Biologico

La verità sulla legge a tutela dell’agricoltura biologica e biodinamica

Facciamo chiarezza con Maria Chiara Gadda, la parlamentare prima firmataria del testo, e Maria Grazia Mammuccini, presidente della Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica.

Biologica, biodinamica, integrata, convenzionale. Esistono diversi tipi di agricoltura in Italia come in Europa e tutti sono normati dalle direttive comunitarie. Tutti ricevono il sostegno dei fondi della Politica agricola comune, la Pac. Ma quali sono esattamente le differenze tra i vari tipi di agricoltura di cui deve tenere conto il consumatore? Solo in Italia esistono, secondo i dati dell’Europarlamento, 1.145.700 aziende agricole. La maggior parte di esse applica il metodo convenzionale che utilizza nelle colture intensive fertilizzanti, pesticidi, fitofarmaci per ottenere alte rese produttive. Sostanze che come segnala l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), continuano a inquinare le acque superficiali e sotterranee del nostro Paese, dove sono stati rinvenuti almeno 300 composti chimici diversi tra erbicidi e pesticidi nel 77,3 per cento dei campioni esaminati.

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In Italia ci sono circa 80mila aziende agricole biologiche e 4.500 aziende biodinamiche © Goumbik Pixabay

Agricoltura biologica e biodinamica garantiscono assenza di pesticidi nel piatto

Mentre l’agricoltura integrata cerca di minimizzarne l’uso, sono solo l’agricoltura biologica e biodinamica a produrre frutta, verdura e cereali, senza ricorso a prodotti della chimica di sintesi. Ciò avviene utilizzando concimi organici e particolari tecniche di coltivazione, come la rotazione, il sovescio e nel caso dell’agricoltura biodinamica dei preparati biodinamici. Questo tipo di agricoltura applica metodi rigorosi normati da disciplinari e soggetti a processi di certificazione molto rigidi.

“In Italia ci sono circa 80mila aziende agricole biologiche, mentre sono 4.500 le aziende agricole biodinamiche. Per la legge italiana, ancora più restrittiva di quella europea, i prodotti agricoli biologici e biodinamici non devono contenere tracce di residui chimici, neppure se contaminati accidentalmente”, precisa Maria Grazia Mammuccini, imprenditrice biologica sul campo e presidente della Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica, Federbio.

L’Europa ha varato un piano d’azione per l’agricoltura biologica

“Siamo in una fase in cui l’Unione europea, attraverso il green deal, chiede che il biologico debba coprire almeno il 25 per cento della superficie agricola in Europa. Pochi sanno che l’Italia è uno dei primi paesi in Europa per estensione di superficie coltivata con il 15 per cento. Quasi il doppio della media europea che è all’8 per cento”.

Un settore in espansione, gradito ai consumatori, ma anche al clima e alla biodiversità, in grado di mantenere la fertilità dei suoli, con un fatturato in crescita che “solo nel nostro Paese raggiunge tra mercato interno ed esportazioni i 7 miliardi di euro”, ribadisce la presidente Mammuccini, con un alto tasso di occupazione tra donne e giovani. Proprio l’Unione europea ne ha previsto un’ulteriore incentivazione nel green deal e nel Next generation Eu, attraverso il Piano d’azione per l’agricoltura biologica per stimolare sia la domanda che l’offerta. Il piano, oltre che incoraggiare l’aumento della superficie agricola e biologica nei paesi Ue, individua come punti chiave il rafforzamento del ruolo della produzione biologica proprio nella lotta contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

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Nella fattoria biodinamica il cibo per gli animali proviene dai campi dell’azienda © almdesign da Pixabay

Scegliere un frutto o una verdura significa scegliere anche il modello agricolo

“Quando una famiglia, una persona sceglie un prodotto ortofrutticolo, sceglie anche il modello di agricoltura che ci sta alle spalle. Nel caso del biologico e del biodinamico è centrale il mantenimento della fertilità del suolo, non il suo sfruttamento. In questi tipi di colture si può usare solo la concimazione organica con il letame o il concime da base naturale organica. Si attuano una serie di operazioni culturali che l’agricoltura intensiva non fa più, come il metodo delle rotazioni, dei sovesci. Certo, non abbiamo rese produttive come il convenzionale, ma di sicuro produzioni costanti”, sottolinea Mammuccini. Le coltivazioni biologiche e biodinamiche si fondano, inoltre, anche sul recupero di varietà ortofrutticole locali o a rischio di estinzione. Specie che si sono già adattate ai suoli, alla conformazione del territorio, al clima.

