I pesci muoiono di fame con lo stomaco pieno (di plastica). Ma le soluzioni esistono
Tania Pelamatti, biologa marina, spiega qual è l’impatto dei rifiuti plastici negli oceani. Ridurre l’inquinamento si può, anche grazie alla tecnologia.
Tania Pelamatti, biologa marina, spiega qual è l’impatto dei rifiuti plastici negli oceani. Ridurre l’inquinamento si può, anche grazie alla tecnologia.
Più di 45 milioni di persone vivono nelle zone degli Stati Uniti in cui è confermata una grave allerta meteo, con il rischio di tornado e allagamenti.
Gli scavi della Tav Torino-Lione causano uno spreco d’acqua equivalente al fabbisogno di 40mila persone. Ma il danno potrebbe essere perfino sottostimato.
Le microplastiche sono arrivate anche nella neve marina, l’insieme di particelle biancastre che fluttuano in profondità fino a depositarsi sui fondali.
Nel mondo le città con aria salubre non esistono più. La concentrazione di agenti inquinanti è oltre i limiti per il 99 per cento della popolazione urbana.
L’ultimo capitolo della trilogia del clima scritta dall’Ipcc ci dà ancora 3 anni di tempo per salvarci, poi saremo fossili.
Le foreste gestite dai popoli indigeni sono serbatoi naturali di CO2 di cui non possiamo fare a meno, se vogliamo arginare la crisi climatica.
Il riscaldamento globale sta rendendo i ghiacciai della Nuova Zelanda sempre più “piccoli e scheletrici” secondo gli ultimi dati scientifici.
Nel Madagascar flagellato dalla siccità, centinaia di volontari si sono messi di buona lena a piantare alberi. Stabilizzando ben 36mila ettari di dune.
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