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Sei anni prima della Deepwater Horizon, un altro disastro colpì il Golfo del Messico. I dati sulle fughe di petrolio della Taylor Energy resi noti solo ora.
Era il 2010 quando la tragedia delle Deepwater Horizon, piattaforma petrolifera esplosa nel golfo del Messico uccidendo undici persone, lasciava attonito il mondo intero. Centinaia di milioni di litri di petrolio fuoriuscirono dal sito, provocando uno dei peggiori di disastri ecologici della storia. Ma quell’evento, benché drammatico, potrebbe diventare presto poca cosa rispetto ad un altro incidente avvenuto nello stesso tratto di mare alcuni anni prima.
Nel 2004, infatti, l’uragano Ivan colpì l’area nella quale era presente la piattaforma petrolifera della società americana Taylor Energy Company, oggi di proprietà di un’azienda sudcoreana. Il terreno al di sotto del mare cedette e le 26 trivelle finirono sott’acqua. I lavori di ricerca consentirono di localizzarne e bloccarne solo sei. L’anno successivo, l’arrivo degli uragani Katrina e Rita pose fine ai tentativi di arginare la fuga di petrolio.
Da quel momento, per anni, nulla si è saputo rispetto alle dimensioni di quest’ultima. Finché alcune organizzazioni non governative non sorvolarono la zona, scoprendo chiazze di greggio sparpagliate sulla superficie del mare. Taylor Energy rispose che non esistevano prove del fatto che si trattasse di greggio fuoriuscito dalla sua piattaforma.
Ma nel 2015 l’agenzia Associated Press rivelò che la marea nera potava essere 20 volte maggiore rispetto alle stime della compagnia petrolifera. Si è dovuto attendere il mese di ottobre del 2018 affinché il ministero della Giustizia americano decidesse di sottomettere la questione ad un’analisi indipendente. Affidata alla Guardia Costiera americana.
Ebbene, secondo quanto riportato dalla Cnn, il reale quantitativo di greggio fuoriuscito sarebbe ben superiore a quello ipotizzato dalla Taylor Energy. I risultati dell’indagine, infatti, parlano infatti di fughe comprese tra 10mila e 30mila galloni al giorno. Ovvero tra più di 37mila e più di 113mila litri ogni 24 ore. “Mettendo assieme la cifre – scrive la Cnn – i numeri raggiungono valori astronomici: fino a più di 153 milioni di galloni in 14 anni”. Il che equivale a quasi 583 milioni di litri: quasi lo stesso livello rispetto ai 666 milioni provocati dalla Deepwater Horizon. E la dispersione di greggio continua.
Ciò nonostante, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a voler puntare sulle energie fossili. Nello scorso mese di gennaio ha annunciato la concessione di 47 nuove autorizzazioni per trivellazioni offshore alla ricerca di gas e petrolio. Nonché l’estensione della superficie di mare sfruttabile da parte delle compagnie al 90 per cento delle acque territoriali. In attesa della prossima catastrofe.
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