Cosa dice, davvero, la legge a tutela del bio ora al vaglio della Camera dei Deputati

Ed è proprio in questo contesto che anche in Italia sta per essere adottata una legge che dovrebbe rafforzare questo comparto, come conferma Maria Chiara Gadda, parlamentare e prima firmataria del testo legislativo Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Una proposta di legge presentata al parlamento, e approvata in prima lettura alla Camera dei deputati nel 2018 e a larghissima maggioranza anche al Senato della Repubblica lo scorso 21 maggio, con il solo voto contrario della senatrice Elena Cattaneo. E che è ora tornata in Commissione agricoltura, alla Camera, in attesa del via definitivo.

“Il testo fa parte di una riforma complessiva che punta a strutturare il settore biologico per essere più trasparente e competitivo, insieme al Piano strategico nazionale e al cosiddetto decreto controlli. Ed è coerente con la normativa vigente a livello nazionale ed europeo nelle sue diverse accezioni”, ribadisce Maria Chiara Gadda. Leggendolo si può apprendere come sia prevista la creazione dei distretti biologici, l’aggregazione delle aziende di tutta la filiera, un’organizzazione strutturata della produzione e del mercato agricolo, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico e come definisca una quota proveniente dalla vendita dei fitofarmaci per la ricerca in questo campo in coerenza con i nuovi obiettivi comunitari.

Fino all’istituzione di un marchio nazionale “made in Italy bio” che contraddistingua i prodotti ottenuti, realizzati con materie prime biologiche e biodinamiche coltivate o allevate in Italia. Fondamentale anche per incentivarne l’export.

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La legge sul biologico ora al vaglio presso la Camera prevede anche l’istituzione di marchio nazionale “made in Italy bio” © Pexels da Pixabay

Agricoltura biodinamica, la regolamentazione europea sul bio la include già dal 1991

“Due aspetti vanno sottolineati ai cittadini consumatori. La prima regolamentazione dell’agricoltura biologica in Europa è avvenuta nel 1991 e i regolamenti Ue in materia di bioagricoltura includono l’agricoltura biodinamica da allora. Già nel regolamento Cee 2092/91  le preparazioni biodinamiche sono definite ‘appropriate’ per l’attivazione dell’humus. Il tutto è stato nuovamente recepito nell’ultimo regolamento Ue in materia di bioagricoltura, il numero 848, approvato il 30 maggio 2018 e in vigore dal primo gennaio 2021. Che conferma la precedente giurisprudenza, ma inserisce esplicitamente l’agricoltura biodinamica dentro l’agricoltura biologica”, ribadisce la parlamentare varesina. “Il secondo aspetto è che la necessità di inserire esplicitamente la parola ‘biodinamico’ nel testo è emersa in audizione proprio dall’Ispettorato centrale repressione frodi alimentari, in capo al ministero delle Politiche agricole, proprio per una maggiore incisività dei controlli a garanzia del consumatore. Il settore biodinamico è nella legge in quanto già preventivamente certificato biologico, diversamente esce dall’ambito di applicazione del testo normativo”, sottolinea la parlamentare.

Un testo regolatorio e di riordino, quindi, delle norme esistenti che va a incentivare le produzioni biologiche anche recuperando territori ritenuti non adatti dall’agricoltura convenzionale. Fattore ancora più rilevante in epoca di pandemia e cambiamenti climatici, che va a valorizzare i servizi ecosistemici attraverso produzioni pregiate e la tutela dell’ambiente e della biodiversità.

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Diverse varietà di pomodori © Vince-Lee-Unsplash

L’importanza per il clima, i territori, la biodiversità. E l’occupazione

“Non dobbiamo dimenticare che senza fitofarmaci è davvero complesso lottare contro le fitopatie che sono in aumento a causa dei cambiamenti climatici. La ricerca scientifica in questo campo è, quindi, fondamentale per tutti i modelli di agricoltura. Ricerca e innovazione tecnologica sono la vera sfida dell’agricoltura biologica. Ma in generale, credo che per tutti i comparti della nostra agricoltura, dal biologico al convenzionale, l’obiettivo comune debba essere ridurre l’impatto della chimica nel suolo, nei prodotti, nel rispetto della salute umana e dell’ambiente”, sottolinea la parlamentare. Ricerca che sta lavorando anche per la sostituzione del rame, come riporta il Bio report del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ente italiano di ricerca controllato dal ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali, unico metallo utilizzato nella cura delle piante in biologico.

