In numerose regioni del mondo la siccità sta provocando fughe di massa, rischio di incendi, allarmi per l’approvvigionamento idrico.
Il costante aumento delle temperature sta modificando lo stile di vita degli Yupik, riducendo le fonti alimentari, e sta anche influenzando la loro lingua e la loro cultura.
Gli Yupik sono una popolazione indigena dell’Alaska occidentale, una delle 229 tribù native del Paese, che vive ancora in prevalenza in maniera tradizionale, sostentandosi cacciando foche e pescando salmoni. Gli Yupik hanno decine di parole per riferirsi al ghiaccio e alle sue variazioni, il che non è sorprendente considerato il ruolo cruciale che questo svolge nella caccia e nel trasporto. Ad esempio la parola “nuyileq” significa “ghiaccio rotto che comincia a espandersi, pericoloso camminarci sopra”.
Recentemente però alcuni ricercatori hanno notato che alcune di queste parole stanno diventando obsolete e sempre meno utilizzate. Questo fenomeno è probabilmente legato all’inusuale aumento delle temperature nella regione artica. Sembra che queste parole, utilizzate per migliaia di anni, si stiano letteralmente sciogliendo, proprio come il ghiaccio cui si riferiscono che si sta fondendo a causa dei cambiamenti climatici.
La sopravvivenza stessa degli Yupik è in pericolo, i loro villaggi sorgono infatti lungo le coste dell’Alaska ma la fusione dei ghiacci, l’erosione costiera e l’innalzamento del livello del mare li stanno costringendo a spostarsi altrove, come già accaduto a una comunità Iñupiat. In Alaska ci sono oltre trenta cittadine e villaggi a rischio. Si stima che le onde erodano circa sei metri di costa ogni anno, mentre l’aumento delle temperature accelera lo scioglimento dei ghiacci.
Nell’Artico l’estensione del ghiaccio marino nel mese di novembre è crollata al minimo storico. La temperatura media della regione nel 2016 è stata di 3,5 gradi centigradi più calda rispetto ad un secolo fa. Questi squilibri climatici hanno un notevole impatto sugli Yupik che basano la propria sussistenza sull’affidabilità dei ritmi naturali.
“Siamo dipendenti dalle condizioni del ghiaccio marino, è parte integrante della nostra vita e della nostra cultura. Le possibilità di cacciare foche e trichechi continuano a ridursi – ha affermato Vera Metcalf, direttore della Eskimo Walrus Commission, organizzazione che rappresenta 19 comunità indigene che sorgono lungo la costa occidentale dell’Alaska. – Le comunità sono preoccupate per questo perché l’insicurezza alimentare è qualcosa che ora siamo costretti a dover affrontare ogni singolo giorno”.
L’Artico si sta riscaldando al doppio della velocità del resto del mondo e diversi indizi rivelano che l’aumento della temperatura sta subendo un’accelerazione, secondo Jeremy Mathis, direttore del Programma Artico del National Oceanic and Atmospheric Administration. “Per le persone che vivono nella regione artica non vi è alcun dubbio che il loro ambiente stia cambiando – ha dichiarato Mathis. – Stiamo assistendo a una profonda destabilizzazione dell’ambiente artico. Il ghiaccio si sta sciogliendo sempre prima per poi tornare sempre più tardi. Per le persone che vivono qui questo ha un grande impatto sulla loro sicurezza alimentare e sul loro stile di vita”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
In numerose regioni del mondo la siccità sta provocando fughe di massa, rischio di incendi, allarmi per l’approvvigionamento idrico.
Al via il summit sul clima a Santa Marta, in Colombia: la risposta dei “volenterosi” ai negoziati delle Cop. Ma senza Usa e Cina è dura.
Dal 24 al 29 aprile, la Colombia ospita la prima Conferenza internazionale della società civile per l’abbandono dei combustibili fossili: l’Italia c’è.
Il super-tifone Sinlaku è considerato dagli esperti un evento rarissimo per questo periodo dell’anno. In questo momento lambisce le Marianne.
La temperatura media globale delle superfici degli oceani, il 31 marzo scorso, ha raggiunto un valore prossimo al record stabilito nel 2024.
Uno studio spiega che l’aumento della mortalità per le ondate di caldo, nel 2050, sarà nettamente più marcato nei paesi poveri della Terra.
Come accaduto lo scorso anno, anche nel 2026 l’estensione invernale della calotta glaciale artica è nettamente inferiore al periodo 1981-2010.
Il rapporto annuale dell’Organizzazione meteorologica mondiale traccia un quadro inquietante sullo stato del clima della Terra.
Uno studio dell’Istituto Potsdam rivela che nell’ultimo decennio il riscaldamento globale ha subito una netta accelerazione, a +0,35 gradi centigradi.


