Cooperazione internazionale

Afghanistan. Nel centro di maternità fatto da donne, per le donne, oltre il pregiudizio

La Valle del Panjshir, in Afghanistan, è la valle delle donne. In una zona con uno dei tassi di mortalità più alti al mondo, è sorto un rivoluzionario centro dove le madri e i loro bambini ricevono cure. È il centro di maternità di Emergency ad Anabah, che ha compiuto 15 anni.

di Caterina Levagnini, ufficio comunicazione Emergency

Quando nel 1999 abbiamo raggiunto la Valle del Panjshir, in Afghanistan, per la prima volta, ci siamo trovati di fronte un’enclave a cui si aveva accesso solo utilizzando un eliporto militare. Non c’erano strade, a eccezione dell’unica sterrata che costeggia il fiume; non c’era elettricità, né infrastrutture, né sistema fognario. Rottami di carri armati, autoblindo, cannoni, relitti delle battaglie sostenute dal comandante Massoud contro l’esercito di invasione dell’allora Unione sovietica, erano disseminati ovunque. Ai disastri della storia “vecchia” della Valle, si aggiungevano poi le sciagure della storia più recente: una nuova offensiva dei Talebani aveva provocato un massiccio afflusso di profughi. E in un mese, la popolazione era più che raddoppiata.

Valle del panjshir, Afghanistan
Nel 1999 la Valle del Panjshir era un’enclave raggiungibile solo usando un eliporto militare. Non c’erano strade, tranne un’unica sterrata che costeggiava il fiume © Carlotta Mariucci/Emergency

Nell’Afghanistan rurale mancavano ospedali

Quando siamo arrivati, era evidente che nella Valle mancava qualcosa. Mancava un ospedale. Allora abbiamo individuato l’edificio di una ex scuola militare e, dopo pochi mesi, il primo centro chirurgico di Emergency nel Paese apriva le porte alla popolazione. Ed è proprio da qui, nella Valle del Panjshir, che è iniziato tutto. Tutto quello che Emergency è riuscita a costruire in Afghanistan in questi anni. Da quel momento l’organizzazione ha ampliato le proprie attività per rispondere sempre di più ai bisogni della popolazione afgana: sono stati aperti oltre 40 posti di primo soccorso, che stabilizzano e riferiscono i pazienti agli ospedali e che oggi sono dislocati su tutto il territorio afgano; nel 2001 è stato aperto il secondo centro chirurgico per vittime di guerra e, nel 2003, il terzo ospedale per vittime di guerra, a Lashkar-gah, nella provincia di Helmand.

Centro di maternità Emergency, Panjshir Valley, Afghanistan
Nel 2003 Emergency decide di aprire un centro di maternità per le donne afgane nella Valle del Panjshir © Carlotta Mariucci/Emergency

Il 2003 è stato un anno importante per Emergency. Se da un lato il numero di vittime a causa della guerra richiedeva uno sforzo sempre più grande, dall’altro c’erano – e ci sono – altri bisogni della popolazione che necessitavano di una risposta immediata. Le donne afgane avevano bisogno di ricevere cure. Le madri afgane avevano bisogno di essere assistite durante la gravidanza, il parto e nella cura dei neonati.

Un centro per le donne, fatto da donne

I tassi di mortalità materna e infantile del Paese erano tra i più alti al mondo: ogni anno 16mila donne morivano per cause legate alla gravidanza e circa 1 bambino su 4 non raggiungeva i cinque anni di età. Per queste ragioni, Emergency ha deciso di aprire un centro di maternità nella Valle, dove i bisogni della popolazione femminile erano ancora più acuti. L’obiettivo è stato chiaro fin da subito: aprire un centro per le donne, fatto da donne.

È stato proprio per questo che, all’inizio, si sono scatenate reazioni di sconcerto: “Voi siete pazzi. Aprire un centro di maternità nell’Afghanistan rurale, in cui lavorano internazionali e donne afgane insieme. È una follia”. E invece la storia ha dimostrato il contrario. Se all’inizio le donne afgane e le loro famiglie erano scettiche a venire nel nostro ospedale per farsi curare o addirittura per lavorare, oggi, dopo quindici anni, possiamo dire di aver compiuto quello che per tanti sembrava un miracolo.

Le storie dalla Valle del Panjshir, la valle delle donne

Ho incontrato alcune di queste donne poco tempo fa e ognuna di loro mi ha fatto credere e convincere davvero che il lavoro di Emergency nella Valle è stato straordinario. Ho incontrato A., assistente sanitaria. Mi racconta di quando un giorno, suo fratello, l’ha ferita con un coltello alla mano per impedirle di lavorare. Lui e gli abitanti del suo villaggio erano assolutamente contrari all’idea che lei potesse lavorare fuori casa. A. non ha desistito. Ha continuato a venire al lavoro, convincendo la sua famiglia e tutti quelli che le si mettevano contro, che quel lavoro lei non lo avrebbe abbandonato. Sorride mentre mi racconta la sua storia. Oggi, nel villaggio in cui vive tutti le chiedono consigli sanitari e tante ragazze stanno seguendo il suo esempio.

