Expo 2015

Sul cibo spazzatura frasi shock come quelle sulle sigarette

Due associazioni proporranno all’assemblea generale Oms di etichettare il cibo spazzatura con le stesse scritte shock delle sigarette. Perché lo ritengono ancora più pericoloso.

Educazione alimentare, rimozione dei grassi idrogenati dai cibi e dalle bevande entro cinque anni, spot proibiti per evitare l’esposizione dei bambini, tassazione su misura per scoraggiare i consumi e, infine, etichette che mostrino i danni del cibo spazzatura per la salute. Due delle maggiori associazioni mondiali, Consumer International e World Obesity Federation, ritengono che l’epidemia di obesità abbia ormai raggiunto livelli tali da essere considerata più pericolosa del fumo per la salute e che siano necessarie misure drastiche per contenerla. Tra queste, suggeriscono di adottare le stesse strategie utilizzate per disincentivare il consumo di sigarette nel mondo.

 

Il 21 maggio, le due associazioni, durante l’assemblea generale dell’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, proporranno ai Paesi la sottoscrizione di una Convenzione Globale contro il cibo poco salutare che imponga misure più rigide per l’industria alimentare e del tutto simile a quella approvata contro il tabacco nel 2003, legalmente vincolante per i Paesi che l’hanno ratificata.

 

cattiva alimentazione

 

L’Oms, dieci anni fa, pubblicava la sua Global Strategy on Diet and Physical Activity and Health, il primo documento in cui si riconosceva il ruolo negativo dell’alimentazione non corretta. L’allarme non è servito però a rallentare il numero di morti causate dall’obesità, che invece è aumentato, passando da 2,5 milioni nel 2005 a 3,8 nel 2010. Attualmente le persone in sovrappeso o obese nel mondo superano il mezzo miliardo.

 

”Siamo nella stessa situazione degli anni ’60, quando l’industria del tabacco affermava che non c’era niente di sbagliato nelle sigarette e nel giro di trenta, quaranta anni sono morte milioni di persone. Se non si agisce ora rischiamo di avere la stessa intransigenza da parte delle industrie alimentari”, ha dichiarato Luke Upchurch di Consumer International.

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