“Il settore biologico ha una forte rilevanza per il nostro Paese. Anche perché le nostre condizioni climatiche, rendono più favorevole e accessibile questa scelta, Abbiamo delle aree come la pianura Padana, che si prestano maggiormente all’agricoltura intensiva la quale permette rese per ettaro molto elevate. Ma non dobbiamo dimenticare che il 75 per cento del territorio italiano è collinare e montuoso. Talvolta si cita la minore resa del biologico per ettaro facendo presupporre indirettamente un maggiore consumo di suolo. Intanto diciamo che rispetto all’agricoltura si dovrebbe avere un approccio ecosistemico, in grado di valutare la fertilità del suolo nel corso del tempo. E oltre a questo, in Italia dovrebbe preoccupare la sempre maggiore presenza di terre incolte. Territori spesso abbandonati, in preda al dissesto e allo spopolamento che possono ritrovare una vocazione agricola e recuperare biodiversità. Insomma, abbiamo bisogno di più agricoltura, e anche di diversi metodi produttivi adatti alle caratteristiche territoriali”, spiega Maria Chiara Gadda. “La ripresa della loro manutenzione si accompagnerebbe anche a quella occupazionale. Senza dimenticare che la nuova generazione di imprenditori agricoli biologici e biodinamici ha una elevatissima spinta innovativa. Pensiamo allo sviluppo della tracciabilità della filiera attraverso la blockchain. Aspetto assolutamente da non trascurare, sempre a garanzia del consumatore”.

L’Italia è il secondo produttore di bio al mondo

Anche per questo, secondo l’onorevole Maria Chiara Gadda, cittadini e opinione pubblica dovrebbero concentrarsi su qual è l’obiettivo della legge. “L’Italia è il secondo Paese al mondo per produzione biologica dopo gli Stati Uniti e prima della Spagna. Un settore che è cresciuto in dieci anni del + 149 per cento è fondamentale in un momento in cui dobbiamo rilanciare la crescita economica sostenibile in termini sociali, ambientali e occupazionali nel nostro Paese. Non vedo per quale ragione dovremmo rinunciarci”.

Per il legislatore italiano, quindi, non esiste contrapposizione tra i due modelli di produzione agricola biologico e convenzionale. Rispetto al tema del metodo biologico e biodinamico certificati, la loro equiparazione è avvenuta già a livello europeo, oltre che nazionale. “Proprio la norma vigente, il decreto ministeriale del 18 luglio del 2018  ci dice come l’agricoltura biologica e biodinamica, basate sulla sostenibilità dei processi produttivi, favoriscano la biodiversità e la naturale capacità di resilienza degli agroecosistemi. Privilegiando l’applicazione di mezzi tecnici a ridotto impatto sull’ambiente”, spiega Gadda. “Le normative comunitarie riconoscono altresì da anni i cosiddetti preparati biodinamici sin dal Reg. CEE 2092/91, All. 1. 2. B, dove le preparazioni biodinamiche sono definite appropriate per l’attivazione del compost. Indirizzo confermato dal nuovo Regolamento Ue n. 848 in vigore dall’1 gennaio 2021, che definisce le sostanze ‘tradizionalmente utilizzate in agricoltura biodinamica’ e include tali preparati nell’elenco delle sostanze dell’agricoltura biologica. Tali regole sono inequivocabilmente definite nell’ambito dei disciplinari e delle regole tecniche predisposte dalle associazioni di agricoltori biodinamici e relativi enti di certificazione”. Enti di certificazione, ricorda la presidente di Federbio, Maria Grazia Mammuccini, che esistono per il biologico e specificatamente anche per il biodinamico, che ha norme ancora più restrittive. Enti che non si limitano solo alla più nota Demeter che ha certificato 500 aziende biodinamiche secondo Crea, ma anche ad altri enti come Verdea Biodinamica o AgriBioDinamica.

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Galline all’aperto© Holger Schué da Pixabay

Maria Grazia Mammuccini, Federbio: “Aspettiamo questa legge da 15 anni”

Ma cosa pensano i coltivatori e gli imprenditori agricoli biologici e biodinamici della legge in attesa del via definitivo? Secondo Maria Grazia Mammuccini, è fondamentale l’importanza di norme più precise, a garanzia dei consumatori e di tutta la filiera agroecologica. “Abbiamo bisogno di questa legge perché il biologico è ormai una parte importante per la nostra agricoltura. Ma ci vogliono gli strumenti giusti per accompagnare questa fase di crescita”. Anche perché chiarisce, “la legge ora al varo del Parlamento non inserisce niente di nuovo rispetto al biodinamico e anche dire che sia la nuova norma a equiparare il biodinamico al biologico è inesatto. La norma europea lo prevede già dal 1991, riconoscendo l’agricoltura biodinamica come biologica e quindi, in quanto tale, già certificata bio. Non si ricorda, invece, che i produttori biodinamici hanno obbligo di mantenere parte delle loro proprietà, almeno il 10 per cento, integre, allo stato naturale, proprio a tutela della biodiversità. Così come i preparati biodinamici, necessari in questo tipo di agricoltura, sono normati dagli allegati del regolamento comunitario esistente. Il famoso cornoletame è un mezzo tecnico tra tanti consentiti in agricoltura biologica e fa parte dell’elenco dei mezzi tecnici previsto dal ministero dell’Agricoltura”.

E conclude la presidente di Federbio. “Siamo in un momento storico particolare: questa norma che aspettiamo da 15 anni, arriva nel momento giusto, anche su spinta dell’Europa. Ci aspettiamo che la Camera la approvi rapidamente”.

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