Uno studio condotto in India ha osservato che sostituendo i fertilizzanti chimici con quelli organici, le verdure riacquistano i nutrienti persi in decenni di agricoltura intensiva.
Ora il disegno di legge torna alla Camera per l’approvazione definitiva. Nel contenuto la possibilità di istituire un marchio del bio italiano e i distretti del biologico.
Giovedì 20 maggio, il Senato ha approvato quasi all’unanimità la legge sull’agricoltura biologica: 195 i voti a favore, uno contrario e un astenuto. Il disegno torna ora alla Camera per la votazione delle modifiche apportate al testo da Palazzo Madama e per una possibile approvazione definitiva.
Il ddl n. 988, “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, nasce da una proposta di legge presentata nel marzo 2018. Il testo prevede, tra le altre misure, l’istituzione di un marchio del biologico italiano di cui potranno fregiarsi “i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana”, la creazione di distretti biologici che consentano di sviluppare l’agricoltura e l’economia dei territori rurali e l’adozione un Piano nazionale per sostenere lo sviluppo del biologico italiano come metodo avanzato dell’approccio agroecologico. La legge avvicinerebbe l’Italia agli obiettivi del Green deal europeo e alle strategie Farm to Fork e Biodiversità che puntano a triplicare la superficie coltivata a biologico e a ridurre del 50 per cento l’uso di pesticidi e antibiotici e del 20 per cento quello dei fertilizzanti entro il 2030.
L’unico punto che ha diviso il Senato sull’approvazione del disegno di legge è stata l’equiparazione dell’agricoltura biodinamica a quella biologica, un articolo su cui la senatrice a vita Elena Cattaneo (suo l’unico voto contrario al ddl) ha presentato due emendamenti che sono stati respinti dall’Aula.
Tra i primi a esprimere soddisfazione per la legge, Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, che ha dichiarato: “Adesso occorre che la Camera approvi in via definitiva il provvedimento in tempi rapidi, per riuscire così a cogliere tutte le opportunità di questa fase di cambiamento strategico per i sistemi agricoli e alimentari nel nostro Paese e in tutta Europa. Infatti, nonostante questa legge sia rimasta ferma 15 anni, arriva proprio nel momento giusto: a distanza di poco tempo dall’adozione del Piano d’azione europeo per il biologico, redatto in attuazione della Strategia Farm to Fork, e all’avvio del percorso di stesura del Piano strategico nazionale della Pac. Per il nostro Paese il biologico rappresenta un’opportunità strategica per contribuire alla transizione ecologica, alla valorizzazione del territorio rurale e a creare spazi innovativi per giovani e donne che vogliano lavorare in agricoltura”.
Il biologico in Italia vanta una superficie agricola utilizzata del 15,8 per cento, contro una media europea del 7,8 per cento. Negli ultimi dieci anni il trend del settore ha registrato una continua crescita: le superfici bio in Italia, circa 2 milioni di ettari, sono aumentate del 79 per cento, mentre le aziende bio, che attualmente sono oltre 80mila, del 69 per cento. Inoltre, nel 2020 il mercato del biologico ha raggiunto i 6,9 miliardi di euro, di cui 4,3 miliardi relativi al mercato interno con un incremento del +142 per cento dal 2010. Questi dati confermano una trasformazione del modo di produrre e consumare cibo, che la pandemia ha ulteriormente accentuato mettendo ancora di più in evidenza la stretta connessione tra la salute dell’uomo e quella del pianeta.
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