Amianto, ancora troppe vittime in Italia. Il parlamento vuole intervenire sui processi

A 24 anni dalla messa al bando dell’amianto, in Italia la situazione è ancora insostenibile nonostante gli sforzi della politica.

In Italia l’esposizione all’amianto continua a mietere ogni anno in media 1.200 morti per mesotelioma maligno e altrettanti per tumori correlati, e questo nonostante nel nostro paese l’utilizzo sia stato messo al bando ormai da 24 anni. Tuttora una vera e propria emergenza, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità dovuta a due fattori: da una parte, il lungo periodo di incubazione del tipo di tumore legato all’amianto, dai 20 a 40 anni, che fa ipotizzare agli studiosi un picco dei casi solo nel 2020. Dall’altra il fatto che dopo la messa al bando dell’amianto non tutte le regioni hanno ancora censito i siti per le necessarie bonifiche e secondo le stime del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) in Italia ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto su 75mila ettari di territorio, per un totale di 38mila siti presenti.

 

Gli sforzi della politica contro l’amianto

Dal punto di vista politico, negli ultimi anni qualcosa è stato fatto: si sono susseguiti provvedimenti sulla Terra dei fuochi, sull’Ilva e il decreto legge sugli ecoreati, che ha introdotto la fattispecie di reato di disastro ambientale.  Ma in occasione della Giornata mondiale per le vittime dell’amianto del 28 aprile sono state illustrate in parlamento alcune iniziative laterali, volte soprattutto ad agevolare l’accesso alle cause giudiziarie, spesso lunghissime e dispendiose, intentate dalle vittime o dai loro familiari. Prima fra tutte la possibilità che le spese legali siano sostenute direttamente dallo Stato, come prevede anche un ddl già presentato in Senato.

I processi insostenibili

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Il processo Eternit è stato uno dei più rilevanti in Italia negli ultimi anni © Valerio Pennicino/Getty Images

 

“Sostenere il costo della prova civile contro grandi colossi è una vera sperequazione delle forze e limitarsi a costituirsi parte civile anziché intentare una causa non basta, soprattutto quando l’azienda non esiste più e c’è impossibilità oggettiva di corrispondere il risarcimento”, ha detto il ministro della Giustizia ed ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Senza contare che spesso questi processi sfociano nella prescrizione. Ma al vaglio ci sono anche la possibilità di accedere al fondo per le vittime che non abbiano potute ottenere un giusto indennizzo nel processo la semplificazione dell’accesso alla prova, che eviterebbe di dover dimostrare ogni volta daccapo il nesso causale tra esposizione all’amianto e successiva morte “affinché si eviti – aggiunge Orlando – la reiterazione delle medesime questioni scientifiche, che si produce solo in perizie fotocopia”.

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