Investimenti sostenibili

Un green bond per spegnere la Terra dei fuochi e riportarla in vita

Un green bond per bonificare la Terra dei fuochi e far cambiare rotta a un territorio ferito, è la proposta lanciata da un giornalista.

La proposta, inaspettata, è apparsa il 12 gennaio sul blog del giornalista Vitaliano D’Angerio sul Sole 24 Ore. I green bond servono per finanziare progetti ambientali e sono ormai uno strumento noto e consolidato sul mercato. In Italia i problemi ambientali da risolvere sono parecchi, e conclamati. La Campania, in particolare, ne vive sulla sua pelle uno drammatico: la Terra dei fuochi. Se così stanno le cose, perché non emettere un green bond per la sua bonifica?

L’esempio di Francia e Polonia

I precedenti, spiega D’Angerio, ci sono. Il primo Stato a emettere un green bond sovrano è stato la Polonia nel mese di dicembre 2016, con un’emissione da 750 milioni di euro con scadenza a cinque anni. Con questi soldi, tra le altre cose, costruirà nuove reti ferroviarie e investirà in agricoltura sostenibile, energie rinnovabili e riforestazione. A gennaio 2017 è arrivata la Francia, con una maxi-emissione da 7,5 miliardi di euro, che ha riscosso tra gli investitori un successo superiore a ogni aspettativa. E che sarà fondamentale per concretizzare gli innumerevoli progetti ambientali voluti dall’ambiziosa legge sulla transizione energetica.

Quando un green bond è davvero “green”

I criteri internazionali Icma, continua D’Angerio, prevedono due condizioni perché un green bond possa dirsi tale. Il primo è un conto segregato nel bilancio dello stato o della regione: in altri termini, bisogna garantire che la liquidità raccolta venga utilizzata unicamente per i progetti ambientali per cui è stato emesso il green bond. In caso contrario, l’emittente rischia di andare incontro a sanzioni o problemi legali. L’altro requisito prevede che un consulente indipendente dia agli investitori le garanzie necessarie.

Avanza la proposta per la Terra dei fuochi

Se ci sono riusciti Polonia e Francia, l’Italia non deve più restare ferma a guardare. La proposta di D’Angerio nei mesi riscuote interesse e curiosità, fino ad approdare, il 3 ottobre, all’università Bocconi di Milano, per il Salone della Csr e dell’Innovazione Sociale. Stando a quanto ne emerge, risulta poco percorribile l’idea di un municipal bond emesso dalla regione Campania o dai comuni, perché questa tipologia di strumento finanziario in Italia ed Europa è poco diffusa e non ha un mercato secondario.

Se è così, però, si potrebbe optare per un titolo di debito pubblico green, con taglio e regime fiscale proprio dei Btp e quindi adatto ai piccoli risparmiatori. Riprendendo, così, le indicazioni lanciate all’audizione parlamentare del 26 settembre dal commissario Consob Anna Genovese. Anche sotto forma di Btp, continua D’Angerio, l’importante è che si tratti di un’obbligazione di scopo: la liquidità va usata soltanto per lo scopo dichiarato, con l’obbligo di reportistica.

Leggi anche: Le mamme della Terra dei fuochi. Vogliamo che i bimbi non si ammalino più

Ma nel concreto, quali progetti potrebbero essere finanziati? Innanzitutto, ovviamente, la bonifica della Terra dei fuochi, già avviata con i finanziamenti stanziati dai governi Letta e Renzi. Ma non è tutto qui. “In tutta la zona serve un cambio di mentalità – spiega D’Angerio –. Creiamo anche un istituto di ricerca sulle malattie oncologiche infantili. Oppure, istituiamo nei 55 comuni della Terra dei fuochi una zona franca, con uno sgravio fiscale totale o parziale, per cinque anni, alle startup che si occupino di farmacologia e ricerca biomedica”.

Terra dei fuochi, una ferita italiana

Un tempo era la Campania Felix, dagli anni Novanta è diventata la discarica d’Italia. L’espressione Terra dei fuochi, diventata tristemente nota, comprende una vasta area, che copre 55 comuni tra le province di Napoli e Caserta. costellata di discariche abusive di rifiuti speciali, in piena campagna o lungo le strade. Quando le discariche si riempiono, si appiccano incendi per lasciare spazio ad altri rifiuti. Sottoterra ce ne sono a tonnellate, sepolti senza alcun criterio.

Una sacca di illegalità in cui, per anni, le organizzazioni camorristiche hanno fatto il bello e il cattivo tempo. E a pagare il prezzo sono le persone: soprattutto i più deboli, i bambini, che fin dalla nascita si nutrono di veleni, li bevono e li respirano.

Immagine in evidenza: 2013, Antonio Ciufo
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