Le 10 crisi umanitarie dimenticate dai mezzi d’informazione

Un rapporto dell’associazione Care France ha recensito le crisi umanitarie, spesso legate ai cambiamenti climatici, ignorate dai media.

Ricordate il tormentone dell’uovo che ha ottenuto, nel corso del 2019, 54 milioni di like, diventando così la fotografia più popolare di sempre su Instagram? Al contempo, 51 milioni di persone nel mondo hanno sofferto per crisi umanitarie che sono state dimenticate dai media. Per colpa di siccità, conflitti armati, epidemie, fame.

Dal Madagascar al Burundi, la mappa di chi “soffre in silenzio”

A rivelarlo è il rapporto “Suffering in silence” dell’organizzazione non governativa Care France, che ha elencato le “dieci crisi umanitarie meno mediatizzate”. Si tratta del quarto report dell’associazione, nel quale si sottolinea come ben nove di tali vicende sono avvenute sul continente africano.

Il caso più emblematico è la crisi alimentare nel Madagascar, che non a caso è in testa nella classifica di Care France. La notizia è stata infatti citata soltanto 612 volte: “Per avere un termine di paragone, sono stati invece 425mila gli articoli che hanno parlato della guerra in Siria”. Al secondo posto viene citato il conflitto nella Repubblica Centrafricana, che è stato oggetto di soli 976 articoli. Al terzo ci sono invece le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici nello Zambia.

Vengono quindi citate le devastanti crisi sociali in Burundi, Etiopia, Burkina Faso e nel Bacino del Lago Ciad. Quindi la siccità estrema e la repressione in Eritrea, i problemi alimentari in Corea del Nord e le inondazioni in Kenya.

Tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre del 2019 l'Etiopia è stata attraversata da una violenta ondata di proteste © Stringer/Afp/Getty Images
Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 2019 l’Etiopia è stata attraversata da una violenta ondata di proteste © Stringer/Afp/Getty Images

“La presenza sui media è cruciale per poter agire”

“Nel corso di una crisi umanitaria – spiega Philippe Lévêque, direttore di Care France – la copertura mediatica è cruciale: essa permette non soltanto di lanciare allarmi sulle situazioni in corso, ma anche di mobilitare aiuti essenziali per permetterci di agire”. Ma la presenza delle notizie sui giornali di tutto il mondo è fondamentale “anche e soprattutto per incitare i decisori politici a fare la loro parte. La mancanza di visibilità ha infatti un impatto diretto sugli stanziamenti concessi. In questo senso, trattare o meno un argomento nel corso di una riunione di redazione può risultare qualcosa di decisivo”.

Nel rapporto, l’associazione sottolinea il ruolo crescente dei cambiamenti climatici nelle crisi umanitarie dimenticate: “Dal Madagascar al Ciad, passando per la Corea del Nord – sottolinea il documento – nella maggior parte dei casi i problemi sono causati anche dal riscaldamento globale e dalle sue conseguenza. A partire dalla diminuzione delle risorse naturali e dall’aumento degli eventi meteorologici estremi. Giunti alla quarta edizione, possiamo affermare che esiste un legame stretto tra gli impatti dei cambiamenti climatici e la longevità e complessità delle crisi”.

Una questione di giustizia climatica

“Ovunque nel mondo i cittadini si mobilitano per esortare i loro governi ad agire di fronte agli stravolgimenti climatici, e vengono spesso rilanciate dai media”, osserva Fanny Petitbon, esperta climatica della ong.

“Le crisi umanitarie provocate dal clima che cambia nei paesi del Sud raramente finiscono in prima pagina. Il che rappresenta un problema perché solo se si mostra che i cambiamenti climatici colpiscono milioni di persone già particolarmente vulnerabili si possono incitare i governi a stanziare fondi”. È per questo che la copertura mediatica, secondo l’attivista, “rappresenta, in fin dei conti, una questione di giustizia climatica”.

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