Expo 2015

Anche in Italia si mangiavano insetti

Scorpioni, cavallette, larve, formiche, termiti… In molti Paesi del mondo si mangiano insetti, e in passato si faceva anche in Italia.

L’entomofagia, regime dietetico che consiste nel nutrirsi di insetti, è una pratica che gli occidentali guardano con disgusto. Non è così per buona parte del resto del mondo, dal Messico al Giappone all’Australia , dove da sempre gli insetti non rappresentano un tabù alimentare, ma gustose fonti proteiche alternative alla carne. 

 

Secondo Maurizio Paoletti dell’Università di Padova, uno dei relatori della prima conferenza internazionale sul tema che apre oggi a Wageningen, in Olanda, anche in Italia, fino a non molto tempo fa, si mangiavano insetti e sarebbe il momento di riprendere questa pratica per un utilizzo più appropriato delle risorse.

 

”Ci sono vari esempi di popolazioni che mangiavano insetti o parti di insetti, ad esempio in Cadore o in Carnia”, spiega Paoletti. “Nel nostro paese ci sarebbe spazio per un ritorno a questa pratica. Non si può ovviamente iniziare a mangiare solo insetti, ma questo tipo di alimento potrebbe dare un buon apporto con delle risorse più sostenibili degli alimenti tradizionali”.

 

insetti

 

In uno dei suoi articoli pubblicato su Contribution to Natural History, Paoletti afferma che nella dieta tradizionale del Friuli occidentale oltre a 156 piante selvatiche c’erano bombi, lepidotteri e parti di cavallette. In totale nel mondo sono 1900 le specie che si possono mangiare e un centinaio di paesi nel mondo (2 miliardi di persone circa), prevalentemente in Africa, Asia e America Centrale, portano in tavola abitualmente grilli, larve varie, formiche.

 

La Fao, agenzia dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione, già nel 2008 raccomandava di aumentare la quota proteica assunta dal consumo di insetti al posto della carne, per motivazioni economiche ed ecologiche. Lombrichi, falene, grilli e cavallette sono infatti considerati un’eccellente risorsa contro la fame nel mondo e alleati preziosi contro il riscaldamento globale, perché non richiedono lo sfruttamento di terreni agricoli e una diffusione planetaria del loro consumo porterebbe a una diminuzione degli allevamenti di bestiame.

 

”C’è sempre più interesse in Europa, e anche chef rinomati partecipano alle iniziative di promozione cucinando insetti”, sottolinea Paoletti. “C’è però un problema di legislazione, perché al momento non sono riconosciuti come alimenti tranne in alcuni paesi, come il Belgio. La conferenza serve anche a sottolineare questo problema”.

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