Wwf: petrolio, gas e miniere minacciano un terzo dei patrimoni naturali

L’associazione ambientalista lancia un appello agli investitori affinché non finanzino più le attività estrattive pericolose per l’ambiente.

Quasi un terzo dei siti considerati patrimonio mondiale naturale dall’Unesco risulta minacciato dalle attività dell’uomo, in particolare quelle legate allo sfruttamento dei giacimenti di petrolio, gas e minerari. L’allarme arriva da un rapporto realizzato dal Wwf, in collaborazione con Aviva Investors e Investec Asset Management: ad essere a rischio è il 31 per cento di tali luoghi, con punte del 61 per cento nel continente africano.

 

Un tesoro naturalistico

Le aree in questione coprono meno dell’un per cento della superficie terrestre, spiega l’associazione ambientalista, ma ospitano un patrimonio naturale inestimabile in termini paesaggistici così come di biodiversità. Tra di essi, vengono citati nel rapporto il Grand canyon negli Stati Uniti, la Grande barriera corallina in Australia e la riserva del Selous in Tanzania. Qui le imprese impegnate nelle operazioni di estrazione delle materie prime rappresentano una minaccia quotidiana: per questo il Wwf ha lanciato un appello agli investitori, affinché riflettano sui rischi finanziari, ma anche e soprattutto d’immagine, legati a tali business.

L’appello del Wwf agli investitori

“Ormai le attività di ricerca mineraria, petrolifera e di gas si spingono ovunque sulla Terra – spiega David Nussbaum, direttore generale del Wwf Regno Unito -, anche in alcuni dei più bei luoghi del mondo. La protezione di questi siti non è importante solo da un punto di vista ambientale e paesaggistico, ma cruciale per assicurare i mezzi di sussistenza delle popolazioni locali. Per questo abbiamo chiesto l’aiuto di imprese come Aviva e Investec: il nostro obiettivo è di far arrivare il messaggio a tutta l’industria finanziaria. Gli investitori hanno la responsabilità di gestire in modo sostenibile i loro capitali”. Anche tenendo conto del fatto che il 93 per cento di tali siti è considerato di interesse turistico, e il 91 per cento contribuisce alla creazione di numerosi posti di lavoro.

 

Un Caterpillar da 400 tonnellate in una miniera gestita dalla Shell nello Stato dell’Alberta, in Canada. La compagnia anglo-olandese è proprietaria del 60 per cento della miniera Muskeg River Mine, che produce 182 mila barili di petrolio al giorno grazie alle sabbie bituminose, ecologicamente catastrofiche ©Wwf

Dobbiamo scongiurare una catastrofe climatica

“Gli esperti – aggiunge Pierre Cannet, responsabile del programma Clima e Energia del Wwf Francia – ci spiegano che i due terzi delle riserve di energie fossili individuate sul pianeta devono rimanere dove sono se non vogliamo andare incontro ad una catastrofe climatica. Per questo la scelta di alcune compagnie di avviare le loro attività in siti classificati patrimonio mondiale naturale rappresenta un’assurdità dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. Gli investitori giocano in questo contesto un ruolo cruciale, dal momento che, orientando le loro scelte, potrebbero incoraggiare direttamente le imprese a non operare i tali luoghi”.

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