Investimenti sostenibili

Titoli di Stato e cambiamenti climatici, il legame c’è

Quando non si vuole rischiare, si investe in titoli di Stato. Ma anche in questo campo i cambiamenti climatici sono una minaccia da non sottovalutare.

I titoli di Stato da sempre sono uno degli investimenti più comuni, sia per i semplici risparmiatori sia per le grandi banche, che li considerano un ottimo modo per garantirsi ritorni finanziari senza correre troppi rischi. Ma ha ancora senso pensarla così, mentre i cambiamenti climatici (e le misure per contrastarli) stanno rivoluzionando alle fondamenta i nostri sistemi economici? Se lo sono chiesto il Global Footprint Network and South Pole Group, che, dopo aver interpellato una serie di operatori del settore della finanza, hanno elaborato il report “Carbon disclosure and Climate Risk in Sovereign Bonds”.

Come funzionano i titoli di Stato e quanto valgono nel mondo

I titoli di Stato non sono altro che obbligazioni che un Paese emette per raccogliere le risorse necessarie per mantenersi e garantire i servizi ai cittadini: scuole, salute, difesa, ordine pubblico e via dicendo. Introiti che affiancano le entrate fiscali, che da sole non sarebbero sufficienti. Funzionano esattamente come qualsiasi altra obbligazione: chi le sottoscrive ha il diritto, a una scadenza prefissata, al rimborso della quota prestata più una quota di interessi.

Si stima che nel mondo i titoli di Stato, messi insieme, arrivino a un valore totale di 21 mila miliardi di dollari. A scegliere questo tipo di investimento sono sia i piccoli risparmiatori, che vogliono garantirsi una modesta rendita senza rischiare troppo, sia i grandi investitori istituzionali (banche, fondi pensione ecc.) che hanno bisogno di diversificare il proprio portafoglio.

I titoli di Stato sono scelti sia dai piccoli risparmiatori sia dai grandi investitori
I titoli di Stato sono scelti sia dai piccoli risparmiatori sia dai grandi investitori che vogliono diversificare il proprio portafoglio. Foto © Scott Olson/Getty Images

I rischi dovuti ai cambiamenti climatici

Soprattutto dopo l’Accordo di Parigi, la comunità finanziaria globale vuole vederci chiaro: le aziende devono essere trasparenti sulla loro esposizione ai rischi legati al clima e sulle misure di contrasto e adattamento che hanno messo in atto. Gli Stati, che emettono obbligazioni proprio come le aziende, non sono da meno. Il report suddivide in tre grandi categorie i rischi per i titoli di Stato legati ai cambiamenti climatici.

Carbon intensity, o costi di transizione

Sono già state elaborate diverse metodologie per misurare l’impatto ambientale degli investimenti. Con tutte le cautele del caso, possono essere anche adattate ai titoli di Stato. Le domande a cui rispondere sono queste: l’economia è strutturalmente dipendente da attività che hanno un forte impatto ambientale? Quante emissioni produce lo Stato per ogni punto del pil?  Il ragionamento è lineare: per uno Stato la cui economia si fonda su attività estremamente impattanti per l’ambiente, la transizione energetica non sarà un passaggio facile né indolore. I Paesi più pronti e reattivi, non a caso, stanno investendo sulle energie rinnovabili e sull’economia circolare. Tutti gli altri dovranno pagare il prezzo del loro ritardo.

Conseguenze tangibili dei cambiamenti climatici

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono innumerevoli: siccità, eventi meteorologici estremi, inondazioni, erosione delle coste, fusione dei ghiacciai. Ogni Paese può essere più o meno esposto a queste minacce, a seconda della sua posizione geografica e delle sue caratteristiche fisiche. Non a caso, le grandi agenzie di rating hanno già lanciato chiari avvertimenti: prima di acquistare titoli di Stato, gli investitori hanno il diritto di sapere quanto siano concreti questi pericoli.

New Orleans a dieci anni dall'uragano Katrina, uno dei disastri ambientali più costosi per l'economia statunitense
New Orleans a dieci anni dall’uragano Katrina, uno dei disastri ambientali più costosi per l’economia statunitense. Foto © Mario Tama/Getty Images

Impegno politico e trasparenza 

Nel mese di dicembre 2016 il Financial Stability Board del G20 ha lanciato un messaggio chiaro: le comunicazioni finanziarie in materia di clima devono cambiare. In altre parole, i bilanci annuali delle imprese non devono limitarsi all’analisi dei rischi economici e giuridici, ma devono spingersi anche fino a una valutazione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici, che coinvolgono l’impresa stessa e i suoi fornitori e clienti. Anche questo ragionamento può essere replicato al livello degli Stati.

 

Foto in apertura: Ian Forsyth/Getty Images

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