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Secondo un nuovo studio il numero delle tartarughe marine in tutto il mondo starebbe aumentando per la prima volta da anni.
Nonostante il loro ambiente e il loro mondo siano profondamente mutati, le tartarughe marine continuano a solcare placide mari e oceani della Terra, come se il tempo scivolasse loro addosso, proprio come trecento milioni di anni fa, epoca della loro comparsa. Se durante i precedenti periodi geologici questi rettili marini dovevano guardarsi solo dai predatori, oggi la gamma di minacce cui sono sottoposti è molto più ampia e subdola. Eppure, dopo anni di grandi difficoltà, sembra che il numero delle tartarughe marine sia tornato ad aumentare.
Uno studio, intitolato Global sea turtle conservation successes e pubblicato sulla rivista Science Advances, ha registrato un aumento delle popolazioni di tartarughe marine in tutto il mondo. I ricercatori dell’università greca di Aristotele hanno esaminato le tartarughe in sessanta differenti aree del pianeta ricavandone risultati incoraggianti per il futuro di questi animali.
Secondo lo studio tra i fattori che hanno determinato questa tendenza ci sono l’efficace protezione delle femmine alle loro uova nei siti di nidificazione e una riduzione degli esemplari rinvenuti uccisi nelle reti da pesca. I ricercatori hanno documentato un aumento dei nidi e una maggior percentuale di successo nella schiusa delle uova, inoltre anche le piccole popolazioni hanno mostrato sorprendenti capacità di ripresa.
Nonostante l’attuale inversione di tendenza tutte e sette le specie di tartaruga esistenti sono ancora a rischio estinzione, sono la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga verde (Chelonia mydas), la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea) e la tartaruga a dorso piatto (Natator depressus).
Le cause del declino delle tartarughe marine sono ormai note, vengono uccise o mutilate da imbarcazioni di ogni sorta, soffocate da rifiuti di plastica, scambiati per meduse e inghiottiti, e avvelenate da sostanze inquinanti scaricate nei mari. Senza considerare l’enorme problema costituito dalle cosiddette “prede accessorie”, con questo termine si indicano quelle creature marine catturate per sbaglio al posto dei pesci bersaglio. Tra queste, oltre a cetacei e uccelli, ci sono anche le tartarughe marine.
Nonostante l’ottimismo generato dallo studio persistono le preoccupazioni per la conservazione di questi antichi animali marini, ad esempio è in diminuzione il numero delle tartarughe liuto nel Pacifico orientale e occidentale. “I nostri risultati evidenziano l’importanza dei continui sforzi di conservazione e monitoraggio che hanno contribuito a questa storia di successo di conservazione globale”, ha dichiarato l’autore principale dello studio, Antonios Mazaris.
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