Greenpeace: sostanze tossiche nei vestiti dei bambini

Un nuovo rapporto di Greenpeace dimostra come molti dei capi di abbigliamento e calzature dedicati ai più piccoli siano contaminati da sostanze tossiche.

Sono ftlati, composti perfluorurati, nonilfenoli e metalli pesanti. Sostanze chimiche utilizzate per rendere i capi di abbigliamento impermeabili, più morbidi, e dai colori sempre vivi. Sostanze chimiche che nel breve e lungo periodo possono cusare gravi danni sia alla salute che all’ambiente.

È quanto si legge nelle pagine dell’ultimo rapporto di Greenpeace “Piccoli mostri nell’armadio”, il quale stila una lista di aziende note e di lusso che producono linee di abbigliamento e di calzature dedicate anche ai bambini.

 

“Un vero incubo per i genitori che desiderino comprare vestiti che non contengano sostanze chimiche pericolose”, afferma Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia.

 

 

Il maggior produttore mondiale di tessile risulta essere la Cina e l’Ong da tempo preme per mettere al bando le sostanze pericolose dall’industria, chiedendo alle imprese di agire immediatamente rendendo pubbliche le informazioni sulle sostanze impiegate, per facilitare un processo di trasparenza e pulizia.

 

“Questi piccoli mostri chimici li troviamo ovunque, dai vestiti di lusso a quelli più economici, e stanno contaminando i nostri fiumi da Roma a Pechino. Le alternative per fortuna ci sono e per questo l’industria dovrebbe smettere di usare i piccoli mostri, per il bene dei nostri bambini e delle future generazioni”, conclude in modo piuttosto colorato la responsabile Greenpeace.

 

Ad oggi, grazie alla campagna Detox, che chiede alle grandi aziende dell’abbigliamento di prendere una posizione chiara e di agire di conseguenza, sono 18 i marchi che hanno preso pubblicamente un impegno e che hanno messo al bando le sostanze tossiche. Segno che è possibile ripulire il nostro armadio.

Articoli correlati