10 buone idee dei geologi contro il dissesto italiano

Non solo Genova. Anche se la città ligure è la seconda città europea più esposta al dissesto idrogeologico, è buona parte del territorio italiano ad essere sotto schiaffo. Ecco alcune delle più recenti proposte avanzate dai geologi o da loro suggerite ad amministratori locali e al Parlamento.

“In Italia abbiamo ben 2,5 mld di euro, già disponibili per la messa in sicurezza del territorio ma non li spendiamo. Questo è inquietante”. Lo ripete Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, nei giorni dell’ennesima alluvione di Genova, mentre sono ancora aperte le ferite delle alluvioni del 6 ottobre 2010 e del 4 novembre 2011. “I soldi ci sono – continua Graziano – ma è un problema di coordinamento ed anche di mentalità culturale. Cosa è stato fatto in 3 anni a Genova? Quale è stata la pianificazione? Continua ad esserci in Italia un problema di prevenzione, parola di cui alcuni forse non ne conoscono il significato”. L’81,9% dei Comuni (6.633) hanno aree in dissesto idrogeologico. È pari a 3,5 miliardi l’anno il costo pagato dallo Stato dal 1945 ad oggi per danni e risarcimenti da frane e alluvioni, secondo la nota di Palazzo Chigi. Il numero complessivo degli interventi previsti nel 2009-2010 e da richieste successive in seguito ad eventi meteo devastanti era di 3.395 opere ma a distanza di 4 anni, solo il 3,2% degli interventi (109) risulta concluso, il 19% (631) in corso di esecuzione e il 78% fermi, ostaggi di burocrazia, in fase di progettazione o di affidamento o non ancora finanziati e comunque ancora molto lontano dalla fase di cantiere.

Realizzare opere di messa in sicurezza tenendo conto del territorio

“Bisogna realizzare – afferma Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – opere di messa in sicurezza tenendo conto del contesto per ottenere risultati compatibili con il territorio”. Ovvero non grandi opere, ma una serie di interventi concertati con gli amministratori locali in virtù dei rischi e delle specificità di ogni territorio.

Ridisegnare il territorio in maniera sostenibile

“Per dissesto idrogeologico, credo che Genova sia la seconda città più pericolosa d’Europa – ha affermato Carlo Malgarotto , presidente dell’Ordine dei Geologi della Liguria – e dunque il territorio va gestito in maniera diversa . Bisogna ridisegnare il territorio in maniera sostenibile . Si potrebbe ad esempio trattenere le acque a monte cercando di diluirle durante il percorso . Non possiamo spostare mezza Liguria ma possiamo invece fare la prevenzione con interventi sostenibili”. “Da tempo – conclude Malgarotto – diciamo che c’è la necessità di convocare tavoli istituzionali ma purtroppo questi tavoli non siamo noi che dobbiamo convocarli”.

Fermare il consumo di suolo

Negli ultimi anni il consumo di suolo in Italia è cresciuto fino a una media di 8 metri quadrati al secondo. Diverse assemblee regionali dei geologi si sono soffermate sul problema della cementificazione e della conseguente impermeabilizzazione dei terreni. “Alla rapida espansione urbana e alla crescita degli abitati e delle periferie metropolitane, con conseguente impermeabilizzazione di estese superfici – denuncia il presidente dell’Ordine dei geologi del Lazio Roberto Troncarelli – quasi mai è seguito l’adeguamento delle infrastrutture per lo smaltimento delle acque meteoriche. A volte, poi, si è giunti ad urbanizzare e edificare intensamente anche aree di naturale pertinenza fluviale o comunque facilmente inondabili, così che oggi ci troviamo di fronte a una situazione in molti casi irrimediabilmente compromessa, dove è difficile, quando non impossibile, realizzare anche gli interventi di messa in sicurezza”. “A causa della conseguente impermeabilizzazione abbiamo perso tra il 2009 e il 2012 una capacità di ritenzione pari a 270 milioni di tonnellate d’acqua che, non potendosi infiltrare nel terreno, deve essere gestita producendo costi non solo ambientali ma anche economici – ha affermato il consigliere dell’Ordine regionale dei geologi di Sicilia Calogero Cannella nel corso di un workshop di ingegneria naturalistica del Parco dei Nebrodi – in realtà la vera causa va ricercata non tanto nei millimetri d’acqua caduti in un giorno o in un mese, ma nel consumo di suolo che ha reso il territorio talmente fragile da crollare, franare e allagarsi. Abbiamo trasformato l’acqua da fonte di vita in un nemico che passa, distrugge e uccide”.

