Molti simboli naturali della Pasqua sono pre-cristiani. Il significato di uova, conigli, colombe e agnelli

Nel periodo di Pasqua siamo circondati da simboli animali. Il loro significato?

Può essere affascinante ripercorrere le tappe alla ricerca dell’origine dell’impiego, oggi, di molti elementi provenienti dalla natura per celebrare la Pasqua.

Cos’è un simbolo

Un simbolo è un segno capace di comunicare un’idea diversa da quella del suo aspetto iniziale. È da notare che in questo periodo di Pasqua tutti amino circondarsi di simboli gioiosi, attingendo dal frasario della natura. A riguardo dei simboli animali, James Hillman (ne Gli animali del sogno) si chiedeva: “Come possiamo capire noi stessi in quanto esseri umani se non abbiamo familiarità con le loro immagini e i loro comportamenti nelle nostre anime?”

L’uovo

È il simbolo della vita che rinasce. È la perfetta raffigurazione, tra gli elementi naturali, del racchiudere, del proteggere. Ha rappresentato, nella storia, mistero, magia, medicina, nutrimento, presagio. Nell’antichità, disegni ovoidali erano usati durante molti riti primaverili. I Persiani consideravano l’uovo di gallina un segno augurale e si scambiavano questo dono quale segno di benvenuto alla primavera, celebrata con riti per la fecondità e il rinnovamento della natura; gli Egizi erano soliti donare all’inizio della primavera uova dipinte come augurio di rinascita. I Romani seppellivano un uovo accanto alle fondamenta di una casa in costruzione per proteggerla dagli influssi maligni. L’uovo veniva donato in occasione dei riti primaverili per la fecondità, che coincidono con il periodo più vitale della Primavera.

Secondo il poema epico finnico Kalevala il cosmo intero è nato dalle uova di un’anatra primordiale, e il sole dal tuorlo: “Dalla parte inferiore delle uova prese forma la Terra, madre di tutte le creature viventi. Dalla parte superiore sorse il cielo sublime. Il tuorlo di un uovo divenne il giallo sole raggiante, e l’albume la luna”. Un detto romano era “Omne vivum ex ovo”, un’epoca in cui seppellivano un uovo nei loro campi per propiziare un buon raccolto, mentre le giovani donne credevano di poterlo usare per predire il sesso del loro bambino. In era cristiana il simbolismo dell’uovo è virato, andando a rappresentare non più la rinascita della natura, ma la resurrezione dell’uomo, ed è stato adottato come simbolo della Pasqua. Ancora una volta è simbolo di rinascita ma questa volta della resurrezione di Cristo: il guscio rappresenta infatti la tomba dalla quale Gesù uscì vivo.

In èra cristiana il simbolismo dell’uovo è virato, a rappresentare la resurrezione dell’uomo, ed è stato adottato come simbolo della Pasqua. Secondo una tradizione apocrifa Maria Maddalena, tornando dal sepolcro rimasto vuoto per raccontare il
miracolo ai discepoli, si imbatté in Pietro che non le credette: “Ti crederò se le uova che porti nel cestello si coloreranno di rosso”. Le uova assunsero un colore purpureo. Da qui, forse, un indizio della nascita della tradizione di dipingerle per Pasqua.

In Germania le uova venivano donate ai bambini insieme ad altri regali pasquali. In America in questo periodo i più piccoli partecipano alla tradizionale “caccia al tesoro” con le uova, e anche in Gran Bretagna i bambini vanno a cercare in giardino, fra l’erba e i cespugli, le uova che il dispettoso coniglietto pasquale ha colorato e poi nascosto.

Il coniglio

Tra le molte allegre immagini pasquali c’è anche un simpatico coniglietto che porta delle uova. Simbolo di fecondità, probabilmente per la sua prolificità.

