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Umbrella revolution, le proteste di Hong Kong un mese dopo

Un mese di Umbrella revolution a Hong Kong. Le foto dei manifestanti, accampati per le vie della metropoli cinese, fanno intendere che la strada per la democrazia è ancora lunga.

Umbrella movement (movimento dell’ombrello) o Umbrella revolution (rivoluzione dell’ombrello), sono state ribattezzate così le proteste cominciate un mese fa a Hong Kong per chiedere lo svolgimento di elezioni libere e democratiche nel 2017 nella ex colonia britannica tornata cinese nel 1997.

 


 

L’ombrello, nelle mani di tutti in quei giorni in cui i tifoni sferzavano la metropoli, è diventato simbolo del movimento insieme ai nastri gialli. L’unico strumento a disposizione dei manifestanti, per la maggior parte studenti, per difendersi dai gas lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine. Nel giro di poco tempo l’ombrello è diventato il loro segno di riconoscimento.

 

“Non siamo spaventati dal governo cinese”, ha detto il 29 settembre alla rivista americana Time Kusa Yeung, un copywriter di 24 anni mentre distribuiva acqua ai manifestanti poco dopo la mezzanotte. “Stiamo lottando per una democrazia giusta”. Parole che hanno sancito definitivamente l’inizio della rivoluzione.

Oggi, a un mese di distanza, gli accampamenti per le strade di Hong Kong sono ancora lì, i manifestanti, educati e in attesa, non sono soddisfatti dalle promesse del governo di Pechino. Dormono, mangiano e continuano a studiare. Da come sono attrezzati sembra che non abbiano nessuna intenzione di mollare fin quando non avranno la certezza che le elezioni che si terranno tra tre anni saranno davvero libere da ogni condizionamento. Perché in gioco c’è il loro futuro e quello dei sette milioni di abitanti di Hong Kong.

 

Immagine in evidenza: Enea Roveda/LifeGate
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