Dare il via agli interventi immediatamente cantierabili

Ammonta a poco meno di 8 miliardi di euro la cifra necessaria per contrastare il dissesto idrogeologico in Italia e mettere in sicurezza il territorio. È quanto emerge dalla proposta di piano 2014 per la riduzione del rischio idrogeologico, presentata il 18 febbraio 2014 a Roma dall’Anbi, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica. L’importo stimato è quasi doppio rispetto a quello contenuto nell’analogo piano redatto 5 anni fa, che ammontava a 4,1 milardi. Tuttavia, dei 2 miliardi stanziati dal Governo nel 2010, e poi riportati nei bilanci successivi, si è speso solo il 4% – ha spiegato il presidente Anbi Massimo Gargano – a sottolineare il grande fallimento registrato negli ultimi anni su questo tema”. Le regioni più a rischio sono il Veneto, in cui andrebbero investiti 1,5 miliardi, e la Toscana con oltre 1,2 miliardi. Sono invece 3.383 le opere che andrebbero eseguite in totale, da nord a sud. “Si tratta di un piano di interventi quasi tutti immediatamente cantierabili” concludeva Gargano.

Costante azione di manutenzione del territorio anche attraverso interventi non strutturali

“Non si arresti il percorso di difesa del suolo e mitigazione del rischio avviato dal Ministro Andrea Orlando”. Questo appello è stato lanciato da Stefania Notarpietro, presidente dell’ordine dei geologi della Valle d’Aosta. “In questa ennesima fase di cambiamento del Governo – prosegue la Notarpietro – auspichiamo sia data continuità all’azione di chi, come il ministro Andrea Orlando, sensibile alle criticità idrogeologiche dell’Italia, ha compreso l’importanza delle politiche di prevenzione ed il ruolo fondamentale del geologo, anello di congiunzione tra il territorio e chi lo amministra. È evidente ormai che una costante azione di manutenzione del territorio anche attraverso interventi non strutturali si riveli nel tempo la soluzione più razionale ed economica per mitigare gli effetti di fenomeni di dissesto che, per la sua stessa natura e per le politiche di gestione fino ad ora condotte, caratterizzano il nostro Paese”.

Contro la scarsa conoscenza del territorio, creare geo-uffici di zona

Durante l’audizione di fronte alla Commissione Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana una rappresentanza dell’Ordine dei geologi della Sicilia ha proposto di istituire un servizio di vigilanza sul dissesto idrogeologico in ogni Comune. Queste perché occorre abbandonare la politica della “difesa passiva” del territorio (operare a disastro avvenuto e in emergenza) a favore della difesa attiva fatta nel quotidiano mediante attività di controllo, monitoraggio, rilevazione e presidio del territorio, individuando in tempo le cause potenzialmente generatrici dei dissesti idrogeologici. “Nel corso dei lavori – hanno spiegato il segretario del’Ordine dei geologi Mario Leta e il consigliere Giuseppe Collura che hanno partecipato all’incontro – l’Ordine dei geologi di Sicilia ha depositato agli atti della Commissione la proposta di legge di iniziativa parlamentare relativa all’istituzione dell’Ufficio geologico di zona”. “Dal dopoguerra ad oggi, a proposito di assetto del territorio e di uso del suolo, si è fatto tanto di quello che non doveva essere fatto e pochissimo di quello che doveva essere realizzato – ha osservato Calogero Cannella, consigliere dell’Ordine regionale dei geologi -. L’aspetto principale della questione è la scarsa conoscenza del territorio, la messa in sicurezza del quale passa attraverso i geologi”.

