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Con l’aumento delle temperature, alcune specie di uccelli dell’Amazzonia si stanno rimpicciolendo, ma stanno parallelamente sviluppando ali più grandi.
Nella remota regione dell’Amazzonia brasiliana che si estende attorno all’Amazon biodiversity center, a nord di Manaus, un gruppo internazionale di ricercatori ha esaminato, dal 1979 al 2019, oltre 11mila uccelli non migratori appartenenti a 77 specie diverse. Gli esemplari sono stati pesati e misurati. Così facendo, gli scienziati si sono resi conto che, ogni dieci anni, le dimensioni dei volatili si sono ridotte di una percentuale compresa fra lo 0,1 e il 2 per cento circa. Nell’intero arco dei quarant’anni, però, 61 di queste specie hanno sviluppato contemporaneamente ali più lunghe, anche del 4 per cento.
Secondo gli esperti, la colpa è del riscaldamento globale. A partire dagli anni Settanta, le temperature nell’area sono cresciute di 1,65 gradi centigradi nella stagione secca, e di un grado nella stagione delle piogge. Gli uccelli potrebbero essersi rimpiccioliti sulla base della “Regola di Bergmann”, secondo cui, nell’ambito di una stessa specie, la massa corporea è direttamente proporzionale alla latitudine ma inversamente proporzionale alla temperatura. In altre parole, le dimensioni si riducono all’aumentare del calore. Come mai? Semplice: più si è “magri”, meno si soffre il caldo. Non a caso, nei climi più freddi vivono invece animali con elevate percentuali di grasso corporeo.
Per quanto riguarda l’allungamento delle ali, la spiegazione potrebbe essere simile: permetterebbero infatti agli uccelli di volare in modo più efficiente, riducendo lo sforzo e dunque la possibilità di sentirsi “accaldati”. Potrebbero anche essersi allungate per consentire agli uccelli di volare più lontano, alla ricerca del cibo che, per colpa delle attività umane, è sempre più difficile da reperire. Non si pensa però che la diminuzione di peso sia strettamente collegata alla scarsità di risorse alimentari, poiché gli esemplari analizzati seguono diete molto diverse fra loro.
Quanto scoperto in Amazzonia – i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances – rappresenta sicuramente un forte campanello d’allarme, che ci mostra come l’impatto dei cambiamenti climatici sia visibile anche in zone che pensavamo essere ancora intatte. Agire subito, quindi, è indispensabile.
D’altro canto, si può interpretare anche con una briciola di ottimismo: alcuni animali si stanno adattando al nuovo mondo in cui sono costretti a vivere. Studiare le loro strategie di adattamento potrebbe rivelarsi fondamentale per salvare anche altre specie, magari persino la nostra.
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