L’emancipazione femminile in Afghanistan passa dallo skateboard

Grazie a una Ong internazionale anche le bambine possono usare lo skate e proseguire gli studi. Un progetto che unisce sport, divertimento e riscatto sociale.

Lo skateboard migliorerà la condizione femminile in Afghanistan grazie al lavoro dell’organizzazione non profit Skateistan. Un progetto che nasce nel 2007 dall’appassionato di skate Oliver Percovich: ha permesso a giovani afgane di potersi dedicare a questo sport assieme ai maschi, divertendosi e studiando a scuola.

 

Una possibilità che viene negata a molti bambini di famiglie povere. Grazie al programma Back to School queste bambine hanno potuto usufruire di un periodo di istruzione, dedicando una parte del proprio tempo a imparare le tecniche per muoversi con lo skateboard.

 

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Un’iniziativa importante, considerando che più del 40 per cento degli studenti è formato da femmine, in età dai cinque ai venticinque anni; più del 60 per cento degli studenti è composto da giovani provenienti da famiglie a basso reddito.

 

Lo skateboard quindi, in un Paese come l’Afghanistan, ha un potenziale nascosto che può dare riscatto sociale e dignità alla condizione femminile: stare insieme ai maschi, utilizzando lo stesso mezzo,  li avvicina molto più di quanto potrebbero migliaia di parole sulla civile convivenza e sulla parità di diritti. Tutto ciò in un Paese dove le donne hanno problemi anche per muoversi in bicicletta, come dimostra la sfida che hanno intrapreso 40 cicliste afgane per arrivare a correre alle Olimpiadi del 2020.

L’iniziativa di Skateistan ha attirato la curiosità di videomaker che hanno prodotto dei cortometraggi e di fotografi come Jessica Fulford-Dobson che hanno deciso di immortalare i volti delle bambine, pronte a fiondarsi sulle piste da skateboard per migliorare l’equilibrio e tentare qualche virtuosismo.

 

La speranza è che le giovani, che oggi giocano e studiano, un giorno possano spostarsi con la bicicletta o con i mezzi che vorranno in autonomia e libertà.

 

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