Centro di maternità Emergency, Panjshir Valley, Afghanistan
L’Afghanistan ha uno dei tassi di mortalità materna e infantile più alti al mondo © Carlotta Mariucci/Emergency

Il volto di S., invece, credo mi rimarrà impresso per molto tempo. S. è una delle pazienti ricoverate al centro di maternità. È ipertesa, obesa, diabetica ed è al termine di una gravidanza gemellare complicata. Ha degli occhi neri, profondi, e uno sguardo intenso come tante donne afgane. Quando la incontro la prima volta, Angela, une delle nostre ginecologhe internazionali, mi descrive preoccupata la situazione della paziente: “La salute della donna è critica e anche i due gemellini rischiano. Sono indecisa se farle il cesareo”.

In Afghanistan ogni donna ha in media 5-6 figli e per questo il taglio cesareo, seppure stia diventando una pratica sempre più comune in tanti ospedali del Paese, può essere pericoloso per le gravidanze future e per la salute delle mamme. La mattina dopo, durante il giro delle visite mattutino, rivedo S. Accanto a lei c’è una culla con dentro due splendidi maschietti. La barriera linguistica mi impedisce di dirle tutto quello che vorrei, ma entrambe ci guardiamo e sorridiamo. “Tashakor”, “Grazie”, sussurra in farsi. Accanto a me c’è anche Angela. È radiosa. Chiede alla donna se può prendere in braccio uno dei due gemelli e lei annuisce. “È andato tutto bene”, mi dice guardando quel fagotto che ha tra le braccia.

Centro di maternità Emergency, Panjshir Valley, Afghanistan
All’inizio, le donne afgane e le loro famiglie erano scettiche a venire nel centro di maternità di Anabah per farsi curare o addirittura per lavorare. Ma la storia ha dimostrato il contrario © Carlotta Mariucci/Emergency

Di storie come loro ce ne sono tante nel centro di maternità che Emergency gestisce da 15 anni. Storie di successo. Belle da ascoltare e da raccontare. Lì, nel Paese in cui il ruolo della donna è pieno di contraddizioni e dove tante domande che a chi vive una cultura diversa viene naturale porre, ma le cui risposte hanno bisogno di tempo, di riflessione. E di ascolto prima di tutto, perché solo questo ci può dare l’opportunità di metterci nei panni di qualcun’altro.

Leggi anche: Le donne afgane che sfidano la tradizione in sella a una bicicletta

Un altro mondo, anche in Afghanistan, è possibile

Un altro degli aspetti principali di questo centro è poi il lavoro continuo, fianco a fianco, dello staff nazionale e internazionale. Giorno e notte le radio registrano decine di chiamate. “Falcon 33, please come to delivery”, “Falcon 21, babies with convulsions in Nicu, please come”, “Falcon 25, urgent c-section in Ot, please come”. E dall’altra parte c’è sempre qualcuno che risponde “Ok, I’m coming”. Ecco perché senza questo lavoro di squadra non saremmo mai arrivati dove siamo oggi.

Valle del Panjshir, Afghanistan
Esplosioni, combattimenti, attacchi suicida sono lontani e nella Valle del Panjshir spesso si ha la sensazione di essere in un altro Paese, di essere protetti da quelle montagne © Carlotta Mariucci/Emergency

Esplosioni, combattimenti, attacchi suicida sono lontani e nella Valle del Panjshir spesso si ha la sensazione di essere in un altro Paese. Si ha come la sensazione di essere protetti da quelle montagne. È assurdo pensarlo, ma in quella Valle sembra quasi regnare la pace, sembra quasi farci intravedere come un altro mondo sia possibile.

Il centro di maternità di Emergency oggi assiste oltre 700 parti al mese, più di 20 al giorno. Le donne afgane che lavorano con noi come ostetriche, infermiere, ginecologhe e come personale ausiliario sono più di 100. E l’ospedale è stato riconosciuto dal Ministero della sanità locale come centro ufficiale di formazione. Forse, un altro mondo è davvero possibile: un centro di maternità per le donne, fatto da donne, in Afghanistan.

Articoli correlati
Un terremoto nel terremoto

Emergency continua a offrire supporto psicologico e assistenza infermieristica alla popolazione del centro Italia colpita dal sisma nel 2016, dove oggi il restare a casa diventa qualcosa di estremamente complesso.