Il bilancio è ancora provvisorio ma i dati raccolti in una serie di paesi europei indica decine di migliaia di morti per il caldo estremo.
La stagione degli uragani nel Pacifico è cominciata con un anticipo senza precedenti. Anche se la tempesta tropicale Adrian non ha guadagnato potenza, si tratta comunque di un record.
La stagione degli eventi meteorologici estremi, quali cicloni e uragani, nell’oceano Pacifico è cominciata presto, troppo presto quest’anno. La tempesta tropicale Adrian, infatti, ha rischiato di diventare il primo uragano “precoce” dell’oceano Pacifico. La tempesta si era formata il 9 maggio al largo della costa di El Salvador, in America centrale, spostandosi mercoledì verso Salina Cruz, in Messico, con venti che hanno toccato gli 80 chilometri orari.
Per questo il National hurricane center, il centro americano che studia e monitora gli uragani, aveva diramato un possibile allerta uragano. Poi, fortunatamente, la tempesta Adrian si è indebolita, perdendo le caratteristiche necessarie per trasformarsi in uragano.
Nonostante non sia stata classificata al grado superiore, Adrian rappresenta comunque un record assoluto dall’inizio delle perché si tratta del primo ciclone tropicale a formarsi così presto nel nordest del Pacifico da quando l’uomo ha cominciato a usare i satelliti per fare previsioni meteorologiche. “Il record precedente apparteneva all’uragano Alma formatosi nelle Filippine il 12 maggio 1990”, scrive il meteorologo Carlo Migliore su 3Bmeteo.com.
Questo tipo di fenomeni meteorologici estremi stanno diventando di anno in anno più frequenti e violenti, formandosi anche in regioni geografiche apparentemente al riparo. La frequenza, secondo molti studi, sembra essere correlata all’aumento della temperatura media globale causato dalle eccessive emissioni di gas serra in atmosfera dovute alle attività umane.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Il bilancio è ancora provvisorio ma i dati raccolti in una serie di paesi europei indica decine di migliaia di morti per il caldo estremo.
Passare dalle promesse a risultati misurabili: è l’impegno della Cop17 sulla desertificazione in corso a Ulan Bator, in Mongolia.
Incendi sono divampati in numerose nazioni europee: una conseguenza diretta delle ondate di caldo estremo provocate dai cambiamenti climatici.
Innalzamento dei livelli del mare e cementi, così le spiagge sono sotto attacco su tutti i fronti. L’allarme di Legambiente e una proposta parlamentare.
Al largo dell’isola di Maiorca la temperatura del Mediterraneo ha raggiunto 33 gradi: un rischio enorme in vista dell’autunno.
Anche l’Asia colpita dagli impatti dei cambiamenti climatici: record di caldo in Corea del Sud, inondazioni in Cina e il Vietnam attende il tifone Dolphin.
Le ondate di calore sono ormai un lungo continuum: la parlamentare Patty L’Abbate chiede nuovi diritti per i cittadini e interventi politici attivi.
Gli incendi definiti di “sesta generazione”, i più violenti ed estesi, sono sempre più frequenti in Europa, per colpa dei cambiamenti climatici.
Nella Gironde in Francia e nei pressi di Madrid in Spagna incendi giganteschi hanno divorato decine di migliaia di ettari di vegetazione
