Diritti umani

Lo stato dei diritti umani nel 2016, il rapporto di Amnesty International tra populismi e paure

Amnesty International ha analizzato la situazione in 159 paesi nel 2016. E denuncia: “La retorica del ‘noi contro loro’ frutto di allarmismo che produce divisioni e paura”.

In un mondo avvelenato da discorsi populisti, xenofobi e che alimentano la cultura dell’odio nei confronti dell’altro, i diritti umani si sgretolano, mentre la sorte dei più deboli è abbandonata alla mercé di politiche nazionaliste e xenofobe: è il quadro di un mondo a tinte fosche quello che emerge dal rapporto 2016-2017 di Amnesty International, presentato a Roma in contemporanea con le altre capitali mondiali.

Populismi e odio, un clima da anni Trenta

“Il 2016 è stato l’anno in cui il cinico uso della narrativa del ‘noi contro loro’, basata su demonizzazione, odio e paura, ha raggiunto livelli che non si vedevano dagli anni Tenta dello scorso secolo – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International – Un numero elevato di politici sta rispondendo ai legittimi timori nel campo economico e della sicurezza con una pericolosa e divisiva manipolazione delle politiche identitarie allo scopo di ottenere consenso”.

Semi di odio instillati dalle parole di diversi leader mondiali, dal presidente americano Donald Trump al primo ministro ungherse Viktor Orbán, dal presidente turco Erdogan a quello delle Filippine Duterte che “spacciano vergognosamente la pericolosa idea che alcune persone siano meno umane di altre, privando in questo modo interi gruppi di persone della loro umanità. Così si rischia di dare via libera ai lati più oscuri della natura umana”.

Yousif Ajaj 26, damasco, siria
Un rifugiato siriano in un campo profughi a Thessaloniki, Grecia © Amnesty International

Aleppo come il Ruanda e Srebrenica

Una deriva generale i cui risultati, sottolinea Amnesty, sono sotto gli occhi di tutti: nel 2016 il bombardamento deliberato degli ospedali è diventato un evento di routine in Siria e Yemen; i rifugiati sono stati rimandati indietro in zone di conflitto; l’inerzia quasi totale del mondo di fronte alla situazione di Aleppo ha richiamato alla mente fallimenti simili avvenuti in Ruanda e Srebrenica, nel 1994 e 1995.

Amnesty denuncia che negli ultimi 12 mesi, ben 36 paesi hanno violato il diritto internazionale rimandando illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo. Tra questi spiccano i nomi di paesi abitualmente annoverati tra i più democratici: Stati Uniti, Regno Unito, Francia e persino l’Unione europea, firmataria di un accordo definito “illegale e irresponsabile” con la Turchia per rimandare indietro i rifugiati in un contesto insicuro e di conflitto.

Da Berta Caceres agli Oromo, difendiamo gli attivisti

In occasione della presentazione del rapporto, l’associazione Premio Nobel che si batte per la difesa dei diritti umani nel mondo, chiede alle persone di ogni parte del mondo di “resistere ai cinici tentativi di rimettere in discussione diritti umani consolidati da lungo tempo” e di intervenire a sostegno dei difensori dei diritti umani, a loro volta bersaglio di poteri forti e governi dittatoriali. È il caso della nota attivista honduregna Berta Caceres, il cui omicidio è tuttora impunito, dei giornalisti e degli esponenti delle comunità Oromo in Etiopia, e di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso nell’Egitto di Abdel Fattah al Sissi, sulla cui morte grava l’ombra degli apparati della sicurezza nazionale.

Secondo Amnesty, nel 2017 la solidarietà globale e la mobilitazione dell’opinione pubblica “saranno particolarmente importanti per difendere coloro che sfidano i poteri e difendono i diritti umani, spesso considerati dai governi una minaccia allo sviluppo economico, alla sicurezza o ad altre priorità”.

Lesbo, Grecia. Rifugiati sbarcano sulle coste greche
Attivisti aiutano un gruppo di migranti nell’isola di Lesbo, Grecia © Amnesty International

Appello agli ‘eroi comuni’ per difendere i diritti

Per questo, tutti sono chiamati a fare pressione “perché i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni”. In tempi bui, ricorda Shetti “sono state le singole persone a fare la differenza: dal movimento per i diritti civili negli Usa a quello anti-apartheid in Sudafrica, dai gruppi per i diritti delle donne a quelli per i diritti delle persone Lgbt. Mentre iniziamo il 2017, il mondo si sente insicuro e impaurito davanti a un futuro tanto incerto. Ma è proprio in questi momenti che abbiamo bisogno di voci coraggiose, di eroi comuni che si oppongano all’ingiustizia e alla repressione. Nessuno può sfidare il mondo intero ma ognuno di noi può cambiare il proprio mondo”.

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