Tiny leaf, il ristorante che mette in pentola la verdura brutta ma buona

Apre a Londra Tiny Leaf, il primo ristorante temporaneo che usa la verdura non venduta perché troppo “brutta”. L’obiettivo è rivoluzionare il concetto di scarto.

Tiny leaf è un ristorante a Londra che ha fatto della sostenibilità la propria formula di successo, trasformando frutta e verdura invendute a causa di difetti estetici in un ricco menù vegetariano. Il ristorante pop-up, ovvero temporaneo, ha da poco aperto al Mercato metropolitano, nato a Milano durante Expo 2015 e ora spostatosi nel quartiere londinese di Borough, che mette in contatto gli amanti del cibo con i produttori locali.

In Regno Unito il 55 per cento dell’eccesso di cibo buttato dai supermercati potrebbe essere donato ad associazioni caritatevoli secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano London evening standard a settembre. Si tratta infatti di prodotti le cui forme non rispettano gli standard delle grandi catene di distribuzione alimentare e quindi non possono essere venduti.

Gli chef di Tiny Leaf al lavoro © Sara Montali
Gli chef di Tiny leaf al lavoro © Sara Montali

Com’è nato Tiny leaf

Il ristorante è stato inaugurato a gennaio nel quartiere di Notting Hill, nato da un’idea di Alice Gilsenan, che ha un’esperienza decennale nel campo del marketing per aziende alimentari, e Justin Horne, scrittore e attivista con una lunga carriera come chef di alta cucina alle spalle.

Ogni giorno Planet Organic, catena inglese di supermercati biologici, consegnava loro gratuitamente la verdura in eccesso. Il menù era quindi sempre diverso. Dopo tre mesi dall’apertura l’edificio che ospitava il ristorante è stato venduto per essere trasformato in appartamenti e i due soci hanno dovuto chiudere. Non si sono arresi però: nel Mercato metropolitano, la struttura realizzata utilizzando solo materiali riciclati dedicata all’esposizione e alla vendita di alimenti genuini, ideato da Andrea Rasca, hanno trovato il luogo perfetto dove iniziare la seconda avventura di Tiny Leaf.

Clienti al ristorante pop-up Tiny Leaf © Sara Montali
Clienti al ristorante pop-up Tiny leaf © Sara Montali

La filosofia

Se vi dicessero che quello che avete appena mangiato è un piatto ricavato da prodotti di scarto, come reagireste? “La gente ha paura che una carota deforme non sia buona quanto una carota perfettamente dritta – spiega Gilsenan –. Temono che questo tipo di cibo sia in qualche modo carente”. Questo è il principale pregiudizio che i fondatori di Tiny leaf vogliono sfatare.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica in modo da cambiare la percezione di ciò che viene considerata spazzatura, anche per incoraggiare le persone a fare acquisti più consapevolmente. Anche i piatti e le stoviglie sono stati scelti attentamente: creati da Vegware, sono a base vegetale, 100 per cento riciclati e biodegradabili.

Gilsenan e Horne tengono a sottolineare che il loro non vuole essere un ristorante solo per la classe media, solitamente disposta a spendere di più per un cibo genuino, ma il loro intento è quello di coinvolgere una comunità sempre più vasta. I due soci hanno inoltre inaugurato una campagna di crowdfunding su Seedrs per aprire il loro primo ristorante permanente nel centro di Londra. Il progetto di fondare un ristorante sostenibile e autosufficiente che lavori con fornitori biologici e cresca le verdure in loco con la coltivazione idroponica non è un sogno, ma il punto di partenza della rivoluzione zero-spreco di Tiny leaf.

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