Green Pea @ LifeGate

Silvio Greco. Scegliere cosa vendere è un modo di creare consapevolezza

Uno dei punti forti del retail park Green Pea di Torino è il suo Inspiration board, guidato dal biologo marino Silvio Greco. Ecco cosa ci ha raccontato.

Consumare in modo diverso, più consapevole, può aiutarci a tutelare l’acqua e l’aria. Ne è convinto Silvio Greco, biologo marino esperto di inquinamento da plastica nei mari, Dirigente di ricerca della Stazione zoologica Anton Dohrn e direttore del Laboratorio di sostenibilità ed economia circolare dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo-Bra. In una chiacchierata in videoconferenza, ci ha raccontato i dettagli del suo nuovo incarico: quello di direttore dell’Inspiration board del primo green retail park d’Italia, Green Pea.

Cosa c’entra un biologo marino con uno spazio per acquisti sostenibili?
Più di quanto si pensi. Porto con me l’esperienza di direttore del Laboratorio di Pollenzo e non a caso, gli ambiti sostenibilità ambientale ed economia circolare sono citati insieme, perché non si può ragionare di uno senza l’altro. Vuol dire ragionare in termini di riduzione del consumo di energia e di materie prime per la realizzazione di nuovi prodotti. Ad esempio, non parlo mai di plastic free ai miei studenti: in alcuni settori, come quello sanitario o come l’automotive, non possiamo fare a meno della plastica. Parlo invece di plastic no more: usiamo la plastica che già abbiamo prodotto senza produrne altra. Negli ultimi 50 anni abbiamo prodotto oltre 300 milioni di tonnellate di plastica all’anno, e una parte di questo materiale è finita negli oceani. È necessario recuperare, riutilizzare e riciclare quello che c’è già. È questo il senso di chiamare un biologo marino che si occupa di sostenibilità per un’operazione come Green Pea. È un segnale. Dobbiamo lavorare con le aziende in modo tale che gli oggetti tornino ad avere una vita durevole. Non possiamo consumare come se avessimo più di un pianeta. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: come il nuovo coronavirus, che dipende dal nostro modo sbagliato di rapportarci con gli ecosistemi naturali. Si tratta di temi centrali, ed è necessario che le persone ne siano consapevoli. La conversione ecologica dipende sì da industrie e governi, ma anche dalle singole persone, che coi propri gesti quotidiani possono fare la differenza.

Otium, Green Pea, Silvio Greco
Il gruppo dell’Inspiration board sta alla base dell’idea stessa di Green Pea: dopo quattro piani di nego-ozio, un piano dedicato all’ozio creativo. © Fabio Oggero

Lei è il responsabile dell’Inspiration board: cosa significa farne parte e quali sono le attività di questa sezione di Green Pea?
Il gruppo dell’Inspiration board sta alla base dell’idea stessa di Green Pea: quattro piani di nego-ozio e un piano dedicato all’ozio creativo. Compito del board è fornire alle persone che frequentano Green Pea, e in particolare il piano dedicato all’ozio, dei motivi di interesse. In pratica, generare un ozio che sia veramente creativo e produca idee utili a salvaguardare la vita della nostra specie sul pianeta. Nell’Inspiration board ci sono giornalisti, imprenditori, politici, scrittori, persone che con le loro scelte hanno avuto un impatto positivo sulla società. Anche l’Università di Pollenzo sta già iniziando a produrre contenuti. È un gruppo che presenteremo a breve e speriamo possa presto interagire con le altre persone in presenza.

Per creare consapevolezza, in che modo vi occuperete di divulgazione scientifica al pubblico? Con quali strumenti?
Gli strumenti saranno diversi, si può comunicare in molti modi. Scegliere cosa vendere è già un modo di comunicare. Useremo i social, le app per cellulare con contenuti informativi, ma anche i sistemi tradizionali. Vorremmo soprattutto far entrare le persone nella nostra bella libreria e spingere alla lettura e al consumo di libri. Una delle cose che nessuno prende in considerazione è che ormai non si legge più, sembra siano rimasti solo i 280 caratteri dei social. L’Inspiration board vuole invece spingere a pensare, anche grazie ai libri. Solo con la cultura si cambia. Il discrimine vero è questo: la conoscenza.

Secondo lei cosa serve per far diventare efficaci esempi come Green Pea, per cambiare davvero la società?
Bisogna lavorarci. Il percorso di Green Pea sta iniziando ora e dovrà coinvolgere altre aziende. Quello che mi ha attratto è che si tratta di un inizio. Per la prima volta, imprenditori che hanno a cuore il business si sono domandati se gli oggetti che vendono possano davvero contribuire a lasciare il mondo un posto migliore rispetto a come lo hanno trovato. Per me questa è la chiave per un futuro diverso.

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