Contro il dissesto ci sono 2,5 miliardi di euro, ne abbiamo usati 400 milioni

Tra fondi europei e nazionali stanziati per la messa in sicurezza del dissesto idrogeologico l’Italia avrebbe a disposizione circa 2,5 miliardi di euro, ma ne vengono impiegati solamente 400 milioni. Lo ha detto nel corso dell’audizione alla Camera il 27 novembre 2013 il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli: “Ho verificato quanti miliardi sono stati imputati a progetti – ha spiegato ai deputati Gabrielli – Tra fondi comunitari, fondi ex Fas, fondi di coesione e fondi regionali sono 2 miliardi e mezzo, dei quali sono stati spesi 400 milioni”. Ma non solo: “dei 600 milioni del fondo Apq (Accordo di programma quadro sul dissesto idrogeologico), abbiamo visto che ci sono Regioni che hanno speso lo 0,1%, molto probabilmente il compenso al commissario che doveva fare qualcosa e non ha fatto”. Il capo della Protezione Civile ha poi ricordato che, anche se l’Italia diventasse un paese virtuoso a partire da oggi, per la messa in sicurezza del territorio “occorreranno anni ed anni”, sia per un problema di meccanismi di spesa sia per i tempi tecnici di progettazione e realizzazione delle opere.

1.300 geologi pronti a contribuire a costo zero alla cultura della prevenzione

“1.300 geologi italiani sono pronti a far parte del grande piano di prevenzione”, a costo zero, “che il Consiglio nazionale dei geologi (Cng) sta mettendo in campo su tutto il territorio nazionale” contro il rischio idrogeologico. Lo annunciava il 21 novembre 2013 Michele Orifici, presidente della Commissione Protezione Civile del Cng. Il Consiglio Nazionale dei Geologi e gli ordini regionali stanno avviando, insieme con la Protezione civile, un proprio piano di prevenzione nazionale che, partendo da misure non strutturali i cui effetti positivi possono essere ottenuti più a breve termine, prosegua verso una oculata programmazione di interventi strutturali preventivi, molto meno costosi di quelli necessari in emergenza. Al primo posto di questo piano c’è l’attuazione dei Presidi Territoriali Idrogeologici, attraverso accordi con le Regioni e la formazione dei geologi che ne faranno parte. “In Sicilia, dove sono operativi da circa 3 anni a supporto della Protezione Civile Regionale – precisa Orifici – hanno dato risultati estremamente positivi nella gestione di emergenze idrogeologiche”.

Un piano di protezione civile, seppur ben fatto, è inutile se non conosciuto dalla popolazione

Nell’ambito del lancio della proposta di un piano nazionale Michele Orifici, Presidente della Commissione Protezione Civile del Cng, ha anche ribadito l’importanza della comunicazione ai cittadini. “I piani di protezione civile non possono essere più considerati come delle mere incombenze amministrative, occorre, attraverso la loro piena attuazione che deve essere fatta di formazione, informazione ed esercitazioni, divulgare la consapevolezza nella popolazione dei rischi che incombono giornalmente sui luoghi in cui si vive. Un piano di protezione civile, seppur ben fatto, qualora non conosciuto dalla popolazione, è uno strumento assolutamente inutile”.

Fondi per la difesa del suolo svincolati dalla Stabilità

La Commissione Ambiente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità del 29 ottobre 2013, ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato da Massimo Caleo, capogruppo del Pd, e dal presidente Giuseppe Marinello (Pdl) poi sottoscritto da tutti i capigruppo, che impegna il governo a “valutare l’opportunità di innalzare le risorse per la difesa del suolo” e a “ad escludere l’utilizzo delle risorse per interventi di messa in sicurezza del territorio e di prevenzione dal rischio idrogeologico dai limiti del patto di stabilità interno, con particolare riguardo per le risorse regionali che ammontano complessivamente a oltre 600 milioni di euro”.

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