La lepre è un animale legato alla luna, alla femminilità e quindi alle deità celtiche connesse a questi aspetti. Sembra che i Celti allevassero le lepri per diletto, ma che vi fosse un tabù che impediva di nutrirsi delle sue carni. Tuttavia esso veniva abolito per i festeggiamenti di maggio, Beltane, in cui era permessa la caccia rituale alla lepre. La lepre era un animale sacro della dea britannica Andraste e i movimenti dell’ animale venivano interpretati per divinare. Sembra che la regina degli Iceni Boudicca, devota ad Andraste, avesse sul suo stendardo la figura di una lepre.

Forse per la sua prolificità i conigli erano sacri a Afrodite, poi vennero associati anche a Venere.

La sua presenza nella simbologia pasquale si richiama alla lepre che sin dai primi tempi del cristianesimo era presa a simbolo di Cristo. Come Gesù stesso aveva detto di sé: “Le volpi hanno una tana e gli uccelli un nido, ma il Figlio dell’uomo non ha un posto dove poter riposare” (Luca 9,58), così anche la lepre non ha tane né case, è un animale gentile che simboleggia la nuova vita che ritorna ogni primavera.

Inoltre, la lepre, con la caratteristica del suo manto che cambia colore secondo la stagione, venne indicata da Sant’Ambrogio come simbolo della Resurrezione. È anche emblema di tutte le bestiole perseguitate dai cacciatori: i santi irlandesi e delle Ebridi li proteggevano. I leprotti correvano a rifugiarsi sotto la tunica di S. Giuseppe di Cupertino per sfuggire ai cani e ai cacciatori, che così rimanevano disorientati (nel XVII secolo S. Giuseppe era una celebrità nel Salento).

La colomba

È consuetudine nel periodo pasquale regalare la colomba, un dolce la cui forma ricorda quella di una colomba con ali distese. Ma anche questo simbolo ha origini precristiane e pagane. È il nome e il segno della prima Grande Madre della civiltà mediterranea che, nelle incisioni rupestri di Creta, era venerata come “dea colomba”.

Per i Greci, era un uccello da cui trarre profezie. Nel bosco sacro di Dodona, in Epiro, le sacerdotesse interpretavano la loro voce intorno alla quercia sacra di Zeus come volere di dio. Tra gli animali sacri alla dea greca dell’amore, della bellezza, della fecondità, Afrodite, c’era la colomba. Per gli alchimisti era lo Spirito che sorge dalla Materia grezza. Ai giorni nostri, è simbolo di pace: uno stupendo disegno di Picasso la immortala come tale.

Al tempo del Diluvio fu l’animale che riportò a Noè il rametto d’ulivo. La colomba richiama l’episodio descritto nella Genesi (Genesi 8,10-11): le acque del diluvio si stanno ritirando, ha inizio un’epoca nuova per l’umanità intera. La colomba diventa simbolo della pace. Una colomba porta a Noè un rametto, promessa di salvezza e segno di riconciliazione con il creato. C’è un gesto, nel testo, che è appena accennato e che invece può darci una nuova ispirazione. Noè dispiega verso la colomba un gesto nobile e dolcissimo: “Egli stese la mano, la prese, la fece rientrare” (Genesi, 8,9). Un gesto buono, di cura e di attenzione verso un animale stanco che ha portato con sé la speranza, l’innocenza, la purezza. Noi tutti possiamo tendere la mano verso chi ci porta del bene e accoglierlo benevolmente, per esprimere così, con un gesto, l’attenzione e la speranza per un futuro migliore.

L’agnello

E per finire, il piccolo della pecora, che per la sua innocenza è il simbolo della purezza, del candore.

I poeti riconoscono la gioia del suo esistere: “Chi ti ha creato e ordinato di nutrirti al ruscello e sul prato; chi ti diede
quell’abito di gioia, soffice, lanoso, splendente; chi ti diede sì tenera voce, per far gioire le valli? Agnellino, chi ti fece? Agnellino, Dio ti benedica!” cantano i Canti dell’innocenza (1789) di William Blake.

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