Quando vedremo i primi reattori, quanti saranno, quanto costeranno, quanta energia produrranno: guida al nucleare italiano che vedrà la luce in futuro.
Dopo il referendum e la firma dell’accordo di Parigi è tempo per la transizione energetica e di puntare decisi sulle rinnovabili.
Gaetano Benedetto, 57 anni, esperto in materie ambientali e di sviluppo sostenibile, è il direttore generale del Wwf Italia dall’agosto dell’anno scorso. Una storia nell’associazione, è dal 2007 presidente del Parco del Circeo. L’abbiamo incontrato a Milano, per parlare di rinnovabili, clima e fossili.
Quali sono le prospettive dopo il referendum dello scorso aprile?
Ora non possiamo che sfidare il Governo a fare quello che ha detto, ovvero di andare con convinzione verso le rinnovabili. Noi crediamo che questo sia un Paese dove se non ci sono delle forme di imposizione non si imboccano le strade virtuose. Guardiamo al caso dei rifiuti: la forte crescita del riciclaggio e della gestione virtuosa dei rifiuti si è raggiunta grazie ad un’imposizione europea. Stessa cosa riguarderà l’energia.
Bisogna pensare in termini di transizione energetica?
Il tema è come concepiamo l’economia: se concepiamo il mantenimento (sacrosanto) dei posti di lavoro come una trincea del mantenimento delle aziende come sono e non pensiamo alla riconversione e all’innovazione, allora abbiamo sbagliato approccio.
Perché questo porterà posti di lavoro.
La Germania ha fatto 300 mila posti con le rinnovabili. Se pensiamo all’Italia, ci sono ancora centinaia di migliaia di elettrodomestici che andrebbero sostituiti. Ciò significherebbe nuove produzioni, rottamazioni, recupero dei materiali e quindi altri posti di lavoro. Ci sono filiere rispetto alle quali non riusciamo a fare un salto deciso, anche per colpa di un certo tipo di politica.
Dopo la firma dell’accordo di Parigi cosa cambia?
Riteniamo che ci sia ancora molto da fare per implementarlo. Dal punto di vista dello sforzo culturale, unito agli Obiettivi di Sviluppo dell’Onu e l’Enciclica del Papa, l’accordo di Parigi è la conferma che il mondo del fossile è destinato ad una fine a breve termine, così come il Protocollo di Kyoto decretò la verità nei confronti del cambiamento climatico.
Cosa pensa dello sversamento accaduto a Genova?
Non mi piace strumentalizzare però Genova è una città che da troppi anni è in una morsa tra petrolio e cemento. Quelli sono incidenti ed imprevisti. Sono fatti che succedono per mille motivi. Questo dimostra che basta una piattaforma abbia un problema, come è successo con la Bp. L’importante è il monito che se ne trae: in un’area iper antropizzata come quella di Genova, ci sono degli ambiti di naturalità che vengono intaccati con ripercussioni che non sempre sappiamo stimare.
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