I cambiamenti climatici stanno decimando i coralli nel Mar dei Caraibi. A spiegalo è uno studio francese, curato da ricercatori del Consiglio nazionale della ricerca scientifica, che ha analizzato gli ecosistemi locali nell’area della Martinica, isola delle Antille e dipartimento d’oltremare transalpino.
Coralli, tra il 2023 e il 2025 perso il 78 per cento delle colonie viventi attorno alla Martinica
La missione è durata due settimane. L’obiettivo finale degli scienziati è di effettuare il sequenziamento del genoma di 4.500 specie vegetali e animali presenti nell’area: un lavoro che durerà fino al 2030. Nella prima parte del lavoro sono stati prelevati 160 campioni di spugne, nonché venti di celenterati, tra i quali meduse, anemoni di mare e, appunto, coralli.
"L’effondrement des récifs coralliens en mer des Caraïbes, victimes du changement climatique. Une étude a mis en évidence la disparition de 48 % des coraux dans les Caraïbes (1980)2024). En Martinique, les 3/4 de ces colonies d’animaux marins ont été anéanties en deux ans, après…
L’area scelta dai ricercatori è particolarmente propizia per questo tipo di studi. Secondo quando indicato al quotidiano Le Monde da Thierry Pérez, specialista di ecologia marina dell’università di Aix-Marsiglia, “sull’isola di Martinica basta immergersi per trovare nuove specie”.
Il risultato è particolarmente inquietante: per due anni consecutivi la barriera corallina ha subito un fenomeno intenso di sbiancamento attorno alla Martinica. Tale da aver decimato le colonie di coralli. “Tra il 2023 e il 2025, abbiamo perso il 78 per cento delle colonie viventi”, ha spiegato Jessica Crillon, del Parco naturale marino della Martinica.
Ondate di caldo marino sempre più frequenti e prolungate nella regione
Nel periodo indicato, non a caso, la temperatura dell’acqua è stata molto elevata, arrivando a toccare i 31 gradi centigradi. Una dinamica che non si riscontra solo nel Mar dei Caraibi ma anche in numerosi altri bacini, come nel caso del Mediterraneo, per colpa dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo attraverso la combustione di carbone, petrolio e gas.
Di pari passo con il riscaldamento globale, i coralli stanno patendo d’altra parte in tutto il mondo: la copertura nell’intera area dei Caraibi è scesa del 48 per cento tra il 1980 e il 2024, secondo uno studio del Global coral reef monitoring network pubblicato nello scorso mese di dicembre. Una perdita gigantesca, se si tiene conto che la barriera corallina della regione si estende oggi su oltre 24mila chilometri quadrati, toccando le acque di 44 tra nazioni e territori, il che rappresenta il 9,7 per cento della superficie totale corallina globale.
Anche la moltiplicazione degli uragani colpisce le barriere coralline
Nella zona oggetto di studio, la crescita della temperatura della superficie del mare è stata di 1,07 gradi in media negli ultimi 40 anni. Ma a pesare sono soprattutto le ricorrenti e prolungate ondate di caldo marino, così come la moltiplicazione degli uragani di forte intensità.
Chaque fraction de degré compte.
La hausse des températures expose la vie marine et les écosystèmes côtiers à un risque de perte irréversible.
Proprio per questo gli autori del rapporto indicano che per frenare il declino dei coralli nei Caraibi sarebbe indispensabile “un’azione coordinata” in più settori, a cominciare dalla “riduzione delle minacce locali e mondiali”, per poi arrivare a una migliore gestione delle aree protette, l’introduzione di programmi di monitoraggio e l’allocazione di risorse per progetti di restaurazione degli ecosistemi danneggiati.
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