism for the Environment)
Partecipare è semplice: basta compilare un’apposita scheda
di rilevamento composta da tre sezioni. Una dedicata all’educazione
ambientale dove nove vignette illustrano le regole base che ogni
turista può applicare per rispettare questo ricco, ma
delicato ecosistema: dal “non dar da mangiare ai pesci”, al “non
raccogliere o comprare conchiglie e coralli”.

Le restanti due parti sono dedicate alla ricerca scientifica:
compilando un apposito questionario, il subacqueo racconta quali e
quanti coralli, pesci, tartarughe e altri animali marini ha
incontrato nel corso dell’immersione, oltre a segnalare la presenza
di eventuali situazioni negative.

I risultati
I dati vengono raccolti ed elaborati dai ricercatori
dell’Università. Nel triennio 2007- 2009, l’ambiente
maggiormente esplorato è risultato essere la scogliera
corallina e l’area maggiormente coperta dai rilevamenti è
stata la costa orientale della penisola del Sinai, in particolare
quella di Sharm el-Sheikh. In tre anni di monitoraggio i dati
raccolti da 62 punti d’immersione differenti hanno rilevato una
qualità ambientale definita dai ricercatori “media”.

Risultati questi raggiunti grazie all’aiuto di 4.000 volontari con
un risparmio in termini di denaro e tempo non indifferenti: si
è infatti calcolato che se operati da un singolo
ricercatore, ci sarebbero voluti 45 anni di lavoro, con un costo di
3,5 milioni di euro per raggiungere lo stesso risultato.

Come partecipare
Sono molte le strutture e i diving center che appoggiano il
progetto e dove è possibile trovare le schede e tutte le
informazioni per i rilevamenti:

 

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