Umberto Veronesi, chi era l’oncologo vegetariano

Umberto Veronesi è morto a quasi 91 anni. Oncologo di fama internazionale, vegetariano, queste le sue parole su dieta e sostenibilità in una delle ultime interviste che ha rilasciato.

Il chirurgo Umberto Veronesi è morto l’8 novembre nella sua casa milanese. Il 28 novembre avrebbe compiuto 91 anni. Tra i più grandi oncologi del secolo, Veronesi è stato un riferimento internazionale nella lotta contro il cancro, oltre che direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano. Nel 2003 ha dato vita alla Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze che si occupa di sviluppare la cultura e la promozione della ricerca scientifica. Durante i sei mesi dell’esposizione universale di Milano (Expo Milano 2015), lo abbiamo intervistato in merito all’importanza di adottare una dieta equilibrata dove la carne – in particolare – ricopre un ruolo secondario. Per star bene e far bene al pianeta.

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Umberto Veronesi © Giuseppe Cacace/Getty Images

Dal punto di vista etico che differenza c’è – se c’è – tra mangiare carne e mangiare pesce?
Anche i pesci fanno parte dell’equilibrio armonioso degli esseri viventi e il vegetariano convinto evita di mangiarli. La sostanziale differenza fra il consumo di pesce e il consumo di carne va rintracciata nella salute, perché mentre la carne contiene elementi dannosi, il pesce contiene elementi molto preziosi per l’organismo umano.

Alcuni studi suggeriscono che ridurre il consumo di carne sia uno dei modi per ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera e fermare il riscaldamento globale. Le Nazioni Unite dovrebbero porre un limite anche al consumo di carne?
Penso che sarebbe un gran bene che le Nazioni Unite ponessero un limite al consumo di carne, ma non tanto per il clima, quanto per l’insostenibilità del consumo di carne. Mi fa piacere che i giovani facciano proprio il problema del riscaldamento globale, ma la catastrofe che ci aspetta se non riduciamo i carnivori sul pianeta Terra è un’altra: l’insufficienza di cibo e acqua per le prossime generazioni e dunque l’autodistruzione. Attualmente gli abitanti della Terra sono sette miliardi, a cui dobbiamo aggiungere quattro miliardi di animali da allevamento. Già oggi acqua e cibo risultano insufficienti per circa un miliardo di persone che, in Africa soprattutto, muoiono di malnutrizione e di fame. Questo perché gli animali di allevamento, destinati a nutrire una piccola parte di popolazione, vale a dire l’Occidente (Europa e America del Nord), consumano una parte considerevole della produzione agricola e dell’acqua disponibile.

Questo scenario critico è destinato a peggiorare con la crescita economica dei Paesi emergenti (Cina, India e Sudamerica) che acquisendo benessere, adottano anche stili di vita “occidentali”, fra cui le abitudini alimentari. Fino ad oggi gli occidentali si sono potuti permettere un regime alimentare carnivoro a prezzi elevatissimi per il resto dell’umanità e dell’ambiente.

Che succederebbe se i cinesi, i brasiliani e gli indiani iniziassero a mangiare carne come gli occidentali? In poco tempo avremo più animali da allevamento che uomini sulla Terra. Entro il 2050, dunque fra pochissimo, gli abitanti del nostro pianeta saranno nove miliardi e il 95 per cento dell’aumento demografico avverrà nei Paesi emergenti che hanno questa concezione simbolica del cibo. Il consumo di carne aumenterebbe dalle attuali 220 milioni a 460 milioni di tonnellate. Con conseguenze tragiche come il dissesto delle risorse idriche e agroalimentari mondiali.

L’efficienza della produzione di carne è bassissima. Per ottenere un chilo di carne ci vogliono 15mila litri di acqua, mentre per ottenere un chilo di cereali ce ne vogliono 1.000. Quindi gli animali trasformano in cibo solo il 10 per cento di quello che ricevono. Ben venga un provvedimento delle Nazioni Unite per la sopravvivenza dell’umanità.

Una delle assurdità, uno dei paradossi quando si parla di alimentazione oggi è che nel mondo ci siano più obesi che denutriti. Cosa bisogna fare per stare bene?
È dimostrato scientificamente che i vegetariani vivono più a lungo e in migliori condizioni di salute, dunque non c’è dubbio che la dieta vegetariana faccia bene. Un’alimentazione ricca di carni rosse e grassi saturi di origine animale è causa di cancro, obesità (che è una malattia in sé) e molte malattie cardiovascolari. Inoltre è provato che nei vegetali esistono molecole che ci proteggono dalle malattie. Contro specifiche forme di cancro conosciamo il licopene dei pomodori, l’indolo-3-carbinolo delle crucifere, la catechina del tè, i polifenoli degli agrumi e tante altre sostanze. In natura esistono proteine in abbondanza. Nei legumi, ad esempio.

Nel suo libro Verso la scelta vegetariana, il tumore si previene anche a tavola afferma che è sempre stato in grado di scegliere il suo cibo. Dove si posiziona la soglia etica per le persone che non hanno scelta?
Senza possibilità di scelta non c’è etica. Se l’etica è un sistema di criteri per definire ciò che è giusto o ciò che è sbagliato nelle azioni umane, è evidente che dove l’uomo non ha la possibilità di agire in due modi diversi, uno giusto e uno sbagliato, non ci può essere una soglia etica.

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