Smog, come avvelena bambini e adolescenti e come possiamo difenderli

L’inquinamento riguarda tutti ma sono i giovanissimi i più colpiti. Abbiamo chiesto al pneumologo Roberto Dal Negro di spiegarci quali sono gli effetti dello smog sui nostri polmoni.

“Sono bambini e adolescenti a pagare il prezzo più alto dell’inquinamento atmosferico”. Roberto Dal Negro,  pneumologo di lunga esperienza, già responsabile del Cesfar, Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria a Verona, che abbiamo interpellato per comprendere meglio gli effetti dello smog sul nostro organismo. L’esperto non lascia dubbi sulla gravità della situazione, su cui da tempo si è pronunciata l’Organizzazione mondiale della sanità.

Smog, la situazione in Italia

“Asma, bronchiti, tosse persistente. Anche in Italia le patologie acute e croniche dell’apparato respiratorio sono sempre più in aumento nelle nuove generazioni e in relazione certa con la quantità di micro polveri respirate”, spiega Dal Negro. Veleni che provocano l’iperattività dei bronchi, a partire proprio dai più piccoli fino agli anziani, arrivando a provocare mortalità precoce. L’esposizione al particolato, cancerogeno, al biossido di azoto e all’ozono troposferico, è costata la vita, nel nostro Paese, a ben 76.200 persone in un solo anno, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente. Secondo un recentissimo studio pubblicato su Lancet, siamo primi in Europa per mortalità da smog.

Nei bambini, asma, bronchiti, tosse persistente e crisi allergiche amplificate dallo smog

“Patologie acute e croniche, in presenza di una fonte inquinante come il traffico, nell’arco di cento metri, portano dal 36 al 64 per cento in più di attacchi d’asma. Fenomeno che nei bambini incide per un ulteriore 34 per cento. Con un aumento della tosse persistente fino al 70 per cento”, precisa il pneumologo. “E negli adolescenti i medesimi sintomi crescono dal 30 al 60 per cento”. Negli anziani si assiste, invece, alla riacutizzazione di bronchiti croniche mentre, negli adulti, sono le donne a detenere il 50 per cento in più di possibilità d’ammalarsi rispetto agli uomini, a causa della capacità polmonare ridotta. Anche gli eventi di natura allergica sono acutizzati dallo smog. “Una persona allergica che vive in un’area inquinata ha il 300 per cento in più di possibilità di avere una crisi rispetto a chi vive in zone più salubri. I pollini diventano, a loro volta, trasportatori di particolato e veleni nelle nostre vie respiratorie”.  

Pm10, pm2,5 e pm0,1: le polveri velenose che si accumulano nei nostri polmoni

Alti livelli di inquinamento si registrano un po’ ovunque. Ma i dati peggiori in Europa arrivano proprio dall’Italia, in particolare dalla pianura Padana, dove sono davvero preoccupanti. “Oltre al particolato fine e ultrafine, all’ozono e al biossido di azoto dobbiamo aggiungere il biossido di zolfo e il monossido di carbonio, anch’essi altamente irritanti e pericolosi per la nostra salute”, sottolinea Dal Negro. Occorre fare molta attenzione, inoltre, alla gravità delle ricadute del particolato, ci spiega il medico.

Il particolato

“Se le particelle di pm10 sono più grossolane e si fermano alle prime vie respiratorie, man mano che diminuisce il loro diametro, dai 2,5 micron allo 0,1, le micropolveri penetrano nell’albero respiratorio, passando direttamente dai bronchioli agli alveoli”. Producendo un danno profondissimo e uno stato altamente infiammatorio. “La cosa più grave è che, purtroppo, a tutt’oggi si parla pochissimo del pm 0,1, il particolato più penetrante e pericoloso, se non nell’ambito della ricerca scientifica. Basti pensare che non è ancora rilevato dalle centraline del controllo dell’aria. Ma i suoi danni, in letteratura, ormai, sono più che conclamati”. Come ribadiscono gli epidemiologici e ricorda il prof. Dal Negro: “ogni 10 microgrammi/metrocubo di particolato c’è un incremento del 6 per cento per tutte le cause di mortalità e un 9 per cento per cause cardio-respiratorie, tra cui anche il cancro al polmone”.  

Una stagione vale l’altra

Inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici rendono preoccupante la qualità della vita dei più piccoli, sia d’estate che d’inverno. “D’estate c’è il problema dell’ozono troposferico che, con le reazioni fotochimiche, diventa altamente infiammatorio per le vie respiratorie”. Bambini e adulti fragili, come gli anziani, uscendo all’aperto nelle ore più calde, ne sono altamente esposti. “E i più piccoli, giocando respirano maggiori volumi di aria, piena di sostanze tossiche”. Da qui, il consiglio di evitare esposizioni prolungate all’aria aperta nelle ore di massima concentrazione dello smog. Neppure d’inverno va meglio. “Con la bassa pressione gli inquinanti rimangono negli strati più bassi dell’atmosfera, proprio ad altezza bambino”.

Smog
Inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici rendono preoccupante la qualità della vita dei più piccoli, sia d’estate che d’inverno. © Pexels

Servono interventi strutturali contro l’inquinamento

Per correre ai ripari dai picchi di esposizione sia al particolato (d’inverno) che all’ozono troposferico (d’estate) non rimane, quindi, che chiuderci in casa? “Al momento non abbiamo altro modo di difendere e tutelare i più piccoli. In mancanza di interventi strutturali, nelle aree più inquinate, non ci sono alternative”, conferma il pneumologo. “In questi anni la qualità dell’aria non è migliorata, specie nelle regioni della pianura Padana, con una conformazione geografica che favorisce la stagnazione degli inquinanti” ribadisce Dal Negro.

“Dal mio osservatorio, come medico, ho visto solo un aumento delle patologie. Il costo sanitario è davvero molto alto. Occorrono azioni di protezione verso le persone più fragili e interventi drastici sull’ambiente. Di certo costerebbero molto meno rispetto al danno che stiamo procurando alle nuove generazioni, non facendo nulla”.

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